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«Nessun sondaggio aveva previsto un risultato del genere per il Pd alle europee. Schlein ha fatto una grande e appassionata campagna. Parlare di temi che realmente toccano la vita delle persone aiuta a fare chiarezza tra dirigenti, gli elettori e i potenziali elettori interessati al progetto che si sta costruendo: una sinistra contemporanea e seria»

Interviste – di Umberto De Giovannangeli 21 Giugno 2024

Chiara Gribaudo, parlamentare, Vicepresidente del Partito democratico: si era detto che le elezioni europee sarebbero state una “prova del nove” per Elly Schlein. Promossa a pieni voti?
Direi di sì. Nessun sondaggio aveva previsto un risultato del genere. Molti opinionisti, molti giornali e forse anche dentro al partito democratico qualcuno prevedeva un risultato più modesto. Invece, ancora una volta, per usare una metafora proprio di Elly Schlein “non ci hanno visto arrivare”. Devo dire che la Segretaria ha fatto una grande, faticosa, impegnativa ed appassionata campagna elettorale. Soprattutto e finalmente la segretaria ha portato avanti con convinzione proposte che arrivavano da lontano come il salario minimo che però il Pd non ha mai rivendicato con forza. Parlare di temi che realmente toccano la vita delle persone come i salari bassi, l’accesso alla sanità sempre più difficile, la necessità di coniugare un nuovo modello economico mettendo al centro la questione ambientale e pure lo sforzo di parlare con equilibrio e fermezza sui due conflitti più vicini a noi, mi sembra insomma che tutto questo aiuti a far chiarezza nel corpo dirigente e tra gli elettori del Pd, e i potenziali elettori, interessati al progetto che si sta costruendo: una sinistra contemporanea e seria. C’è stato anche un maggiore impegno nella campagna elettorale tornando a contatto diretto con le persone, organizzando incontri sui territori, facendo comizi nelle piazze.
Se ne sono accorti i nostri elettori ma anche quelli che da tempo non ci votavano più.

Alla crescita del Partito democratico e all’inaspettato risultato della sinistra-sinistra di Avs, fa da contraltare il flop del Movimento 5Stelle di Conte. Una crisi irreversibile?
Il Movimento 5 Stelle, lo dico con assoluto rispetto, ha avuto un risultato piuttosto deludente e immagino che questo porterà a una discussione interna al movimento stesso per capirne le ragioni e affrontare il risultato. Noi guarderemo con attenzione a quel dibattito per l’interesse che nutriamo nel costruire una coalizione di centrosinistra solida, orientata all’innovazione sociale, ambientale, energetica e digitale da proporre ai cittadini. Ma naturalmente guardo anche al risultato di Stati Uniti d’Europa e di Azione, abbondantemente sotto le aspettative. In questo caso credo che la questione non riguardi tanto l’occupazione di uno spazio politico – il centro – che ha una capienza comunque limitata quanto all’indefinitezza della strategia generale. Italia Viva e soprattutto Azione devono decidere se contribuire con le loro idee e le loro politiche a costruire un nuovo centrosinistra oppure fare da stampella esterna al governo di Giorgia Meloni. Mi faccia chiudere dicendo che l’altro giorno in Piazza Santi Apostoli alla manifestazione contro le riforme costituzionali del Governo Meloni l’urlo più forte che si alzava dal pubblico era “unità, unità”. Dovremmo rifletterci tutti.

Sul fronte opposto, c’è il successo personale prim’ancora che di partito di Giorgia Meloni e il ridimensionamento della Lega di Salvini.
Fa bene a dire successo personale di Meloni più che del partito perché Fratelli d’Italia ha perso più di seicentomila voti rispetto alle elezioni politiche. Quel che mi appare evidente è che i cittadini, più ancora che i partiti e le loro leader, hanno votato compiendo una scelta molto polarizzante. Hanno offerto, nel mercato politico, due opzioni molto orientate e definite. Per quel che riguarda la Lega io non ho capito l’analisi che ne ha fatto Salvini. Devo dire che non è la prima volta che non riesco a capire Salvini. Però quel che vedo io è un risultato molto striminzito, un partito schiacciato sulle posizioni estremiste ed oscurantiste di Vannacci ed una base, ma anche una classe dirigente, in grande fermento. Posso capire perché Bossi, quello che diceva “la Lega non andrà mai con i fascisti perché discendiamo dai partigiani”, abbia deciso di non votare il partito che ha fondato. Però anche in questo caso osservo con attenzione.

