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La digos sequestra i telefoni nelle case dei ragazzi per vedere video, foto e chat. Lesioni e percosse le ipotesi di reato

di Luca Serranò

Hanno portato via i cellulari, per cercare foto, video e soprattutto chat. Obiettivo principale, ricostruire tutte le fasi dell’aggressione e chiarire se sia stata in qualche modo premeditata. Entrano nel vivo le indagini della digos fiorentina sui fatti di sabato scorso al liceo Michelangiolo. Su ordine della procura ordinaria e di quella minorile – il fascicolo è seguito dal procuratore Antonio Sangermano e dalla pm Giuseppina Mione – ieri mattina gli agenti della questura si sono presentati a casa dei sei giovani indagati con un decreto di perquisizione. Per le ipotesi di reato di lesioni e percosse (invece della violenza privata ipotizzata in un primo momento), contestate pur in assenza di querela e sulla base dei referti medici dei giovani aggrediti. Un’azione “esplorativa” (le vittime hanno 90 giorni per presentare denuncia), dunque, per proseguire le indagini e chiarire i contorni della vicenda in particolare proprio riguardo l’ipotesi della premeditazione.

Che col passare dei giorni, con l’analisi di innumerevoli video e le testimonianze di tanti studenti, non è affatto tramontata. Il precedente del Pascoli potrebbe essere la chiave. In quel caso collettivi esterni all’istituto avrebbero affrontato militanti di Azione studentesca sempre nel corso di un volantinaggio, di fatto allontanandoli dall’istituto. I giovani di destra, a quel punto, potrebbero aver organizzato la propria risposta, presentandosi in forze davanti al liceo classico di via della Colonna. Un particolare in questo senso ha catturato l’attenzione degli investigatori, relativo al volantinaggio di sabato scorso al Michelangelo. Solo in due a distribuire i volantini, gli altri (almeno 4, ma altri potrebbero presto essere identificati) mescolati tra gli studenti del Michelangelo: l’intenzione era quella di aspettare i collettivi e la loro reazione? Di attendere la scintilla per attaccare in modo organizzato, con i militanti più inclini alla violenza? Dubbi ancora non sciolti, peraltro non espressi nel decreto di perquisizione, su cui potrebbero essere decisivi proprio i risultati delle verifiche sui cellulari. Ieri mattina, secondo quanto appreso, non sono stati trovati simboli riconducibili all’estrema destra e tantomeno armi. I ragazzi sono apparsi scossi e spaventati.

Solo sguardi mesti rivolti ai genitori, prima di chiamare l’avvocata Sonia Michelacci e confrontarsi con lei sull’atto notificato dagli agenti. Un decreto particolarmente “asciutto”, quello del procuratore Antonio Sangermano e della pm Giuseppina Mione, che pur censurando il comportamento dei presunti aggressori sembrano aver voluto raffreddare il contenuto ormai incandescente dell’inchiesta (anche a tutela dei giovanissimi protagonisti), limitandosi a una ricostruzione geometrica dell’episodio. I tre minori sarebbero stati i principali protagonisti della violenza: “Aggredivano agendo riuniti, picchiandoli violentemente, due studenti del Michelangelo e un terzo non identificato, cagionando a uno di loro una ferita al labbro”, si legge nel decreto. Poi, riguardo l’aggravante dei futili motivi: “L’aggressione veniva realizzata come immediata ed abnorme reazione all’interlocuzione verbale con le persone offese, nel mentre gli stessi stavano distribuendo volantini proprio all’ingresso del liceo tradizionalmente connotato da una prevalenza di studenti orientati a sinistra”.Gli inquirenti non hanno contestato una specifica aggravante legata alla presunta matrice ideologica dell’aggressione, ma anche su questo fronte si cercano elementi nelle memorie dei cellulari.

Sorgente: Pestaggio al Michelangiolo, nei cellulari dei sei indagati si cercano tracce della premeditazione – la Repubblica


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