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Netanyahu scioglie il gabinetto di guerra dopo l’uscita di Gantz. L’annuncio dell’esercito israeliano di istituire una “pausa tattica” di 11 ore al giorno nel sud della Striscia di Gaza per facilitare la consegna di aiuti umanitari ha scatenato uno scontro durissimo con il governo. Ma le bombe su Gaza continuano a cadere senza sosta.

Israele contro tutti

ANBAMED*

La confusione al vertice israeliano sta toccando livelli inauditi.

Netanyahu attacca i vertici dell’esercito per la decisione di annunciare una “tregua tattica” nel sud della Striscia di Gaza; Bin Gvir attacca Gallant per la mancata invasione del Libano; la Corte suprema blocca l’inchiesta giudiziaria sul fallimento dei servizi militari nel prevedere e prevenire l’attacco di Hamas del 7 ottobre; Il Likud attacca Gantz e lo accusa di accettare la creazione di uno Stato palestinese a fianco di Israele;
Il partito Campo di Stato di Gantz risponde attaccando Netanyahu accusandolo di disfattismo per la mancata operazione contro il Libano.

E le piazze sono piene di manifestanti che protestano contro il governo che non decide a completare la trattativa per il rilascio degli ostaggi.
Decine di migliaia di persone hanno sfilato a Tel Aviv per chiedere le dimissioni di Netanyahu e elezioni in autunno.
L’uscita di Gantz dal Consiglio di guerra ha accresciuto l’isolamenti di Netanyahu, prigioniero degli estremisti del “Sionismo religioso”.

Questo stato di cose è sottolineato dal fatto che 120 paesi del mondo hanno dichiarato che applicheranno l’eventuale ordine di cattura internazionale della Corte Penale Internazionale, cioè l’arresto del premier responsabile di crimini di guerra.

L’empasse israeliana è descritta da un articolo di analisi di Brian Blum apparso sul Jerusalem Post di ieri dal titolo significativo: “Saudi Arabia may be Israel’s only lifeline out of the war” (L’Arabia Saudita potrebbe essere l’unica ancora di salvezza per Israele fuori dalla guerra).

Corte Penale Internazionale

Secondo il canale 13 della tv Israeliana, la CPI potrebbe completare la discussione sul caso Netanyahu, Gallant, Halevi e Sinwar entro pochi giorni, 10 al massimo.

L’emittente israeliana aggiunge che il premier è molto preoccupato e ne ha discusso in diverse riunioni governative e con esperti legali.

“Esperti legali di alto livello presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale e il ministero degli esteri stanno attualmente discutendo il caso della CPI”.

Tra i provvedimenti suggeriti vi sono quelli di alleggerire la pressione sul blocco degli aiuti a Gaza e l’ammissione di realizzare ospedali da campo.

Direttive impartite all’esercito, ma quando i generali sul campo hanno dichiarato la “tregua tattica”, lo stesso Netanyahu si è scagliato contro. Servirebbe la camicia di forza!

. L’annuncio dell’esercito israeliano di istituire una “pausa tattica” di 11 ore al giorno nel sud della Striscia di Gaza per facilitare la consegna di aiuti umanitari ha scatenato uno scontro durissimo con il governo. Ma le bombe su Gaza continuano a cadere senza sosta.

Israele contro tutti

ANBAMED*

La confusione al vertice israeliano sta toccando livelli inauditi.

Netanyahu attacca i vertici dell’esercito per la decisione di annunciare una “tregua tattica” nel sud della Striscia di Gaza; Bin Gvir attacca Gallant per la mancata invasione del Libano; la Corte suprema blocca l’inchiesta giudiziaria sul fallimento dei servizi militari nel prevedere e prevenire l’attacco di Hamas del 7 ottobre; Il Likud attacca Gantz e lo accusa di accettare la creazione di uno Stato palestinese a fianco di Israele;
Il partito Campo di Stato di Gantz risponde attaccando Netanyahu accusandolo di disfattismo per la mancata operazione contro il Libano.

E le piazze sono piene di manifestanti che protestano contro il governo che non decide a completare la trattativa per il rilascio degli ostaggi.
Decine di migliaia di persone hanno sfilato a Tel Aviv per chiedere le dimissioni di Netanyahu e elezioni in autunno.
L’uscita di Gantz dal Consiglio di guerra ha accresciuto l’isolamenti di Netanyahu, prigioniero degli estremisti del “Sionismo religioso”.

Questo stato di cose è sottolineato dal fatto che 120 paesi del mondo hanno dichiarato che applicheranno l’eventuale ordine di cattura internazionale della Corte Penale Internazionale, cioè l’arresto del premier responsabile di crimini di guerra.

L’empasse israeliana è descritta da un articolo di analisi di Brian Blum apparso sul Jerusalem Post di ieri dal titolo significativo: “Saudi Arabia may be Israel’s only lifeline out of the war” (L’Arabia Saudita potrebbe essere l’unica ancora di salvezza per Israele fuori dalla guerra).

Corte Penale Internazionale

Secondo il canale 13 della tv Israeliana, la CPI potrebbe completare la discussione sul caso Netanyahu, Gallant, Halevi e Sinwar entro pochi giorni, 10 al massimo.

L’emittente israeliana aggiunge che il premier è molto preoccupato e ne ha discusso in diverse riunioni governative e con esperti legali.

“Esperti legali di alto livello presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale e il ministero degli esteri stanno attualmente discutendo il caso della CPI”.

Tra i provvedimenti suggeriti vi sono quelli di alleggerire la pressione sul blocco degli aiuti a Gaza e l’ammissione di realizzare ospedali da campo.

Direttive impartite all’esercito, ma quando i generali sul campo hanno dichiarato la “tregua tattica”, lo stesso Netanyahu si è scagliato contro. Servirebbe la camicia di forza!

Sorgente: Israele contro tutti. Anche contro se stessa – Kulturjam


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