Le elezioni europee hanno registrato il più alto tasso di astensione nella storia repubblicana. Non è un campanello d’allarme, se non una campana a morto, per il nostro sistema democratico?
Il dato è evidentemente molto preoccupante. Quel che ho capito dalla lettura delle analisi è che l’astensione si concentra su quei partiti che hanno avuto un risultato particolarmente negativo come il Movimento 5 Stelle, la Lega ma anche i partiti di centro. Ma lo sforzo e l’impegno per portare nuovamente le cittadine e i cittadini a votare deve essere unitario di tutti i partiti e deve cominciare dal tornare a creare un sentimento generale di fiducia nei confronti della politica.

Francia, Germania, Austria, Belgio… Un vento di destra imperversa in Europa. Come arginarlo?
Con ancora più politiche sociali, con regole fiscali ed economiche più condivise, maggior attenzione ai bisogni dei cittadini, al senso di insicurezza soprattutto delle giovani generazioni, idee forti e chiare. Politiche europee rivolte all’innovazione ma evitando in ogni modo anche il solo sospetto che queste innovazioni abbiano delle ricadute negative sulle condizioni di vita delle persone.

Si è votato anche in Piemonte, regione a lei molto cara. Le polemiche sulle candidature e le divisioni nel campo del centrosinistra hanno agevolato la rielezione di Alberto Cirio. Il “tafazzismo” sotto la Mole Antonelliana?
Un tafazzismo che molti di noi volevano evitare perché, come dimostra il dato, se si superavano le divisioni soprattutto sulla città di Torino, si poteva vincere. Purtroppo, prima ancora che tafazzismo, ci sono ruggini, personalismi e gestione delle questioni politiche come fossero questioni personali o peggio ancora, guardando i sondaggi e non facendo ciò che serve se si fa politica, farla! Per questo, nonostante la sconfitta della candidata alla presidenza, il Pd, come partito, ha ottenuto un buon risultato, e questo perché noi abbiamo provato fino alla fine a costruire una coalizione più ampia, ma chi per opportunismo – penso al centrismo calendiano che ha sostenuto con candidature sue una lista civica in appoggio a Cirio- chi, i 5Stelle, per note vicende amministrative di Torino, ha impedito una coalizione larga. Bastava poco ma bisognava crederci e lavorarci a testa bassa. Occasione sprecata.

Cosa dice alla politica la tragica morte di Satnam Singh, il lavoratore indiano scaricato davanti a casa a Latina dopo aver perso un braccio nei campi. “Il vostro non è un Paese buono”, ha gridato disperata Sony, la moglie.
La politica è investita in pieno da questo episodio di una gravità inaudita. A livello personale siamo, sono, naturalmente colpiti da un moto di amarezza, tristezza, pietà per la vittima e vicinanza alla famiglia. Ma politicamente come dicevo dobbiamo non solo interrogarci ma trovare immediatamente delle risposte. Anzitutto quel che è evidente, e che sappiamo bene da anni, è che non ci troviamo di fronte a una somma di casi isolati ma ad un vero e proprio sistema economico che pone le sue basi sullo sfruttamento di donne e uomini immigrati, tenuti volontariamente irregolari e sottoposti a un tipo di vita e lavoro che non possiamo non paragonare alla schiavitù. Per questo come Partito democratico abbiamo immediatamente depositato una interrogazione in cui chiediamo, anche a fronte dell’importante ma non sufficiente lavoro delle forze dell’ordine nell’indagare e scovare colpevoli, come intende il governo intervenire nell’Agropontino ma anche nel resto del Paese, per porre termine a queste forme di sfruttamento e caporalato. E sabato (domani per chi legge) come Pd parteciperemo alla manifestazione a Latina. Sono preoccupata perché, come dicevo non si tratta di fenomeno isolati ma spesso, nell’agricoltura e non solo, veri e propri sistemi organizzati da una parte degli imprenditori con talora coperture politiche e sospetti di corruzione anche negli organi di controllo. Non lo dico io, lo dicono le indagini. C’è un’ultima evidenza che dobbiamo affrontare sia come politica ma vorrei dire anche come mondo della produzione: ci sono interi settori produttivi che in Italia vanno avanti grazie al lavoro degli immigrati. Qui si pone il tema della regolarizzazione e della cittadinanza. O decidiamo che queste lavoratrici e lavoratori sono cittadini che contribuiscono alla nostra economia, spesso anche nei settori delle nostre eccellenze produttive, e diamo loro tutti i diritti di cui dovrebbero godere oppure decidiamo che continuiamo a tenere la testa sotto la sabbia e a sopportare uno stato che accetta questa nuova forma di schiavitù.

Sorgente: Intervista a Chiara Gribaudo: “La morte di Satnam ci dice che in Italia c’è la schiavitù”


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