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La Lega sogna una detrazione da 10mila euro l’anno per ogni figlio. Blangiardo (Istat) approva l’incentivo fiscale, ma dal secondo figlio, e propone se non altro un “attestato di riconoscenza”. E se Galli (Osservatorio Conti pubblici) segnala che nei paesi ricchi “non c’è alcuna correlazione fra reddito e fertilità”, in FdI c’è chi propone il rimpatrio degli italiani all’estero

La Lega vuole dare concretezza alla proposta lanciata dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Un drastico taglio delle tasse per chi fa figli viene considerato il rimedio più efficace e immediato per contrastare il drammatico calo della natalità in Italia. Così il sottosegretario leghista al ministero delle Imprese e del Made in Italy, Massimo Bitonci, in un’intervista al Corriere della Sera, prova a pensare in grande, proponendo che la detrazione arrivi addirittura a 10mila euro all’anno per ogni figlio.

“L’esperienza ci dice che le misure di potenziamento del welfare come, per esempio, la realizzazione degli asili nidi, seppure cruciali, non sempre garantiscono il risultato sperato. In alcune zone i progetti per gli asili nido non sono neanche stati presentati. In questi anni si sono susseguite discussioni e polemiche sul fatto che non ci sono interventi in materia di welfare che aiutano le mamme o le famiglie, come, invece, accade nei Paesi scandinavi. Intervenendo attraverso una leva di carattere fiscale si potrebbe dare una mano da subito alle famiglie e contrastare l’attuale denatalità arrivata ormai a livelli record, con meno di 400 mila nati all’anno. Bisogna affrontare il tema della tassazione delle famiglie con figli a carico. Dal punto di vista fiscale la soluzione potrebbe prevedere una detrazione per ogni figlio, che al momento è accordata sotto forma di deduzione pari a 950 euro a figlio fino a 21 anni di età. L’obiettivo è aumentarla portandola a 10 mila euro all’anno. La cifra è indicativa, anche 5 mila euro potrebbe essere una buona proposta: in caso di tre figli vorrebbe dire 15 mila euro di detrazioni. E sarebbero soldi che rimangono nelle tasche delle famiglie. Si aggiunga che l’assegno unico dovrebbe essere comunque confermato perché sta dando dei buoni risultati”.

La prima e naturale obiezione, quella sulle risorse finanziarie per sostenere una manovra così dispendiosa, è stata sollevata alla Lega anche da altri esponenti della maggioranza, a partire dal viceministro all’Economia, Maurizio Leo, di Fratelli d’Italia. Bitonci propone di rimettere mano all’universo dei bonus e delle detrazioni e confida in un possibile tesoretto che dovesse emergere dalla Nadef.

“Nella legge delega per la riforma del fisco è previsto di mettere mano a sgravi, esenzioni, bonus, deduzioni e detrazioni, in totale sono circa 600 voci. Attraverso un riordino della tax expenditure si potrebbe trovare una buona parte delle coperture per finanziare una misura di contrasto al calo delle nascite. E poi potrebbero essere individuate risorse anche in altro modo. Alla fine dell’anno la crescita del Prodotto interno lordo e l’andamento delle entrate potrebbero rivelarsi migliori delle stime. Dalla nota di aggiornamento del Documento di economie finanza potremmo avere, insomma, qualche sorpresa. Un ulteriore lavoro di riordino può essere fatto sui tanti bonus microsettoriali accordati durante la pandemia, ormai terminata, e l’emergenza energetica, in parte superata. Poi, come sempre, si tratta di fare delle scelte politiche”.

Un sostegno più tecnico alla misura proposta dalla Lega arriva dal presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, sulle colonne del Foglio, che sposta l’asticella del sostegno fiscale alle famiglie con due figli.

“Agevolare il passaggio dal primo al secondogenito è un obiettivo strategico per favorire un recupero sul fronte della natalità. È qualcosa di conciliabile con i modelli famigliari del nostro tempo e potrebbe configurarsi come il primo importante passo verso l’inversione di tendenza. Sarebbe auspicabile che tale passaggio avvenisse in corrispondenza di donne relativamente giovani, diciamo nella seconda metà dei trent’anni, così da rendere possibili anche eventuali terzogeniti, per chi li volesse. Quanto al come arrivarci, la proposta del ministro Giorgetti offre uno spunto di riflessione per me assai interessante. Si può valutare quali siano gli interventi (compatibili con la finanza pubblica) più capaci, da un lato, di fornire un concreto aiuto economico, dall’altro, di poter assegnare una sorta di attestato di ‘riconoscenza’ da parte della collettività verso chi è disposto a farsi liberamente coinvolgere nell’impegno di un maggior carico famigliare, assumendosene i costi e le responsabilità. Ad esempio, in passato io ho suggerito, a puro titolo gratificante e dimostrativo, di esentare la famiglia dal canone Rai all’atto della nascita del secondo figlio. Sarebbe un segnale in grado di comunicare quel ‘siamo con voi’ che testimonia il nuovo atteggiamento culturale di cui c’è enorme bisogno”.

Se nel Pd Graziano Delrio – dall’alto dei suoi nove figli – apre, in un colloquio con il Foglio, al confronto con la maggioranza sul tema della natalità e della fiscalità a sostegno della famiglia, chi tra i dem è stato per qualche anno, ma oggi è direttore dell’Osservatorio Conti Pubblici, come Giampaolo Galli, dice in un’intervista alla Stampa che la via maestra è quella del welfare.

“Oltre ad avere un ritorno di lungo periodo, l’investimento sulla natalità è rischioso e ha un rendimento incerto. Piuttosto, bisogna investire sul welfare per consentire alle donne e alle famiglie in generale di assumere libere scelte riguardo ai figli […] In Italia, a parità di età e istruzione, non abbiamo trovato alcuna correlazione fra il reddito e la fertilità. In altri termini, la disponibilità economica non sembra avere effetto sul numero di figli per famiglia. […] La letteratura è unanime nel ritenere che nei Paesi ricchi il numero dei figli dipende dal numero di strumenti di sostegno, pubblici e privati, che consentono di conciliare la vita lavorativa dei genitori con quella familiare. Servono asili, scuole elementari a tempo pieno e strutture pubbliche che accolgano i bambini durante le lunghe vacanze estive. Sarebbe un investimento certamente meno oneroso”. 

Per Andrea Di Giuseppe, deputato di Fratelli d’Italia intervistato dal Giornale, c’è un’altra soluzione al problema demografico:

“C’è più di un milione di italiani che vive e lavora all’estero e che sarebbe disposto a tornare da noi. Ma serve una visione che la sinistra non ha mai dimostrato di avere”. […] “Sparsi per il mondo, ci sono sei milioni di nostri connazionali, molti dei quali bloccati ai confini da lungaggini burocratiche e paletti della sinistra”.

Sorgente: Procreate, cari patrioti. Potrebbero togliervi il canone Rai – HuffPost Italia


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