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Strage dei migranti, dubbi del pm sui soccorsi. Uffici perquisiti. Segretati i nomi di altri 3 inquisiti

di Giusi Fasano e Carlo Macri

La premessa è questa: «Il “Giornale di chiesuola” della predetta imbarcazione risulta composto da 6 facciate e presenta delle significative anomalie, atteso che i fogli non presentano numerazione progressiva». Per capirci: il Giornale di chiesuola è un registro di bordo sul quale l’ufficiale di guardia annota quel che accade durante il suo turno. Stiamo parlando del registro della motovedetta V5006 della Guarda di Finanza. E stiamo parlando delle annotazioni del 25 e 26 febbraio scorso. In quelle ore il caicco Summer Love – avvistato dall’Agenzia europea Frontex alle 22.26 del giorno 25 e poi segnalato (fra le 23.08 e le 23.10) alle sale operative della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera – si stava avvicinando sempre più a Steccato di Cutro, nel Crotonese. Era carico di migranti e puntava alla terraferma dopo giorni di navigazione sulla rotta che dalla Turchia arriva alle coste calabresi.

Ci è arrivato, davanti a quelle coste, alla fine. Ma all’alba del 26 febbraio, a pochi metri dalla spiaggia si è schiantato contro una secca: 94 morti, fra loro molti bambini, e un numero imprecisato di dispersi. Come è noto, la polemica sui mancati soccorsi è diventata inchiesta affidata ai carabinieri del Nucleo operativo di Crotone. E ieri l’inchiesta ha segnato una prima tappa: perquisizioni, sequestri e sei indagati, tre dei quali della Guardia di finanza, due ufficiali e un sottufficiale. I loro nomi sono in chiaro: Alberto Lippolis, Antonino Lopresti e Nicolino Vardaro. In chiaro anche i reati contestati: naufragio colposo, rifiuto e omissione di atti d’ufficio e omicidio colposo. Mentre l’identità e i reati degli altri tre inquisiti sono «omissis» e non è dato sapere nemmeno se si tratta di personale della Guardia Costiera oppure no.

Il giornale di bordo, dicevamo. Delle «significative anomalie» parla il decreto di perquisizione firmato dal procuratore di Crotone Giuseppe Capoccia e dal pm Pasquale Festa. Che descrivono un groviglio di numeri, note e pagine in successione non logica. Tanto da far dire alla procura che «le modalità di redazione del `Giornale di Chiesuola´ della V5006 inducono a ritenere che le circostanze presenti alle pagine 37, 38, 39 e 40, verificatesi in momenti antecedenti al disastro, quindi in una situazione non di emergenza, siano state annotate successivamente ai fatti».

Un dettaglio non di poco conto, perché la motovedetta V5006 è una co-protagonista della notte che ha segnato il destino di quei 94 naufraghi. Così, almeno, abbiamo raccontato fin qui: che quella motovedetta e il pattugliatore Barbarisi (sempre della Finanza) nelle ore che hanno preceduto il naufragio avevano tentato di uscire per individuare il «target», cioè il Caicco. Ma il mare grosso le aveva costrette a rientrare in porto.

Ora sugli orari di uscita della V5006 la procura dice: «Nonostante quanto riferito alla sala operativa della Capitaneria di porto e attestato dall’annotazione redatta del comandante della Vedetta, emerge che la predetta imbarcazione in quei momenti, lungi dall’essere in navigazione alla ricerca del target, si trovata, in realtà, all’interno del porto di Crotone». Insomma: ci sono sette pagine di punti da chiarire. Fra i più importanti una conversazione (captata dai server della Capitaneria) fra la sala operativa dei finanzieri di Vibo Valentia e la Guardia Costiera di Reggio Calabria. Sono le 3.58 del 26 mattina. «Dal radar al momento non battiamo nulla», dicono dalla sala di Vibo, «sebbene il target fosse monitorato da circa 24 minuti», dicono oggi gli inquirenti.

 

Sorgente: Cutro, tre indagati nella Finanza «Anomalie nel giornale di bordo»


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