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24 July 2024
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A rischio il decreto Lavoro ma i sindacati sono convocati

DIALOGO ASOCIALE. Il passo falso della maggioranza mette in forse il provvedimento del Primo maggio. Come oramai d’abitudine, Cgil-Cisl-Uil (e Ugl) chiamate per una mera comunicazione delle misure

Massimo Franchi

La convocazione a palazzo Chigi è arrivata. Anche se dopo la bocciatura dello scostamento di bilancio nel Def è diventata sub judice e per nulla scontata.

Una convocazione per domenica (alle 19) alla vigilia della festa per antonomasia dei sindacati è l’unica novità dentro un canovaccio ormai scontato. Il giorno prima di emanare un provvedimento importante, i governi – non solo quello presieduto da Giorgia Meloni – convocano i sindacati confederali per comunicare cosa contiene il provvedimento senza la minima possibilità di discutere o modificare il testo.

Fece così Giuseppe Conte, faceva così Mario Draghi, fa così Giorgia Meloni. Niente di nuovo. Hanno tutti imparato da Matteo Renzi e dalla disarticolazione della rappresentanza sindacale.

La lettera contiene poi ancora una volta la discriminazione nei confronti dell’Unione sindacale di base (Usb) e la conferma della promozione della molto meno rappresentativa Unione generale del lavoro (Ugl), erede della Cisnal vicina all’Msi e da qualche anno conquistata dalla Lega grazie a Claudio Durigon.

NEL SOLITO CANOVACCIO rientra anche l’abituale apprezzamento della Cisl per la convocazione a palazzo Chigi. «Un segnale di attenzione e di rispetto del ruolo del sindacato la convocazione del premier Meloni domenica alla vigilia del varo da parte del governo di alcuni provvedimenti importanti su cuneo fiscale, reddito di inclusione e misure di avviamento al lavoro. La Cisl è pronta a confrontarsi nel merito con le nostre proposte come abbiamo sempre fatto», twitta subito il segretario generale della Luigi Sbarra.

Peccato che Sbarra sappia benissimo che non ci sarà alcun confronto.

Quanto al merito dei provvedimenti, anche qui c’è il rischio che la bocciatura dello scostamento cambi il menù, comunque concentrato sulla cancellazione del Reddito di cittadinanza (sostituito da tre acronimi che lasceranno fuori dalle coperture mezzo milione di persone) e sulla liberalizzazione dei contratti a termine, condito da piccoli contentini sul taglio del cuneo fiscale.

IL TUTTO DECISO IL PRIMO MAGGIO per dimostrare che il governo lavora anche nei giorni festivi. La sua maggioranza invece pare lavorare meno.

La novità di ieri riguarda l’annuncio – mattutino e dunque pre terremoto del voto negativo sul Def – fatto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il governo nel decreto vorrebbe inserire anche un «innalzamento del limite dei fringe benefit per i lavoratori dipendenti con figli». Insomma, pur di non alzare i salari, ci si inventa di tutto: buoni pasto, buoni benzina, buoni scuola, buoni tutto elargiti dalle imprese, che sono tanto buone.

AL NETTO DELLA SODDISFAZIONE di Sbarra per la convocazione, il giudizio di Cgil, Cisl e Uil sul decreto è fortemente negativo. Pronti per la manifestazione del primo maggio che quest’anno si terrà a Potenza e per il consueto «concertone» di piazza San Giovanni nel pomeriggio, i sindacati confederali continuano a chiedere di prendere tutt’altra strada.

«C’è bisogno di creare lavoro ed aumentare i salari, riformare il fisco e cambiare le leggi sbagliate fatte in questi anni da vari governi che hanno allargato la precarietà in maniera inaccettabile», attacca Landini che contesta anche l’ipotesi di detassare le famiglie con figli: «Abbiamo lavorato per fare l’assegno unico familiare, una cosa importante. Se si discute della denatalità, il problema non è detassare un po’ i redditi. È la precarietà del lavoro, la mancanza di servizi sociali che non permette alle persone di costruirsi un futuro. La proposta del governo è propaganda».

Perfino Sbarra ha tuonato sulla liberalizzazione fino a 36 mesi della causali sui contratti a termine: «Le modifiche vanno negoziate con il sindacato e in ogni caso devono essere rimandate alla contrattazione collettiva. Sono le parti sociali a ragionare e a decidere sulle proroghe, rinnovi e durate».

Per Pierpaolo Bombardieri il decreto «aumenta la precarietà perché potranno essere utilizzati contratti a tempo determinato per la durata di tre anni. Inoltre crescono i profitti e le diseguaglianze ma, al contrario, diminuisce il potere d’acquisto dei salari, con un’inflazione che si è mangiata il 10% delle buste paga, dunque una mensilità di salario: il taglio del cuneo fiscale, con i suoi 15 euro lordi al mese, è del tutto insufficiente per recuperare quella perdita».

Sorgente: ilmanifesto.it


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