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21 July 2024
0 6 minuti 1 anno

Meloni difende il suo braccio destro. Il Pd: «Vogliono tornare a libro e moschetto»

NICCOLÒ CARRATELLI

ROMA. Dopo Giovanni Donzelli e Andrea Delmastro, ecco Giovambattista Fazzolari. Un altro fedelissimo di Giorgia Meloni al centro delle polemiche politiche per il suo progetto, raccontato ieri da La Stampa, di insegnare il tiro a segno a scuola. La smentita del sottosegretario per l’Attuazione del programma, braccio destro della premier, non serve a fermare gli attacchi da parte delle opposizioni, che lo accusano di voler tornare al «libro e moschetto» di epoca fascista. Ma anche dentro la maggioranza si respira qualche perplessità, a cominciare da quella espressa dal vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini: «Non mi pare un’idea illuminata e spero sia una fake news – dice il leader leghista – Io sto lavorando per portare l’educazione stradale a scuola. Se uno vuole fare il tiro a segno, va al poligono nel tempo libero».

Fazzolari nega di aver mai fatto questa ipotesi, la direzione de La Stampa conferma l’attendibilità della fonte che ha ispirato l’articolo, in cui è stata riportata una conversazione tra il sottosegretario e il generale Franco Federici, consigliere militare della presidente del Consiglio, a margine di una conferenza stampa a Palazzo Chigi. Durante la chiacchierata, secondo la ricostruzione, Fazzolari ha proposto l’avvio di «un tavolo per un progetto di insegnamento del tiro a segno nelle scuole». Spiegando che «c’è tutta una rete di associazioni che si possono coinvolgere e mettere in contatto con il mondo delle scuole. È un’attività che io penso meriti la stessa dignità degli altri sport». Interpellato dal nostro giornale, il sottosegretario ribadisce che «con il generale Federici non abbiamo parlato affatto di scuola, ma solo di addestramento delle forze armate. Non mai pensato al tiro a segno a scuola – assicura – Io penso che gli studenti, nell’orario scolastico, debbano fare sport, per formare il loro fisico: corsa, atletica, nuoto. Non certo il tiro a segno, che è uno sport statico e non richiede grande impegno fisico. Quello, nel caso, potranno farlo più avanti, da adulti o anziani». E aggiunge che, comunque, «in Italia a 14 anni si può iniziare a praticare il tiro a segno, il tiro al piattello e il tiro di fossa. Quindi, in generale, la polemica ha poco senso».

 

Lo scontro Fazzolari-Giannini: “Mai detto sparare a scuola”. Il direttore: “Confermo tutto, imparate a governare”

 

Per Meloni questo è «un caso che non esiste: nessuno ha mai pensato una cosa come quella – assicura la premier – Fazzolari dice di non averla mai detta, bisognerebbe prenderne atto». E anche il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, di non voler «perdere il mio tempo a commentare notizie definite infondate dallo stesso Fazzolari». Valutazione completamente opposta dal Partito democratico, che presenta una interrogazione parlamentare alla premier. Peppe Provenzano ironizza su Twitter: «A quando le adunate del sabato, sottosegretario? Avete scambiato il governo del Paese per un’assemblea del Fuan? – scrive su Twitter il vicesegretario dem – Volete trasformare l’Italia nell’incubo trumpiano di disuguaglianze e notizie false contro gli oppositori. Ora anche armi». Stesso registro da parte dell’ex ministro Graziano Delrio: «Che non fossero Ghandi lo immaginavamo, ma John Wayne è troppo – avverte –. I soldi pubblici per insegnare a sparare in una scuola, che è spesso l’unico forte presidio sociale, è folle. Speriamo non sia vero». Mentre il candidato alla segreteria Stefano Bonaccini invita il governo a «evitare di sparare sciocchezze: alla scuola servono fondi, strutture, insegnanti meglio pagati, e diritto allo studio per tutti», dice il presidente dell’Emilia-Romagna. Giuseppe Conte, invece, prende atto della smentita di Fazzolari, ma ricorda che «in campagna elettorale in Polonia gli amici di questa famiglia politica hanno presentato una proposta di legge. Crosetto spinge per gli investimenti militari – spiega il presidente M5s – c’era una misura per la caccia ai cinghiali negli spazi urbani, l’amore per le armi mi sembra evidente». Anche Matteo Renzi fa un accenno alla questione nella sua e-news: «Il Governo ha cancellato la 18App, ma a scuola vuole insegnare a sparare. Meno libri, più pistole?» , domanda il leader di Italia Viva. Mentre il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, definisce l’idea «singolare e allucinante, ma non deve sorprenderci – spiega – visto che il governo è legato a doppio filo con le lobby delle armi».

Da Forza Italia e dalla Lega (Salvini a parte) silenzio assoluto sulla vicenda, mentre da Fratelli d’Italia hanno alzato un muro in difesa del sottosegretario, con una serie di dichiarazioni in successione inviate alle agenzie. «Le opposizioni ormai hanno deciso di fare politica prendendo spunto da notizie false o smentite – dice il capogruppo al Senato Lucio Malan –. Nonostante la smentita ufficiale, sono andati avanti in un crescendo di dichiarazioni basate sul nulla».

Sorgente: Fazzolari e la proposta delle armi nelle scuole: le ultime news sul caso – La Stampa


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