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Il centinaio di documenti segreti americani rivelati su internet non solo sono autentici, ma creano un «grave rischio di sicurezza», ammette ora il Pentagono. Da dove sono stati presi? «I primi file sembrano tratti da un dossier compilato per il Capo di Stato maggiore del Pentagono usando rapporti di varie agenzie di intelligence, inclusa la Cia». Chi è la «talpa»? Il sistema sicurezza Usa: «Centinaia se non migliaia di funzionari del governo con il ‘nulla osta di sicurezza’ ricevono via email ogni giorno documenti di questo tipo».
Dal leak emerge che gli Stati Uniti monitorano le comunicazioni interne di Zelensky e quelle di alleati come la Corea del Sud. Non è una novità che Washington spii gli alleati, ma renderlo pubblico è sempre problematico.
Ma andiamo a leggere le più recenti scoperte del controspionaggio Usa, l’Fbi, svelate per noi da Piero Orteca.

Più danni di 100 battaglie perse

La fuga di notizie ‘top secret’ dal Pentagono sta facendo più danni di cento battaglie perse. E nemmeno i giornali ‘amici’ della Casa Bianca, come il New York Times, il Washington Post o certe testate europee legate a determinati gruppi imprenditoriali, hanno spazi di manovra per difendere l’indifendibile. Stiamo ai fatti. La portavoce del Pentagono, Sabrina Singh, ha dichiarato che stanno continuando a valutare la validità dei documenti «che sembrano contenere materiale sensibile e altamente classificato». Bontà sua. La signora conferma, obtorto collo, quello che già sa tutto il mondo, dove si registrano le prime reazioni degli alleati, tra lo stupito e l’inferocito. Ma quello che i nostri lettori devono sapere, per capire in quale mani siano riposte le sorti della democrazia planetaria, è il modo, quasi farsesco, in cui si è verificata la ‘gigantesca soffiata’.

Ma ‘il modo ancora m’offende’

Dunque, i file supersegreti (si fa per dire) sono stati esibiti, per la prima volta a gennaio, da quattro esaltati che si scambiavano, via social, memo, barzellette e discorsi razzisti. Nel calderone di questa dozzina di perdigiorno, scrive il Wall Street Journal sono dunque finiti mappe ucraine, piani d’attacco russi, conversazioni segrete del Mossad israeliano, valutazioni del governo sudcoreano, giudizi americani sul governo di Kiev e via spiando di questo passo. Tanto per capire la gravità del giochetto, diciamo che i funzionari sudcoreani coinvolti nelle intercettazioni si sono già dimessi. C’era in ballo la vendita di armi letali a Kiev e loro probabilmente erano contrari. Per quanto riguarda Israele, invece, il capo del Mossad ha smentito vigorosamente quanto avrebbero scritto gli americani. E cioè, che lui stava cercando di fare le scarpe a Netanyahu (su suggerimento di chi?).

Social a macchia d’olio e nessun controllo

Tornando al processo di amplificazione della fuga di notizie, a un certo punto, dalla piattaforma ‘Discord’ i file sono passati a gruppi social via via più ampi, fino ad arrivare al gioco per computer ‘Minecraft’. Tempo di diffusione impiegato, tre mesi. Ostacoli o controlli: nessuno. Evidentemente, mentre tutti gli 007 americani erano impegnatissimi a salvaguardare la democrazia nel resto del pianeta, nel cuore degli Stati Uniti centinaia di migliaia di ‘followers’ si scambiavano barzellette e pareri sui piani di guerra di Putin. È stato solo a questo punto, mercoledì scorso, che un account di propaganda russa, su Telegram, ha pubblicato la copia di un documento rozzamente falsificato. Ed è scattato l’allarme.

Alla fine sono i russi ad ‘aiutare’

Ma il paradosso è che sono stati i russi a far saltare il banco, magari volontariamente, per mettere a nudo la fragilità degli apparati d’Intelligence degli Stati Uniti. Fino ad allora, le notizie ‘top secret’ scorrevano lisce, sotto il naso delle autorità federali, che non si sono accorte del resto di niente. Quando è scoppiato il putiferio, dopo un primo timido tentativo di minimizzare e di agitare la solita clava della ‘disinformcjia’ russa, si è preferito/costretti a dire la verità.

L’impossibile da nascondere

Il Pentagono (Dipartimento della Difesa), ha girato subito la palla all’FBI e al Dipartimento della Giustizia. La gravità dell’infortunio subito dagli apparati di sicurezza Usa è così sottolineata dal Wall Street Journal: «La fuga di notizie dall’Intelligence si preannuncia come una delle più dannose degli ultimi decenni, hanno detto i funzionari. La divulgazione complica l’offensiva primaverile dell’Ucraina». Probabilmente inibirà la prontezza degli alleati stranieri a condividere informazioni sensibili con il governo degli Stati Uniti. E potenzialmente espone «le fonti di intelligence americane all’interno della Russia e di altre nazioni ostili».

La Pasqua del difficile perdono

Comunque sia, i diplomatici americani hanno passato il fine settimana a cercare di scusarsi con gli alleati, per la fuga di notizie, rassicurandoli. Certo, la storiella della manina di Putin, dietro ogni infortunio della politica Usa, non la beve più nessuno. Mykhailo Podolyak, consigliere del Presidente ucraino Zelensky, ha detto che «è improbabile che la Russia sia dietro la violazione dell’intelligence originale». A Kiev pensano che Mosca abbia cavalcato la fuga di notizie, per seminare zizzania tra gli alleati e per pregiudicare la prossima controffensiva dell’esercito ucraino, già annunciata da tempo.

Problema ‘intelligence sharing’

Anche Zelensky, però, non si fida più di nessuno e ha diramato ordini severissimi sulla diffusione di informazioni militari. Lo stesso hanno fatto gli americani. Che però hanno il problema del cosiddetto ‘intelligence sharing’, cioè della condivisione delle informazioni tra i Servizi. È una situazione che risale all’attacco terroristico contro le Torri gemelle.

Allora, gli 007 delle 16 agenzie di intelligence Usa, vennero accusati di non sapersi coordinare tra di loro, e di non scambiarsi dossier aggiornati. Oggi questi contatti esistono e sono quotidiani. Ma l’altro lato della medaglia è che, con l’aumento degli scambi di informazioni, spesso classificate, aumenta, come si è visto, anche il rischio di una loro fuga, dagli effetti devastanti.

Sorgente: ‘Top secret’ Usa violato, oltre il danno la beffa: ‘on line’ da mesi e nessuno se n’era accorto –


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