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di Guido Santevecchi

L’improvvisa esplosione dei contagi in Cina preoccupa l’Oms. Mancano dati affidabili, ma dalle megalopoli arrivano testimonianze come quelle di un ospedale di Shanghai: «Siamo in una battaglia tragica, su 25 milioni di abitanti i contagiati sono almeno 5,4 milioni»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE A PECHINO
«La Cina dichiara numeri relativamente bassi di ricoveri in terapia intensiva, ma da quello che sentiamo dire (testimonianze, foto e filmati sui social cinesi, ndr) le terapie intensive si stanno saturando».

Dice così Mike Ryan, direttore delle emergenze per l’Organizzazione mondiale della sanità. Il funzionario Oms aggiunge: «Non vorrei dire che la Cina sta deliberatamente omettendo di informarci sulla situazione, penso che siano dietro la curva (dei contagi, ndr)».

Pochi giorni fa l’Oms vedeva come imminente la fine della pandemia da Covid-19, perché con i vaccini e le terapie il mondo ha imparato a convivere con il coronavirus.

L’improvvisa esplosione dei contagi in Cina ha fatto cambiare opinione all’Organizzazione basata a Ginevra, che ora si dice «molto preoccupata», chiede «dati più precisi per poter valutare il rischio» e invoca un’accelerazione sui vaccini.

Sarà difficile avere certezze da Pechino, perché secondo la sua statistica statale non è morto nessuno per il coronavirus negli ultimi due giorni.

È l’effetto del nuovo sistema di conteggio delle vittime, annunciato martedì sera dalla Commissione sanitaria nazionale: i decessi di pazienti positivi vengono registrati come «morti per Covid-19» solo se la fine è stata causata da polmonite e insufficienza respiratoria, senza altre patologie.

Ecco perché, nonostante Pechino da due settimane sia stata aggredita da un’ondata senza precedenti di infezioni, anche ieri (per le autorità sanitarie) nessuno è stato ucciso dal Covid. Nei certificati di morte vengono segnalati come motivo l’arresto cardiocircolatorio o altre malattie che bloccano il funzionamento di organi vitali.

Il dottor Ryan ammette che per valutare lo stato dell’ondata di Covid-19 in Cina, il suo dipartimento si sta affidando all’«aneddotica».

Eccone uno, di questi aneddoti, comparso sul profilo ufficiale WeChat dell’ospedale Deji di Shanghai: «Siamo in una battaglia tragica, non abbiamo scelta, non possiamo ritirarci». L’ospedale valuta che sui 25 milioni di abitanti di Shanghai già 5,4 milioni siano stati contagiati dal coronavirus in questa ondata e prevede che entro fine anno il numero arriverà a 12 milioni.

La Commissione sanitaria nazionale di Pechino ha registrato oggi 3.030 contagiati sintomatici, 45 casi gravi, zero decessi. Le autorità hanno smesso da dieci giorni di registrare i casi asintomatici o con sintomi lievi. Sono questi numeri che lasciano perplesso il direttore delle emergenze all’Oms di Ginevra.

Le autorità annunciano l’incremento dei posti letto in terapia intensiva e hanno ordinato alle industrie farmaceutiche di accelerare la produzione di antipiretici e antivirali.

La stampa di Pechino scrive che si aspettano tre ondate entro marzo e «gli esperti prevedono il ritorno alla normalità in primavera».

La Cina ha sviluppato nove vaccini nazionali, che però vanno ancora aggiornati per la variante Omicron e sono stati purtroppo diffusi poco nella fascia di popolazione più anziana.

Il dipartimento di Stato di Washington ha detto che bisogna vigilare perché in questa situazione c’è la possibilità che il coronavirus muti ancora mentre si diffonde in Cina e rappresenti «una nuova minaccia per la popolazione mondiale».

Dalla Germania mercoledì è partito un carico di vaccini BioNTech, il primo verso la Cina da quando è scoppiata la pandemia. Le dosi sono destinate ai 20 mila cittadini tedeschi residenti in Cina. È il frutto di un accordo siglato a novembre tra il cancelliere Olaf Scholz e Xi Jinping e anche se limitato è un passo nella giusta direzione di una cooperazione nel campo dei vaccini.

L’Amministrazione americana ha offerto collaborazione a Pechino, ma data la rivalità politica tra le due superpotenze appare altamente improbabile che i cinesi accettino forniture massicce di farmaci made in Usa.

Per la pandemia nel mondo sono stati registrati quasi 700 milioni di contagi e più di sei milioni di morti.

La Cina in totale ha contato 5.241 decessi, quasi tutti nei primi tre mesi disastrosi di Wuhan tra gennaio e marzo 2020. Il 90% dei casi in questa ondata appare composto da asintomatici, ma la mortalità così bassa tra i pazienti cinesi con sintomi sembra implausibile di fronte alle statistiche mondiali, che oscillano tra i 2.400 e i 3.000 decessi per milione di abitanti. Mentre la Cina è ferma a 3 per milione.

Sorgente: Covid, in Cina «le terapie intensive si stanno saturando». L’Oms: «Pechino sottostima la curva dei contagi»


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