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«È come avere in squadra Maradona e farlo fuori. Persone modeste non decidano su un fuoriclasse»

Nicola Lagioia

Ci sarebbe da pensare che la destra piemontese lavori per una potenza straniera. Per l’Ungheria, per la Polonia, o forse per la Russia, a cui qualche fratello d’Italia s’era già genuflesso prima della svolta atlantista. Tradire la patria è del resto una prerogativa del fascismo, che qualche post-fascista democratico potrebbe volere riproporre in farsa, ora che la tragedia non ci appartiene più. O questo, o fame di poltrone a danno di una città, Torino, che si ritrova al centro di una vicenda ridicola di dimensioni internazionali. Cacciare Christian Greco dal Museo Egizio. L’equivalente di avere in squadra Maradona e farlo fuori. La cosa peggiore: la circostanza che delle persone modestissime possano decidere di un fuoriclasse.

Che senso ha riassumere per l’ennesima volta i risultati raggiunti dal direttore Christian Greco e dalla presidente Evelina Christillin? I numeri sono inaggirabili, l’aumento di prestigio difficilmente contestabile, il rispetto (di accademici, studiosi, esperti della materia) adamantino, l’affetto (le centinaia di migliaia di persone che ogni anno affollano l’Egizio) fragoroso. Da una parte ci sono la competenza e i risultati. Mentre dall’altra?

Doveva essere il governo del merito. Ma mentre al proprio interno la regola è quella del familismo amorale (per essere ministri basta essere cognati, per parlare di sostituzione etnica basta essere ministri), chiunque non bacia la pantofola del potente di turno (qui il work in regress ci riporta al seicento manzoniano) deve temere per sé, indipendentemente da quanto in gamba sia. Meno sei grigio più sei a rischio.

Christian Greco ha dimostrato di essere uno dei più bravi egittologi a livello internazionale e uno dei più brillanti manager museali in circolazione. Invece quelli che ne chiedono la testa, che cosa hanno dimostrato? Sono degni del ruolo che ricoprono? Stanno tradendo il proprio mandato e i cittadini che rappresentano? Oppure hanno ricevuto un ordine (far fuori chiunque non sia servile, peggio se bravo) e stanno agendo come grigi burocrati, tenuti in vita dalla malagrazia delle loro uscite pubbliche? Un ordine esplicito naturalmente non c’è mai. È un automatismo, è il modo in cui questo potere funziona dopo essersi dato la molla. Non importa che il giocattolo (tutti noi) venga portato a sbattere. Alla fine credo che Christian Greco rimarrà al suo posto, la mediocrità dei suoi avversari troverà ostacoli (anche istituzionali) e il nostro autolesionismo ha un limite. Ma perché mai una persona che sta assolvendo così bene il proprio compito deve essere costretta a lavorare in un clima avvelenato? Che senso ha lo spettacolo a cui stiamo assistendo? Certo, a colpi di inutili prepotenze non si va lontano. Dagli e dagli si comincia a stancare (com’è noto gli italiani perdonano chi fa loro del male, non chi gli rompe le scatole).

Non ho le competenze per capire come il governo stia agendo in settori come l’economia, la sanità, il lavoro, ma se i parametri sono gli stessi della cultura tra non molto Meloni e famiglia saranno nei pasticci.

Sorgente: Nicola Lagioia sulla Lega contro Greco: “Patrioti contro la patria” – La Stampa


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