Gli utili idioti nella criminalizzazione del dissenso | Left

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Si fa fatica crederci che negli ultimi giorni il dibattito della politica italiana si sia concentrato su episodi che in un quotidiano intellettualmente onesto sarebbero due righe di notizia breve per occupare un piede e un balcone. Prima c’è stata la valanga di odio per dei giovani che hanno imbrattato un vetro di un quadro […]

Si fa fatica crederci che negli ultimi giorni il dibattito della politica italiana si sia concentrato su episodi che in un quotidiano intellettualmente onesto sarebbero due righe di notizia breve per occupare un piede e un balcone.

Prima c’è stata la valanga di odio per dei giovani che hanno imbrattato un vetro di un quadro di Van Gogh. Per la stampa è stato facile: basta togliere la parola dal vetro – anche solo nel titolo dell’articolo – per lasciare intendere che dei pericolosi jihadisti dell’ambiente abbiano profanato qualche capolavoro artistico. Si trattava di un’azione dimostrativa con salsa di pomodoro su un vetro. Eppure contro i giovani attivisti si è scatenata tutta la schiera di presunti progressisti. La scena, vista da fuori, è piuttosto comica poiché credere di costruire consenso sui combustibili fossili e sulle centrali nucleari criminalizzando del sugo sul vetro può venire in mente solo all’indecente classe politica e giornalistica che si dice progressista dalle nostre parti.

Passa qualche ora e siamo al nuovo allarme. “La Russa Garbatella ti schifa”, appare su una saracinesca di una vecchia sede del Movimento sociale e poi di Fratelli d’Italia. Immaginate una persona qualsiasi bussare alla porta dei carabinieri della sua zona affermando di essere a rischio di vita per una scritta del genere. Dovrebbe fare quell’effetto lì, una risata con un po’ di compassione e chiusa la faccenda. Invece la “minaccia” viene cavalcata a destra (è normale, è l’indecente gioco della politica) ma soprattutto dalla solita schiera di presunti progressisti. Un illuminato giornalista di un quotidiano piemontese intravede addirittura il pericolo del ritorno delle Brigate rosse per una stella («a cinque punte!», gridano tutti) che è lo stesso simbolo che il suo editore stampa su un modello di auto per renderlo più appetibile.

Sarebbe già tutto abbastanza desolante se non fosse che il segretario del Partito democratico si prodighi per esprimere solidarietà a La Russa, legittimando di fatto la cretinata. Del resto proviamo a scriverlo da anni: la criminalizzazione del dissenso, di qualsiasi dissenso che non sia sorridente e su carta bollata è un’operazione che avviene da sempre ma gli utili idioti progressisti che alimentano questa tecnica sono un fenomeno esploso con virulenza in questi ultimi tempi. Per avere contezza dello squilibrio vi basta andare a cercare lo sdegno per le scritte fasciste (quelle sì) contro Nedo Fiano: ne troverete pochissime.

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Luna Rossa

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