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Lindsay, una ragazzina di 13 anni, si è tolta la vita dopo essere stata bullizzata per mesi. La madre aveva avvisato il preside e la polizia, che non hanno fermato i violenti: ora li ha denunciati. Il ministro dell’Istruzione: «Fallimento collettivo»

di Stefano Montefiori

PARIGI – Lindsay, una ragazzina di 13 anni, si è uccisa la sera del 12 maggio nella casa di famiglia a Vendin-le-Vieil, nel Nord della Francia.

Un gruppo di compagne e compagni della scuola media Bracke-Desrousseau la bullizzava da mesi assieme ad altre sue amiche.

Mesi fa Lindsay aveva scritto una lettera ai genitori per evocare il possibile suicidio, l’aveva nascosta nella sua camera ma la madre l’aveva scoperta. Le autorità scolastiche erano state avvertite ed era stata presentata una denuncia alla polizia, ma le violenze erano continuate.

I genitori adesso accusano la scuola di non avere fatto nulla per aiutarla. Quattro minorenni sono indagati per «molestie scolastiche che hanno portato al suicidio».

«Non abbiamo avuto nessun aiuto, nessun sostegno, prima, durante o dopo», ha detto Séverine, la madre della ragazzina, durante una conferenza stampa.

Lindsay aveva chiesto aiuto al preside, che aveva preferito però tagliare corto e minimizzare i fatti. «Se avessimo avuto un sostegno, sono convinta che nostra figlia sarebbe ancora con noi», ha aggiunto la madre.

L’avvocato dei genitori ha letto una parte della lettera di Lindsay: «Cari genitori, se state leggendo questa lettera, probabilmente me ne sono andata. Mi dispiace di averlo fatto, ma non potevo più sopportare gli insulti mattina e sera, le prese in giro, le minacce. Non ce la faccio più e voglio farla finita, ma niente li fermerà perché, nonostante tutto quello che è successo, vorranno sempre farmi del male. Scusa, mamma, sono andata a raggiungere papà». Il padre di Lindsay è morto quando lei aveva solo 3 anni.

Nella sua lettera, Lindsay chiede ai suoi cari di «fare attenzione a Maëlys (la sua migliore amica, ndr) e a ciò che potrebbe succederle».

A tre settimane dal suicidio di Lindsay, Maëlys è ancora bersaglio di insulti e messaggi d’odio sui social.

Per questo l’avvocato della famiglia ha annunciato che sono state presentate altre quattro denunce: contro il preside della scuola, contro il provveditorato di Lille, i funzionari di polizia che già avevano raccolto la denuncia mesi fa ma sono accusati di non avere fatto nulla, e contro Facebook France in quanto casa madre di Instagram, il social media usato dai bulli per tormentare Lindsay e le amiche.

Le ragazzine venivano insultate e prese in giro su Instagram ma anche attaccate fisicamente, spintonate e prese a schiaffi.

Oltre a Lindsay e Maëlys un’altra ragazzina, Océane, è stata vittima dello stesso gruppo, secondo quanto ha raccontato la madre.

Il ministro dell’Istruzione francese, Pap Ndiaye, ha parlato di un «fallimento collettivo». «La morte di Lindsay, il suo suicidio, è una tragedia per la sua famiglia, per l’educazione nazionale e per il Paese», ha detto. «La famiglia ha bisogno di risposte e noi dobbiamo dargliele», ha aggiunto il portavoce del governo, Olivier Véran. Da anni le autorità esortano gli studenti e le famiglie a denunciare subito i bulli, ma a causa dell’assenza di reazione questo non è stato sufficiente a salvare Lindsay.

Sorgente: Il suicidio di una 13enne scuote la Francia: preside e polizia sapevano dei bulli, «ma non hanno agito»


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