L’arma segreta fertilizzanti nella guerra del cibo che ci nascondono –

L’arma segreta fertilizzanti nella guerra del cibo che ci nascondono –

31 Maggio 2022 0 Di Luna Rossa

Ecco come salta la ‘catena globale’ del cibo. Mancano i fertilizzanti e i poveri fanno la fame. Il collasso di un sistema. Tra sopravvivere e morire di fame. Prezzo dei fertilizzanti + 320 %. Non ‘se’ carestia, ma ‘quanta’. Fertilizzanti e ambiente e il caso Sri Lanka.

Il collasso di un sistema

Una catastrofe è sempre il collasso di un sistema, che era tenuto in piedi da vari elementi. In questo senso, lo spettro della carestia biblica, che aleggia sul pianeta, ha diverse origini. In primis, è ovvio, la guerra scatenata da Putin in Ucraina. A seguire (o a precedere, dipende dai punti di vista), la pandemia e l’interruzione della catena degli approvvigionamenti. Nel primo caso, è stato bloccato il vitale export di cereali e oli vegetali. Nel secondo, è saltato il rifornimento delle materie prime, indispensabili per il corretto funzionamento di una moderna agricoltura intensiva. E ciò di cui ci occupiamo oggi, cioè di un fattore che fa la differenza tra sopravvivere e morire di fame: i fertilizzanti.

Tra sopravvivere e morire di fame

Senza questi “additivi”, piaccia o no ai “naturisti, le rese per ettaro crollano drammaticamente. Il che significa, che i costi alla produzione s’impennano e prezzi finali esplodono. Chi ha un minimo di “grasso” di riserva resiste, ma le popolazioni del Terzo mondo, appese al filo del centesimo, restano stritolate da un mercato all’ultimo sangue.

+ 320 %

Secondo il report di Christine Ro, della BBC, l’anno scorso (e ancora non c’era la guerra in Ucraina) il prezzo dei fertilizzanti si è impennato del 320%. Motivi? L’interruzione della catena degli approvvigionamenti, il costo dei noli marittimi, la fiammata della ripresa post-pandemica, con lo sbilanciamento tra domanda e offerta e l’astronomico rialzo del costo del gas. Che era già alto prima dell’invasione di Putin.

Le sanzioni contro chi?

Le sanzioni hanno aggravato la situazione, perché la Russia produce grandi quantità di ammoniaca, materia prima indispensabile per i concimi azotati. L’America (e l’Occidente) si è accorta con colpevole ritardo di essere appesa al gancio di Mosca, anche in questo campo, e Biden ha cercato di correre ai ripari. L’USDA, il Ministero per l’Agricoltura di Washington, ha comunicato che stanzierà 250 milioni di dollari, quest’estate, “per fertilizzanti americani innovativi” e “per rispondere all’aumento dei prezzi di Putin”. Patetica bugia dal vago sapore elettoralistico, quest’ultima, perché, come sa tutto il mondo,  i prezzi erano più che triplicati già l’anno scorso. E Biden non aveva mosso un dito. Certo, adesso, dopo il macello combinato dalle armate russe in Ucraina, la situazione si è fatta veramente critica.

Yara International

Sven Tore Holsether, chairman della norvegese “Yara International”, un gigante del settore, ha ribadito che senza l’ammoniaca, il potassio e il fosforo della Russia la produzione di fertilizzanti diventa difficile. “Metà della popolazione mondiale riceve cibo grazie ai fertilizzanti – ha detto Holsether – e se questi vengono rimossi dei campi per alcune colture, la resa per ettaro diminuisce del 50%. Il problema non è se ci stiamo muovendo verso una crisi alimentare globale. Questo è sicuro. Ma, piuttosto, quanto sarà grande “.

Non ‘se’ carestia, ma ‘quanta’

Quella del cibo è una delle catene di approvvigionamento globale più delicate. Già era sottoposta a pressioni violente, sia per i cambiamenti climatici, che avevano sconvolto il ciclo dei raccolti, e sia per l’incremento esponenziale della popolazione globale. Senza richiamare vecchie teorie economiche, l’attuale situazione planetaria ricorda molto da vicino i casi-scuola dei “rendimenti marginali decrescenti” o, se volete, le celebri teorie malthusiane. La pandemia, la ripresa post-pandemica (accompagnata da una selvaggia speculazione) e poi la guerra, hanno reso tutti i precedenti equilibri cronicamente traballanti.

Fertilizzanti e ambiente

Naturalmente, una delle obiezioni (fondate) che viene posta all’uso intensivo dei fertilizzanti (e degli antiparassitari) è la loro capacità di inquinare i terreni in cui sono utilizzati e, in special modo, le falde acquifere. Anche qui si tratta di applicare, correttamente, un’analisi costi-benefici. Secondo Hannah Ritchie (“Our World in Data”), c’è una “asimmetria” negativa nell’impiego di concimi chimici. Alcuni esagerano (Stati Unit, Cina, India), mentre altri, invece, dovrebbero usarne di più (la maggior parte dei Paesi africani).

Ambientalismo a buonsenso

Tuttavia, a volte, le raccomandazioni “ambientaliste”, sottoscritte al buio, provocano disastri. Nel 2021, ad esempio, il governo dello Sri Lanka ha vietato l’uso di fertilizzanti sintetici, imponendo quelli organici. Ormai abituati a condurre un’agricoltura intensiva “chimica”, i coltivatori sono andati in crisi e l’agricoltura è sprofondata, trascinandosi appresso l’economia del Paese. Si è cercato di fare marcia indietro, ma era ormai troppo tardi e il risultato finale è stato un vero fallimento.

In senso letterale: perché, anche per la disastrosa “rivoluzione” agricola, il Paese è andato in bancarotta.

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AVEVAMO DETTO

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