Sull’embargo del gas russo, la realpolitik tedesca e l’ideologismo di casa –

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23 Aprile 2022 0 Di Luna Rossa
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L’Italia più americana del resto d’Europa. Francia e Germania si smarcano da Usa e Nato: “Non saremo cobelligeranti”. Macron: “Ue sostenga Kiev, ma parli con Putin”. E oggi Michele Marsonet è particolarmente severo.
«La recente proposta del segretario del PD, Enrico Letta, di bloccare totalmente la nostra importazione di gas russo ha destato sconcerto e preoccupazione. Innanzitutto nello stesso Partito Democratico, dove molti deputati e senatori si sono dichiarati contrari. E anche il segretario di Azione, Carlo Calenda, ha dichiarato che in casi come questi “ci vuole più serietà”».

L’imperativo Usa

Com’è noto una simile strategia è fortemente caldeggiata dall’amministrazione Biden, che sta spingendo i Paesi della UE ad adottarla senza troppi indugi. Si noti però che gli americani possono permetterselo, giacché gli Stati Uniti sono autosufficienti dal punto di vista energetico grazie alle loro enormi riserve di petrolio e di “shale gas”.
Purtroppo non è così per gli europei che, in caso di blocco totale dell’importazione del gas russo sono costretti a trovare nell’immediato fornitori alternativi, in grado di esportare almeno gli stessi quantitativi che finora Mosca ha garantito. E non è detto che ciò sia possibile, nonostante i continui viaggi del nostro ministro degli Esteri Di Maio volti a reperire Paesi disposti a colmare i buchi lasciati dall’eventuale blocco di cui sopra.

Tra condanna e suicidio

Fatta salva la necessaria condanna dell’invasione dell’Ucraina, occorre pure essere realisti e tenere conto delle conseguenze che il blocco comporterebbe per le industrie e le famiglie italiane. E’ chiaro che un’azione di quel tipo rischia di farci sprofondare in una crisi economica di proporzioni tragiche, proprio quando il Pil forniva timidi segnali di ripresa (peraltro già indicati in ribasso). E quando non si capisce ancora che fine farà il celebre Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), varato dalla UE prima che scoppiasse la crisi ucraina.
L’offerta americana di inviare via mare in Europa delle quantità di gas liquido non risolve il problema per parecchi motivi. In primo luogo perché ha un costo assai maggiore del gas che importiamo dalla Russia, e poi perché non abbiamo abbastanza rigassificatori in grado di riportare il prodotto dallo stato liquido (GNL), utilizzato nel trasporto marittimo, a quello gassoso richiesto per il consumo. Altro segno, questo, delle gravi carenze italiane in tema di politica energetica.

La Germania e i conti in tasca

Non è quindi un caso che il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, sia contrario alla richiesta americana di blocco totale delle importazioni dalla Russia, essendo la Germania la prima importatrice europea (l’Italia è seconda). In altri termini molti governi non vogliono causare nei loro Paesi una crisi economica da cui sarebbe molto difficile uscire. Si noti tra l’altro che la Confindustria tedesca e la Bundesbank sono perfettamente in sintonia con la posizione di Scholz. Secondo i loro calcoli, il blocco anzidetto porterebbe l’economia della Germania in recessione, causando una contrazione del Pil del 2%.
Ma altrettanto drammatiche sarebbero le conseguenze in Italia, nonostante le affrettate dichiarazioni di Letta e lo strano invito del premier Mario Draghi a scegliere tra condizionatori e libertà, una frase che nessuno si attendeva da un uomo che ha una grande esperienza internazionale. Dulcis in fundo, pure il segretario al Tesoro Usa, Janet Allen, ha invitato gli europei ad essere prudenti poiché l’embargo danneggerebbe di più le nazioni della UE che non la Federazione Russa.

I grandi quotidiani schierati

Alcuni grandi quotidiani italiani, con in testa “Corsera” e “Repubblica”, stanno duramente attaccando Scholz e accusano la Germania di essere il “ventre molle” dell’Europa, anche perché il cancelliere socialdemocratico rifiuta di inviare all’Ucraina armamenti pesanti. A mio avviso, invece, i tedeschi hanno ragioni da vendere, e la scelta di non cedere alle richieste di Biden è del tutto motivata. Certo, ci troviamo quindi di fronte a una strada molto stretta, che può costringerci a condannare Putin per l’invasione, senza però rinunciare a forniture energetiche fondamentali per l’economia e per la vita quotidiana dei cittadini. Da notare, tra l’altro, che anche la stessa Ucraina dipende per il suo fabbisogno energetico dal gas russo in modo pressoché totale, e continua a pagarlo (incredibile, ma vero).

Irrealismo ideologico

Per tutti i motivi anzidetti una proposta come quella di Enrico Letta appare non solo pericolosa, ma anche irrealistica. Per fortuna le reazioni negative ci sono state, anche nel suo stesso partito, ed è auspicabile che tutti i politici nostrani dimostrino maggiore senso di responsabilità quando trattano temi così cruciali.

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