“Pace o condizionatore?”: e intanto la Colussi manda 300 operai in cassa integrazione

“Pace o condizionatore?”: e intanto la Colussi manda 300 operai in cassa integrazione

8 Aprile 2022 0 Di Luna Rossa

La Colussi di Petrignano d’Assisi ha deciso di mandare in cassa integrazione 300 operai per tredici settimane. Sono i primi effetti della guerra, sul fronte energetico. E aumenta quindi ancora di più la rabbia per la domanda posta in conferenza stampa dal Premier Mario Draghi: “preferiamo la pace o il condizionatore acceso questa estate?”

Mentre fanno ancora discutere le parole di ieri del premier Mario Draghi sulla scelta tra pace e condizionatore acceso questa estate, dall’Umbria viene rilanciata la notizia secondo cui 300 operai della storica azienda Colussi di Petrignano d’Assisi sono stati mandati in cassa integrazione. Non ci sono, almeno per il momento, le condizioni per poter continuare a lavorare. E’ l’effetto del caro energia, dell’assenza delle materie prime, che si traduce in minor produzione e quindi in… lavoratori a casa. E’ l’effetto, in termini più generali, della guerra in Ucraina e delle sanzioni dell’Italia nei confronti della Russia, sanzioni che di certo non stanno facendo il solletico al nostro paese, come dimostra proprio l’esempio della Colussi, solo l’anticipazione di quello che potrebbe accadere a tante altre aziende nel futuro prossimo.

E aumenta quindi la rabbia per la domanda posta ieri in conferenza stampa dal Presidente del Consiglio. Come se fosse il condizionatore il problema delle sanzioni in Russia e non il blocco di import di gas e petrolio che si ripercuotono nella mancanza di materie prime per le attività lavorative, costrette a mandare in cassa integrazione oggi e, chissà, al licenziamento domani. O, peggio ancora, a chiusura e fallimento. Tornando alla Colussi, l’azienda ha chiesto la Cigo la cassa integrazione per le prossime tredici settimane, a partire dal 4 aprile, e cioè lunedì. I sindacati hanno però espresso “profonda preoccupazione perché, come al solito, la Colussi tra le grandi aziende, è quella che risente, per prima e di più, delle crisi di sistema. Malgrado le recenti riorganizzazioni non riesce a scrollarsi di dosso alcune inefficienze”.

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