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Nuovo avviso di conclusione delle indagini, dopo quello di 10 giorni fa per truffa all’Inps sulla cassa integrazione dei dipendenti. Con lei sono indagati la sorella e il compagno

di Luigi Ferrarella

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Venti giorni fa l’accusa a Daniela Garnero Santanchè di aver truffato lo Stato su 126.000 euro di cassa integrazione Covid a zero ore dei dipendenti della sua società, adesso il falso in bilancio. La Procura di Milano dopo 18 mesi di indagini (iniziate nel settembre 2022 e venute a galla il 2 novembre 2022) ne ha notificato oggi la conclusione alla ministra del Turismo del governo Meloni, contestando alla senatrice di Fratelli d’Italia l’ipotesi di reato di falso in bilancio nelle comunicazioni 2016-2022 di Visibilia Editore spa: cioè della società quotata sul sistema multilaterale di negoziazione Euronext Growth Milan (organizzato e gestito da Borsa Italiana), della quale dal 2016 fino al 13 gennaio 2022 Santanchè era stata presidente (poi sostituita dal compagno Dimitri Kunz), e nella quale aveva progressivamente diluito le quote (anche nel quadro di un prestito convertibile molto propizio per il fondo arabo Negma e molto criticato dagli azionisti di minoranza), sino a scendere sotto il 5% appena prima di diventare ministra a fine ottobre 2022 e poi uscire del tutto. Insieme a Santanchè nell’avviso di deposito degli atti (preliminare di solito all’intenzione della Procura di chiedere il rinvio a giudizio una volta scaduti i termini per le controdeduzioni difensive) risultano indagati, tra gli altri, il compagno Kunz, la sorella Fiorella Garnero e altri 13 professionisti della galassia societaria che vede incriminate le falsificazioni nei bilanci dal 2016 al 2022 per Visibilia Editore spa, dal 2016 al
2020 per Visibilia srl in liquidazione, e dal 2021 al 2022 per Visibilia Editrice srl.

La reazione

«Ho visto che sono state chiuse le indagini – è il commento di Daniela Santanchè -. Se è una notizia vedete voi. Io non ho mai commentato e partecipato a queste cose mediatiche, partecipo in un altro modo e non ho niente da dire. Vedremo le cose e chi avrà ragione, per adesso mi sembra di aver dimostrato di avere ragione in tutto in tribunale».

Una crescita sulla sabbia

Visibilia, già venditrice di spazi pubblicitari per il quotidiano Il Giornale nell’era Berlusconi, aveva poi rilevato dalla Mondadori nel 2013 il periodico Ville & Giardini, e a seguire Ciak nel cinema, Pc Professionale nell’informatica, nonché riviste di cronaca popolare come Novella 2000 e Visto. Attraverso la fusione con una società già quotata, nel 2014 era entrata in Borsa nel listino Aim delle piccole imprese, muovendo da un avviamento di 4,2 milioni come valore di bilancio delle sue testate, per sette anni di fila non chiudendo mai un bilancio in utile ma (con un fatturato intorno ai quattro milioni) sempre e solo accumulando perdite per complessivi undici milioni.

Il filone di inchiesta, avviato dall’allora pm Roberto Fontana quando il magistrato era ancora nel pool reati economici della Procura milanese prima di candidarsi ed essere eletto al Csm nel settembre 2022, è quello scaturito dalla denuncia di nove azionisti di minoranza detentori del 5,87% del capitale, i quali lamentavano «gravi irregolarità nella gestione della società» e «omissioni negli organi di vigilanza», che sarebbero state alla base delle «perdite nell’ultimo anno dell’89,6%, negli ultimi tre anni del 99,5% e negli ultimi cinque del 99,9%».

Questi azionisti, coagulati attorno al raider Giuseppe Zeno e assistiti dall’avvocato Antonio Piantadosi, rappresentavano di aver investito in Visibilia sia perché confidavano nello sviluppo sul web delle riviste di cui era proprietaria, sia perché «la società era controllata dalla senatrice Santanchè, la quale era anche il presidente del Consiglio di amministrazione: e oltre la fiducia che ispirava una tale figura istituzionale, è ben noto che le società che vantano la presenza di “Pep” (“Persone politicamente esposte”) sono sottoposte a controlli ancor più stringenti».

Ma sulla scorta della «analisi di liquidità, solidità e redditività» di Visibilia, la GdF e i consulenti tecnici hanno restituito ai pm milanesi «il quadro complessivo di una società in situazione di squilibrio finanziario», nella quale «si può osservare che, oltre alle importanti svalutazioni intervenute sugli asset societari, anche le opinabili ricerche di finanziamenti esteri operate dal Consiglio di amministrazione hanno senz’altro contribuito al sostanziale downgrade societario».

