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? Apr 28, 2023 – Da Recommon

Quando ENI si candidò a diventare uno dei suoi principali fornitori di gas, il Pakistan credeva di aver messo al sicuro il suo sistema energetico. Ma l’accordo si è rivelato un disastro per il Paese, ormai vicino al collasso.

Nel 2017, ENI si è aggiudicata una commessa di lungo termine per la fornitura di gas liquefatto (GNL) al Pakistan fino al 2032. Ma da quando i listini energetici si sono impennati, la multinazionale italiana ha mancato diverse consegne di gas, mettendo a repentaglio gli approvvigionamenti del Paese, che ora si trova allo stremo.

Sebbene la crisi pakistana abbia radici profonde e sistemiche, ENI ha una responsabilità diretta per quanto sta accadendo nel Paese. Dall’autunno del 2021 in poi, secondo quanto riportato dai media, la società italiana avrebbe mancato oltre un terzo delle consegne previste da contratto, ovvero 8 sulle 20 pattuite.

In molti sospettano che il Cane a sei zampe abbia dirottato altrove il gas destinato al Pakistan, approfittando dell’aumento dei prezzi energetici sui mercati, così da realizzare il massimo profitto da ogni carico. ENI ha sempre negato di aver tratto benefici da questi default, scaricandone la colpa sui suoi fornitori, o appellandosi a cause di forza maggiore. La nostra inchiesta getta però delle ombre sulla ricostruzione della società.

Dai dati a cui ReCommon e Source Material hanno avuto accesso, si può desumere che, nel corso del 2021, Eni abbia rifornito il Pakistan attraverso il terminal di esportazione di Damietta, in Egitto, gestito dallo stesso Cane a sei zampe. In autunno, però, quando i listini del gas raggiungono vette mai viste prima, i flussi verso il Pakistan si interrompono bruscamente e ha inizio la lunga serie di cancellazioni da parte della società italiana.

Allo stesso tempo, si registra un aumento notevole dei volumi di GNL egiziano venduto sui mercati, in particolare verso la Turchia, che emerge come il principale destinatario dei carichi dal terminal di Damietta. È noto che, in quei mesi, la compagnia turca Botas avesse acquistato GNL sul mercato a un prezzo esorbitante, pari a oltre il triplo di quello pakistano.

Dall’autunno del 2021 ad oggi, Botas avrebbe ricevuto ben 15 carichi di gas egiziano da parte di ENI, tutti provenienti dal terminal di Damietta. Nello stesso arco di tempo, la società italiana notificherà al Pakistan la cancellazione di 8 delle consegne previste.

L’aumento vertiginoso dei prezzi del gas può indurre i fornitori a cancellare le consegne e vendere invece quel gas sul mercato. Nel caso in esame, rivendendo alla Turchia i carichi destinati al Pakistan, ENI avrebbe potuto realizzare un guadagno di circa mezzo miliardo di euro. Gli accordi siglati dal Pakistan prevedono infatti penali molto basse in caso di default  e nessuna sanzione aggiuntiva in caso di inadempienza volontaria o reiterata.

Teoricamente, il contratto di fornitura tra la società italiana e il Pakistan durerà per altri 9 anni, anche se alcuni media locali hanno più volte riportato l’intenzione da parte del governo di Islamabad di muovere un contenzioso internazionale contro ENI, a causa delle cancellazioni croniche delle consegne da parte dell’azienda. Finora però non vi è stata conferma ufficiale da parte delle autorità.

Intanto, gran parte della popolazione è costretta a fare i conti con continui blackout e razionamenti, che hanno anche portato alla chiusura di industrie molto strategiche come quelle del tessile e lasciato migliaia di persone senza lavoro. A peggiorare le cose, la scorsa estate il Paese è stato prima investito da un’ondata di calore estremo, con picchi di 50 gradi, e poi da copiose alluvioni, che hanno sommerso interi villaggi e causato oltre mille morti.

Il Pakistan è ora a un passo dal default finanziario, anche a causa della crisi energetica che lo attanaglia e da cui fatica a trovare vie di uscita. Lo scorso febbraio, il ministro dell’Energia ha annunciato l’intenzione di quadruplicare l’utilizzo del carbone, una mossa disperata per ridurre il prezzo dell’elettricità, ma che avrà gravi conseguenze sulla salute delle persone e sul clima.

In Pakistan la crisi energetica sta già impattando milioni di persone e potrebbe avere conseguenze ancora più profonde, ora che il governo locale sembra intenzionato a fare ritorno al carbone per supplire alla carenza di gas. ENI afferma continuamente di voler contribuire alla sicurezza energetica, ma il vero obiettivo della multinazionale italiana è mettere al sicuro i propri profitti, anche se a discapito di intere popolazioni” ha dichiarato Alessandro Runci di ReCommon.

Come dichiarato all’agenzia di stampa Bloomberg, Eni nega di aver tratto alcun vantaggio dalle cancellazioni degli ordini.

 


Fonte: Recommon.org

Sorgente: Blackout: il ruolo di ENI nella crisi del Pakistan – Rivoluzione Anarchica ?


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