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L’evasione dell’oligarca russo. Trasmessa fuori tempo anche la richiesta di sequestro dei telefonini

Più si va avanti e più la storia della fuga di Artem Uss – il magnate russo che gli americani volevano arrestare per una serie di reati, compreso il commercio di armi con la Russia, e che invece è fuggito mentre era ai domiciliari in Italia – assomiglia non tanto a un intrigo internazionale quanto a un campionario di “italianità”: scaricabarili, ritardi, mezze verità, errori e sottovalutazioni.

L’ultima questione ha riguardato la trasmissione della nota americana con la quale gli Stati Uniti chiedevano all’Italia di non mandare ai domiciliari Uss perché sarebbe potuto fuggire, come effettivamente poi è accaduto. Washington l’ha mandata al ministero della Giustizia il 29 novembre, quando la Corte d’Appello di Milano aveva già deciso, ma non depositato, per gli arresti domiciliari. Il ministro Carlo Nordio aveva detto a Palazzo Chigi di averla trasmessa immediatamente in tribunale a Milano. La Corte di Appello di non averla ricevuta. Analizzando le date di trasmissione si scopre che le cose sono andate diversamente: la nota del Dipartimento di giustizia americana è stata infatti inviata alla Corte come dice Nordio. Ma soltanto il 19 e il 23 dicembre: venti giorni dopo la ricezione da Washington, quando i giochi erano chiusi. Ma c’è di più: la trasmissione avviene non autonomamente, ma in seguito a una richiesta degli avvocati di Uss, Vinicio Nardo e Fabio de Matteis.

La rogatoria in ritardo a Milano

L’invio differito a Milano della nota americana non è il solo ritardo in questa storia. Un caso è il mancato sequestro dei due cellulari (e delle carte di credito) di Uss. Il perché è da leggersi, secondo i magistrati, nella non tempestiva trasmissione della rogatoria arrivata da Washington da parte del ministero. Nel mirino era finita la Procura, accusata di aver agito in ritardo. Ma, leggendo le date, le cose sarebbero andate diversamente. Una prima richiesta di sequestrare i telefoni arriva, infatti, il 19 ottobre dopo l’arresto, quando il procuratore di New York segnala “l’altissimo rischio di fuga” da parte di Uss. Questo non accade ma l’uomo è in carcere e quindi il problema non si pone. La questione cambia il 2 dicembre quando va ai domiciliari. Gli Usa chiedono nuovamente all’Italia il sequestro delle carte e del telefono. Che non avviene. Perché nessuno informa la procura della nuova rogatoria. La lettera finisce infatti sul tavolo della procura di Milano due mesi dopo, il 17 febbraio. A quel punto i pm chiedono gli atti alla Corte d’Appello e delegano la Finanza a eseguire il provvedimento. Siamo arrivati al 13 marzo. Troppo tardi.

Cellulari liberi

Uss ha così potuto utilizzare liberamente i suoi cellulari per oltre tre mesi senza che mai sia stata estratta quella che tecnicamente si chiama “una copia forense”, cioè un backup da mettere a disposizione degli investigatori. Dopo l’arresto a Malpensa del 17 ottobre, i suoi dispositivi sono stati presi in custodia al momento dell’ingresso in carcere. Sarebbero stati fotografati senza estrarre i numeri Imei che identificano l’apparecchio. Poi gli vengono restituiti e Uss nella casa di Basiglio ha potuto non solo usarli, ma teoricamente anche formattare cancellandone dati, contatti e conversazioni via mail e chat. Nelle settimane ai domiciliari, Uss è stato autorizzato a incontrare – fisicamente o con videochiamate verso la Russia – una dozzina di persone, tra cui il padre e la moglie a Mosca. La procura generale, che con il sostituto pg Giulio Benedetti e la procuratrice Francesca Nanni aveva depositato parere negativo ai domiciliari per le disponibilità economiche e la rete di relazioni di Uss, aveva dato parere contrario anche a un paio di contatti, poi invece autorizzati dalla Corte.

La fuga perfetta

E anche il ritardo nell’inoltrare a Milano la rogatoria ha così dato ampio spazio a Uss di organizzare quella che si è rivelata finora una fuga perfetta. Grazie anche al fatto che la sua abitazione non fosse sorvegliata con presidi speciali: da via Arenula c’è che dice che il Viminale fosse a conoscenza degli alert americani su una possibile evasione, ma dagli Interni smentiscono. Certo è che il 22 marzo, il giorno dopo la concessione dell’estradizione, Uss spacca il braccialetto elettronico e scompare in un’auto che lo conduce in Slovenia. Alla guida c’è un croato, probabilmente aiutato da altri connazionali. Il segnale gps del braccialetto smette di dare segnali alle 13.52 del 22 marzo. Scatta subito l’allarme, con il comandante in servizio della centrale operativa di Milano comunica alla compagnia di Corsico la necessità di un intervento immediato a Basiglio, fissato nella scheda operativa alle 14.07. I carabinieri corrono sul posto, dove erano stati già due ore prima la fuga per uno dei controlli quotidiani intorno all’abitazione del russo. Ma Uss è già lontano.

Sorgente: L’allarme Usa sulla fuga di Artem Uss: Nordio lo inviò ai pm con 20 giorni di ritardo – la Repubblica


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