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La spesa complessiva a carico delle casse statali non è stata resa nota ufficialmente. Secondo quanto ha calcolato Domani sulla base di documenti pubblici, i contratti direttamente legati all’organizzazione del G7 targato Giorgia Meloni valgono almeno 50 milioni. Più di metà di questa somma, circa 28 milioni, è stata assorbita dall’organizzazione degli eventi.

Oltre a quello pugliese, anche gli altri 20 incontri istituzionali gestiti dalla presidenza italiana, per esempio i G7 degli Esteri a Capri, dell’Ambiente a Torino, della Giustizia (Venezia) e delle Finanze (Stresa), che si sono già svolti tra aprile e maggio. La gara indetta dalla Consip ha visto scendere in campo una pattuglia di soliti noti, aziende che vantano una lunga consuetudine con la pubblica amministrazione.

È il caso di Pomilio Blumm, sede a Pescara, che ha per clienti, tra gli altri, l’Agenzia delle Entrate, l’Istat, l’Inail e nel 2021 ha siglato un ricco contratto con l’Ice (39 milioni di euro) per una campagna a favore del Made in Italy. All’azienda abruzzese, che fa capo alla famiglia Pomilio, è stato assegnata la fetta più importante di un lotto che vale in totale 13 milioni, per la «progettazione, organizzazione, allestimento e gestione chiavi in mano» del vertice di Borgo Egnazia e degli altri eventi legati al G7. Un altro appalto, per 11 milioni complessivi, è andato al raggruppamento di imprese guidato da Triumph Italy, marchio ben conosciuto nei palazzi governativi e delle aziende di Stato.

La società romana gestita e controllata da Maria Criscuolo ha lavorato anche per il G20 del 2021, ai tempi di Mario Draghi, quando un appalto per organizzare il vertice era stato assegnato anche a Pomilio Blumm.

Fin qui i contratti milionari, ma gli eventi del G7 hanno garantito incarichi a pioggia per decine di piccole imprese. Per il solo servizio di “registrazione, accreditamento e controllo accessi” è stato assegnato un appalto da 900mila euro alla società romana After.

A Brindisi, invece, la Marina Militare ha stanziato 109mila euro per il “ripristino della facciata del Castello Svevo. I lavori sono stati affidati a un’azienda di Monopoli, la Engineering Planning construction.

Per buona parte degli appalti il governo ha scelto la strada della procedura negoziata senza pubblicazione di un bando o, in alternativa, l’affidamento diretto. Questo è quanto prevede, per esempio, il decreto legge varato a inizio anno che riguarda gli interventi infrastrutturali, quelli sulle strade, in primo luogo. La spesa prevista supera di poco i 18 milioni di euro e riguarda non solo l’area di Borgo Egnazia, ma anche le altre località scelte per ospitare i vertici tra ministri del G7.

Il decreto è stato approvato a marzo e come spesso accade in Italia prevede anche la nomina di un commissario ad hoc con un compenso di 50mila euro. La scelta è caduta su un dirigente dell’Anas, Fulvio Maria Soccodato, già subcommissario per la ricostruzione dopo il terremoto del 2016 nell’Italia centrale. Strada facendo, il parlamento ha aggiunto al testo del decreto un comma supplementare che in qualche modo riguarda la vicenda della nave albergo per le forze dell’ordine. Il testo licenziato dalle camere allarga infatti anche al Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell’Interno la possibilità di affidare lavori senza gara. E qui si arriva alla “Goddess of the night” (Dea della notte).

Secondo quanto risulta a Domani, i contratti intitolati “Noleggio nave per evento G7 2024” sono due, per un valore complessivo di 6,2 milioni. Il primo vale 5,4 milioni, l’altro 800mila euro. La “Goddess of the night”, già Mykonos Magic e prima ancora Costa Magica, sarebbe di proprietà della società cipriota Acheon Akti e batte bandiera delle Bermuda, uno schema classico per risparmiare sulle tasse.

La controparte del contratto è la società Magic Mykonos Inc, probabilmente una società off shore che fa capo all’armatore cipriota. Alla Mykonos è stata a suo tempo richiesta una cauzione con polizza fideiussoria di 630.000 euro, di cui ora verrà certamente richiesta l’escussione. A fine maggio la nave era in un cantiere in Turchia, dopo aver trascorso all’àncora gran parte degli ultimi due anni, di fatto in disarmo.

Il Viminale ha ricevuto garanzie sui lavori effettuati per rimettere in sesto l’ex nave da crociera. Garanzie che alla prova dei fatti si sono rivelate insufficienti. I 6,2 milioni pattuiti, affermano fonti governative, non erano ancora stati versati. E ora il ministero è pronto ad avviare una causa per il risarcimento dei danni subiti.

 

Vittorio Malagutti – editorialedomani.it)

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