Al punto che gli inquirenti, procedendo a una rettifica del patrimonio netto complessivamente per oltre 1,1 milioni di euro nei bilanci 2017-2020, concludono che già a partire dall’esercizio 2017 il Cda nei bilanci avrebbe dovuto riportare valori di “avviamento” e “imposte anticipate” largamente diversi da quelli deliberati. Invece Visibilia a partire dall’esercizio 2016 ha riportato costanti perdite, seppure calmierate dall’erronea contabilizzazione delle poste dell’attivo patrimoniale “avviamento” e “imposte anticipate”». E le iniezioni di liquidità derivanti dal finanziamento legato a un warrant hanno sì permesso la prosecuzione dell’attività imprenditoriale, ma anche causato di fatto il crollo del valore azionario regredito del 99,97%.

Le perizie dei magistrati

Sia la consulenza tecnica del professore bocconiano Nicola Pecchiari per i pm, sia la relazione ispettiva della commercialista Daniela Ortelli per il Tribunale civile che un mese fa ha commissariato Visibilia Editore, prospettano che la società quotata in Borsa avesse un patrimonio netto negativo già nel periodo in cui era amministrata da Santanchè, in quanto già dal 2016 avrebbe dovuto svalutare interamente l’avviamento da 4,2 milioni, quello pari da solo a quasi metà dell’attivo di bilancio e poi fondamentale per sostenere i bilanci degli anni successivi, svalutato solo nel settembre 2021 e solo per 2,7 milioni. C’è poi il capitolo dei rapporti con lo Stato: le consulenze tecniche stimano 2 milioni di euro di passivo di Visibilia Editore con il Fisco a fine 2020 e 800.000 euro con Inps, come nel 2022 in Visibilia Editrice srl 1,6 milioni di debiti tributari e 680.000 previdenziali, come in Visibilia Concessionaria 1 milione con il Fisco, e come in Visibilia srl 1,2 milioni (qui la società in liquidazione ha ottenuto una rottamazione in cinque anni, a fronte anche di un piano di ristrutturazione dei debiti nel quale Santanchè ha messo a garanzia la sua casa da 6 milioni in centro a Milano, vincolo ritenuto però soddisfacente da Ortelli solo per i creditori della società e non anche per le altre aziende del gruppo).

Il suicidio di Luca Ruffino

Tutto ciò avviene a meno di un anno dal traumatico infrangersi dell’ultimo tentativo di salvataggio ad opera dell’imprenditore della gestione di condomìni Luca Reale Ruffino, che sia con la sua società Sif sia in proprio aveva rastrellato in Borsa le azioni di Visibilia Editore senza darne le dovute comunicazioni alla Consob, fino ad acquisirne il controllo: dopo il suo suicidio il 5 agosto 2023 le indagini della Procura (in un fascicolo solo nominalmente iscritto per motivi tecnici con l’ipotesi di istigazione al suicidio) non ha trovato alcun nesso tra la morte e la scalata a Visibilia, ma intanto gli eredi di Ruffino hanno dismesso qualunque interesse per il rilancio o quantomeno il salvataggio di Visibilia.

Il rischio bancarotta

A questo disimpegno ha fatto seguito a inizio marzo 2024 il commissariamento deciso per 6 mesi dal Tribunale civile del gruppo Visibilia Editore-Visibilia Editrice per «gravi irregolarità» e atti di «mala gestione» che rischiano di comprometterne in «modo rilevante» una «ordinata “uscita dalla crisi”», e che hanno spinto i giudici a nominare l’amministratore giudiziario Maurizio Irrera. Un percorso che in futuro potrebbe arrecare ulteriori guai a Santanchè stavolta di natura fallimentare (ipotesi di bancarotta), mentre altre società nella sua ex orbita (Ki Group, Bioera, Biofood) sono pure alle prese con il Tribunale civile.

La truffa all’Inps

Lo scorso 22 marzo i pm Gravina e Luzi hanno concluso le indagini sulla truffa all’Inps imputata a Santanchè per 20.117 ore di indebita cassa integrazione Covid che avrebbero lucrato 126.468 euro da maggio 2020 a febbraio 2022 di aiuti statali varati dal governo Conte II con riferimento a 13 dipendenti in realtà rimasti ugualmente al lavoro per Visibilia Editore e Visibilia Concessionaria.

Infine esiste un fascicolo avviato da poco, iscritto per l’ipotesi di riciclaggio, che muovendo da una «segnalazione di operazione sospetta» intende chiarire l’affare immobiliare realizzato dal compagno della senatrice (Dimitri Kunz) e dalla moglie del presidente del Senato Ignazio La Russa (Laura De Cicco), allorché nel luglio-ottobre 2023 trattarono la villa a Forte dei Marmi del sociologo Francesco Alberoni, e ne completarono in 58 minuti il 10 gennaio 2023 prima l’acquisto per 2 milioni 450 mila euro e poi la vendita per 3 milioni 450 mila euro all’imprenditore Antonio Rapisarda, che già a ottobre 2022 aveva anticipato 1 milione di acconto.
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Sorgente: Daniela Santanchè, seconda accusa dei pm alla ministra del Turismo: «Ha falsificato i bilanci di Visibilia» | Corriere.it