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(PAOLO RUSSO – lastampa.it) – Il Covid batte in ritirata, gli italiani che si vaccinano sempre meno e i magazzini si riempiono di dosi destinate al macero. Con relativo spreco di denari. Partiamo dagli ultimi antidoti arrivati a fine estate, quelli aggiornati su Omicron 4 e 5, dominanti fino ad ora in Italia. Di questi ancora da somministrare ne resterebbero 15 milioni, molti dei quali destinati a restare imballati nelle loro scatole, visto che in sette giorni, dal 23 al 29 gennaio, la media delle somministrazioni è stata di 6.968 al giorno e il numero è in costante calo, oltre il 30% in meno rispetto alla settimana precedente. A questi 15 milioni vanno aggiunti poi i 19 milioni di dosi aggiornate su Omicron 1, approvate dall’europea Ema prima e dalla nostra Aifa poi, appena una manciata di giorni prima che venisse accesa la luce verde a quelli aggiornati sulle nuove sottovarianti di Omicron, che quasi tutti hanno preteso gli venissero somministrati, nonostante gli esperti dell’ex Cts si affannassero a a dire che più o meno pari erano rispetto a quelli tarati sulla versione originaria di Omicron, oramai scomparsa in Italia. Fin qui per restare all’era Omicron. Perché alla conta degli antidoti inutilizzati vanno poi aggiunti i 28 milioni andati in scadenza a fine anno, secondo quanto affermato a suo tempo dallo stesso generale Tommaso Petroni, a capo della task force per il completamento della campagna vaccinale. A questi vanno infine sommati i 60 milioni di dosi donate all’Africa. Rimaste n larga parte inutilizzate, soprattutto per problemi logistici, visto che il maggior fabbisogno di vaccini è proprio in quelle aree dove spesso non esiste nemmeno l’energia elettrica e tantomeno le celle frigorifere necessarie a conservarli alle basse temperature che le fiale anti Covid richiedono.

Fatta la somma si arriva a 122 milioni di dosi inutilizzate, che ai prezzi medi dei vaccini acquistati dall’Europa fanno circa 2 miliardi gettati al vento. Anche se, è bene ricordarlo, gli acquisti sono sempre stati fatti a livello centralizzato dall’Ue, che poi li ha ridistribuiti per quota parte ai singoli Paesi. Fermo restando che l’Italia sarà comunque chiamata a pagare il conto. L’Europa ha come sempre puntato a garantire la massima copertura vaccinale possibile, hanno sempre ricordato in passato Aifa e Consiglio Superiore di Sanità. Ma resta da capire perché si sia deciso a settembre di partire subito con milioni di vaccini che sarebbero stati superati a breve da prodotti più aggiornati, pur avendo in cascina ancora milioni di dosi inutilizzate di antidoti tarati sul ceppo originario di Wuhan. Tra l’altro ampiamente efficaci a prevenire i rischi di ospedalizzazione e di morte, che non essendo di fatto più possibile contenere i contagi, sono poi i veri bersagli della campagna vaccinale.

Intanto la campagna vaccinale è praticamente ferma al palo. Il tasso di copertura delle quarti dosi, raccomandate a over 60 , ospiti delle Rsa e fragili è ferma al 30,6% dei 19,1 milioni che potrebbero riceverla da subito, informa il report odierno della Fondazione Gimbe. Nette le differenze regionali, dal 13,8% della Calabria al 44% del più virtuoso Piemonte. Peggio ancora va per le quinte dosi, raccomandate invece agli over80, oltre che a fragili e ricoverati nelle Rsa. In questo caso dei 2,5 milioni che avrebbero potuto ricevere subito il terzo richiamo, a porgere il braccio sono stati appena 400 mila, il 13,5% della platea. Anche in questo caso con grandi differenze da un angolo all’altro del Paese, partendo dal record negativo della Campania, ferma al 4,5% per arrivare sempre al Piemonte, che detiene il record dei vaccinati, ma con un pur sempre misero 25,8% degli aventi diritto.

Sorgente: Covid e il grande spreco dei vaccini: 122 milioni di dosi scadute e rimaste nei magazzini, così l’Italia ha buttato 2 miliardi di euro – infosannio – notizie online


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