Weekend di morte nel Mediterraneo centrale | il manifesto

Weekend di morte nel Mediterraneo centrale | il manifesto

12 Aprile 2022 0 Di Luna Rossa

Migranti. Quattro naufragi al largo di Tunisia e Libia: oltre 60 tra morti e dispersi. Sea-Watch 3 salva 34 persone da gommone affondato, erano partiti in 53

Lungo le rotte migratorie che da Tunisia e Libia portano in Italia è stato un fine settimana di morte quello appena trascorso. Una strage continua che non fa rumore. Alarm Phone ha denunciato due naufragi al largo delle coste tunisine di Sfax: sabato una barca con 30 persone si è ribaltata, 20 i superstiti e sei i corpi recuperati; domenica in un altro incidente si sono contati 19 sopravvissuti, quattro corpi e 10 dispersi. Lo stesso giorno, riporta l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), un barcone si è ribaltato davanti a Surman, Libia occidentale, provocando quattro morti e 14 dispersi. Due i superstiti.

Sabato, invece, la Sea-Watch 3 ha risposto a un mayday per un’imbarcazione in difficoltà al largo della città libica di Zuara. Sulla scena c’era la motovedetta Fezzan della sedicente «guardia costiera» di Tripoli. Il gommone era affondato e le persone in acqua. L’equipaggio della Ong è riuscito a mettere al sicuro 34 migranti. «I superstiti hanno riferito che inizialmente sulla barca c’erano 53 persone e che hanno visto compagni di viaggio e parenti annegare», scrive Sea-Watch. Non si sa se qualcuno è stato preso dai libici o se tutti quelli che mancano sono morti. Terribili le immagini: uomini in mare aggrappati disperatamente a salvagenti e gonfiabili usati nel soccorso, altri in lacrime o con gli occhi sbarrati dopo lo scampato pericolo. «Nel Mediterraneo si continua a morire perché mancano i soccorsi. Non possiamo avere due pesi e due misure», ha dichiarato il parlamentare Pd Erasmo Palazzotto.

AL MOMENTO nella zona Sar (search and rescue) c’è solo la Mare Jonio di Mediterranea, salpata sabato scorso. Dopo il drammatico episodio la Sea-Watch 3 ha rivolto la prua a nord. Durante la navigazione sei migranti sono stati evacuati d’urgenza: il primo domenica sera da un elicottero maltese per gravi problemi di salute; gli altri lunedì mattina dalla guardia costiera italiana, che li ha trasferiti a Lampedusa. Tra loro due donne incinte. A bordo rimangono 205 naufraghi salvati in cinque interventi. Il partito dei Radicali Italiani ha chiesto che venga assegnato subito un porto sicuro.

Anche sulla maggiore delle Pelagie è stato un fine settimana agitato: 829 gli sbarchi autonomi. Egitto, Siria, Sudan, Somalia, Niger ed Eritrea le nazionalità principali. Sono partiti con barchini dalla Tunisia e con barconi dalla Libia. «Un ragazzo eritreo ci ha raccontato di aver fatto quattro tentativi prima di riuscire ad arrivare. Ogni volta è stato catturato dai libici, arrestato e costretto a pagare per uscire», racconta Giovanni D’Ambrosio, che con il progetto Mediterranean Hope offre assistenza al molo Favaloro.

«LAMPEDUSA COME SEMPRE continua a fare la sua parte, ma è inquietante il silenzio delle istituzioni italiane ed europee – ha dichiarato il sindaco Totò Martello – Le emergenze umanitarie devono essere valutate tutte con la stessa attenzione, anche quelle del Sud del mondo, anche quelle che coinvolgono persone che hanno il colore della pelle diverso dal nostro». Per ridurre le presenze nell’hotspot di Contrada Imbriacola 104 minori sono stati trasferiti in Sicilia con il traghetto di linea Sansovino, mentre 160 adulti sono stati imbarcati sulla nave quarantena Moby Dada.

Dall’inizio dell’anno 3.968 migranti sono stati intercettati dai libici e trasferiti nei terribili centri di detenzione. 497 soltanto negli ultimi sette giorni. I dati sono dell’Oim, che conta 475 morti confermate nel 2022 lungo la rotta centrale. Molte, però, mancano all’appello.

SOLO NELLE ULTIME cinque settimane, oltre ai casi già citati, Alarm Phone ha dato notizia dei seguenti naufragi: 4 marzo, 60 persone partite da Medhia in Tunisia, 25 corpi recuperati, gli altri dispersi; 10 marzo, 24 migranti partiti da Sfax, tutti dispersi; 12 marzo, 20 morti al largo della città libica di Tobruk; 12/13 marzo, quattro corpi restituiti dal mare nella Libia occidentale; 17 marzo, scomparse 7 persone partite dall’Algeria; 23 marzo, vicino Sfax sei corpi, tre sopravvissuti e un numero sconosciuto di dispersi; 30 marzo/1 aprile 11 morti, 100 superstiti e 30 dispersi nelle acque di Khoms (Libia); il giorno dopo altri 96 morti nella stessa zona e quattro sopravvissuti; un corpo ritrovato il 3 aprile nella Libia occidentale e altri 3 al largo di Zawiya una settimana dopo.

Nel pallottoliere dell’orrore si sommano le vite di donne, uomini e bambini.

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