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24 July 2024
0 4 minuti 2 anni

La fine di un papato paradossale

Le dimissioni di Benedetto XVI, annunciate l’11 febbraio, segnano la fine di un pontificato infelice e discusso durato otto anni. Joseph Ratzinger è arrivato alla più alta carica della gerarchia cattolica con la fama di intellettuale provocatorio e conservatore. I messaggi che ha cercato di trasmettere, però, sono stati smorzati da una serie di polemiche che lui stesso ha contribuito ad alimentare e dallo scalpore suscitato, soprattutto in Europa, dagli abusi sui minorenni commessi dai sacerdoti.

Dato che Ratzinger ha trascorso quasi un quarto di secolo in Vaticano era ovvio, per i cardinali che lo avevano eletto, aspettarsi che ne comprendesse bene le dinamiche interne e che fosse disposto a migliorarne il funzionamento. Anche se era stato un influente e fidato luogotenente di Giovanni Paolo II, però, il nuovo papa rappresentava un paradosso. Da un lato era intellettualmente spietato. E non per niente si era guadagnato il soprannome di “rottweiler di Dio”. Dall’altro lato, come molti studiosi, era timido e totalmente privo del vigore necessario a riformare un clero da sempre refrattario al cambiamento.

Gli abusi sessuali
Gli scandali legati agli abusi sessuali hanno dominato gli otto anni in cui Benedetto XVI ha guidato i cattolici di tutto il mondo. Prima che diventasse papa c’erano stati scandali negli Stati Uniti e in Irlanda. Nel 2010, tuttavia, sono emerse prove di abusi sessuali commessi dai sacerdoti in molti paesi dell’Europa continentale, in particolare inAustria, Belgio, Paesi Bassi, Norvegia e Germania, e uno di questi scandali toccava personalmente il papa. Si è saputo, infatti, che all’epoca in cui Ratzinger era arcivescovo a Monaco, un prete noto per aver molestato dei ragazzini era stato trasferito in modo discreto, e dopo un po’ di tempo aveva avuto il permesso di esercitare di nuovo le sue funzioni pastorali a contatto con i giovani. L’ondata di accuse ha provocato una battuta d’arresto per il progetto alla base del pontificato di Benedetto XVI, che si proponeva di avviare la rievangelizzazione dell’Europa, il cuore del cattolicesimo: per questo motivo il papa aveva scelto di chiamarsi come il santo patrono del continente, san Benedetto da Norcia. Ora che si prepara a lasciare il suo incarico, in Europa i fedeli sono meno di quanti erano quando è stato eletto. Secondo molti, questo si deve in gran parte alla rabbia e alla disperazione dei cattolici per gli scandali sessuali.

Per i sostenitori di Benedetto XVI si tratta di un esito paradossale e profondamente ingiusto. Nel 2001 il suo predecessore, Giovanni Paolo II, aveva affidato la gestione dei casi di abusi sessuali alla Congregazione per la dottrina della fede, all’epoca diretta da Joseph Ratzinger. Con grande diligenza il futuro Benedetto XVI aveva letto personalmente gran parte delle testimonianze e, riferiscono i suoi difensori, ne era rimasto profondamente scosso e commosso. A partire da quel momento, proseguono i suoi sostenitori, fu determinato – molto più del suo predecessore – a fare tutto ciò che era in suo potere per impedire le violenze sessuali dei preti cattolici su bambini e adolescenti. E pare si riferisse proprio a questo quando, nel 2005, mentre Giovanni Paolo II giaceva agonizzante, espresse disprezzo per “la sporcizia che c’è nella chiesa”.

Sorgente: La fine di un papato paradossale – John Hooper – Internazionale


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