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La Françafrique è morta a Niamey.

Il golpe del 26 luglio, di cui i francesi sono i principali responsabili, spazza via la retorica occidentale sulla ‘democrazia’ in Niger. La popolazione acclama i putschisti perché stanca della corruzione e della mancanza di alternative all’ex presidente Bazoum.

 

Il falso Eldorado occidentale

«Secondo gli occidentali, prima del golpe di luglio il Niger era una sorta di Eldorado. Francia, Stati Uniti, Italia, Germania e Unione Europea non facevano altro che decantare le magnifiche e progressive sorti del paese, fulgido esempio di democrazia e buon governo. Il colpo di Stato del 26 luglio 2023, appoggiato da gran parte della popolazione, ha finalmente spazzato via questa narrazione», denuncia Leslie Varenne su Limes.

La Francia in fuga fa finta di punire il Niger

Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato domenica sera che Parigi metterà fine alla sua «cooperazione militare con le autorità de facto del Niger e che i soldati presenti nel Paese subsahariano saranno rimpatriati entro la fine dell’anno». Contestualmente Il personale diplomatico francese a Niamey tornerà in Francia «nelle prossime ore». Macron, ha precisato che «i soldati francesi torneranno in modo ordinato nelle prossime settimane e mesi», con termine ultimo entro la fine dell’anno.

Dopo un decennio di fallimenti

Dopo un decennio di intervento militare antijihadista nella regione (Operazioni Serval e Barkhane) è un voltare pagina definitivo, maturato al termine di un braccio di ferro diplomatico con il governo militare guidato dal generale nigerino Abdourahmane Tiani. «Un ritorno alla ragionevolezza», secondo la giunta militare nigerina, scelta forse legata anche alla difficile situazione di Itté, l’ambasciatore ormai senza immunità diplomatica, ambasciata assediata, con le riserve di cibo e acqua quasi esaurite.

Contesto altrettanto complesso per i militari francesi che da agosto sono senza missione, a causa della «sospensione degli accordi di collaborazione» richiesta dalla giunta militare. Droni, elicotteri e aerei da combattimento sono fermi a terra.

La Françafrique è morta a Niamey

Questo ennesimo ritiro forzato arriva dopo quello dal Mali, nell’agosto 2022, e dal Burkina Faso nel febbraio 2023. In tutti e tre i casi, Parigi è stata estromessa da giunte militari salite al potere dopo colpi di stato appoggiati da parte della popolazione, che considerava i governi in carica «corrotti e assoggettati alle posizioni della Francia». Il «sentimento antifrancese» nel caso del Mali si è trasformato in una cooperazione militare con Mosca e con i paramilitari della Wagner.

1500 soldati da rimpatriare e strutture da smantellare

L’annuncio in diretta televisiva. La sofferta decisione francese arriva due mesi dopo il colpo di stato militare del 26 luglio scorso, e al termine di lunghe settimane di stallo con la giunta militare, e di invocate minacce militari da parte di altri stati africani ‘amici occidentali’, la ‘Comunità economica dell’Africa occidentale‘ (Cedeao o Ecowas, se in inglese o francese), visto che alcuni suoi alleati – Stati Uniti in primis – hanno progressivamente consigliato la via della mediazione.

‘Cedeao’ ed Ecowas impotenti

L’Ecowas però si è dimostrato sordo agli appelli francesi e soprattutto imbelle. Non solo in questa occasione ma più volte anche in precedenza non intervenendo nei vari colpi di Stato che hanno sconvolto la fascia subsahariana negli ultimi anni. Sovvertimenti di governo che hanno eliminato la presenza francese dalla maggior parte di essi: dopo dieci anni di operazioni militari antiterrorismo nel Sahel, la Francia è presente in questa regione solo in Ciad con un migliaio di soldati mentre le formazioni locali del Daesh si stanno espandendo.

Antiterrorismo e anti migranti

Il Niger è sempre stato centrale nella lotta al jihadismo, e sebbene la nuova giunta non abbia ancora dimostrato interesse a spostare il suo asse politico verso la Russia, il rischio che Mosca possa inserirsi in questa nuova frattura occidentale c’è, sebbene la situazione generale non sia così negativa come in altri Paesi dove sono presenti i miliziani del Gruppo Wagner (come il Mali ad esempio). Nessuna notizia invece sui 250 militari italiani della ‘coalizione’ Ue che cercavano soprattutto di contrastare il transito migranti verso la costa e il Mediterraneo.

Ma sempre ‘First America’

Gli Stati Uniti, che hanno condannato il golpe insieme all’Onu, all’Ecowas e all’Unione Europea, hanno ancora una forte presenza nel Paese, che in prospettiva potrebbe spingere ad un ‘riassetto della politica nigerina’, escludendo unicamente la presenza francese dopo gli evidenti fallimenti delle operazioni di contro-insorgenza (anti golpe) e contro-terrorismo. Col Pentagono che sta riposizionando truppe ed equipaggiamenti in Niger, salvo il ritiro del personale non essenziale.

Gli Usa hanno in Niger due basi militari: una nella capitale, la base aerea 101, e una ad Agadez, la base area 201, entrambe usate per operazioni di droni e altri mezzi per il contrasto dichiarato al jihadismo.

Sorgente: Addio della Francia al Niger: via ambasciatore e militari –


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