Dagli Usa 100 droni kamikaze. Zelensky: «Senza altre sanzioni, Putin andrà avanti» | Le news di oggi in diretta

Dagli Usa 100 droni kamikaze. Zelensky: «Senza altre sanzioni, Putin andrà avanti» | Le news di oggi in diretta

7 Aprile 2022 0 Di Luna Rossa
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di Lorenzo Cremonesi, Giusi Fasano, Andrea Nicastro, Marta Serafini, Paolo Foschi

Le notizie di giovedì 7 aprile sulla guerra, minuto per minuto. Zelensky: bene le sanzioni ma occorre fare ancora di più. Il Pentagono: i russi si sono ritirati da Kiev e da Kharkiv. La Cina chiede un’inchiesta sul massacro di Bucha

• La guerra in Ucraina è al 43esimo giorno, di trattative non si parla più, e i combattimenti infuriano nell’est del Paese, dove la gente continua a scappare. La Nato non esclude che il conflitto possa durare anni, ma il riarmo ucraino procede massiccio e la controffensiva sembra possibile.
• Il presidente ucraino Zelensky, dopo essere intervenuto al Consiglio Onu, nella notte ha definito «spettacolari» le nuove sanzioni, ma ha avvertito che non bastano: «Sanzioni deboli saranno interpretate da Putin come un via libera a continuare»
• Papa Francesco ha mostrato ieri la bandiera ucraina da Bucha: «Il sangue innocente grida fino al cielo».
• Gli Usa hanno sanzionato le figlie adulte di Putin e la figlia di Lavrov.

***

Ore 9.30 — Biden non vuole affondare il colpo contro Putin — per ora
«Biden non ha intenzione di affondare il colpo contro Putin, non sta perseguendo la sua sconfitta militare nell’immediato».

A scriverlo, in un articolo da non perdere per capire che cosa stia succedendo nell’Amministrazione Usa — e che cosa possa accadere all’incontro tra i ministri degli Esteri della Nato, oggi — è Giuseppe Sarcina, corrispondente da Washington.

Il presidente Usa «si prepara a uno scontro sul lungo periodo».

L’articolo completo è qui.

Ore 9.00 — La pace o il condizionatore acceso?
(Gianluca Mercuri) «Ci chiediamo se il prezzo del gas possa essere scambiato con la pace. Preferiamo la pace o il condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre».

Questa domanda Mario Draghi l’ha posta agli italiani mentre presentava il Def, il Documento di economia e finanza con cui il governo ha stanziato altri 5 miliardi per famiglie e imprese.

È una domanda più simbolica che retorica, una domanda che prova a riassumere in modo volutamente semplice questioni gigantesche, e che per questo qualche occhiuto esperto di geopolitica ha subito liquidato in tv come semplicistica, impropria, fuorviante, «perché non è con le sanzioni, nemmeno con quelle sul gas, che la Russia si ritirerà dall’Ucraina».

Ma siccome l’unico modo certo (certo?) per fare ritirare la Russia sarebbe farle tutti la guerra, e questo non lo vuole fare nessuno, restano le sanzioni. E tra le sanzioni, la fine dell’acquisto di gas russo è quella che farebbe più male a Putin.

Attenzione: non ci siamo ancora arrivati, non sarà nel nuovo pacchetto che l’Unione europea varerà oggi. Ma Draghi ha fatto capire di essere favorevole a questa svolta, in un modo mai così evidente: «Lo stop alla fornitura di gas russo non è un’ipotesi al momento oggetto di discussione. Ma la situazione si sta modificando davanti ai nostri occhi, le devastazioni e i massacri ci hanno sorpreso. L’aggressione premeditata della Russia si stava svolgendo in un modo terribile, ma ora sembra che i massacri di civili e bambini aumentino e questo porta a sanzioni sempre più severe. Oggi l’embargo del gas non è sul tavolo, non so se lo sarà mai, ma tanto più diventa orrenda questa guerra tanto più i paesi alleati si chiedono: in assenza di una nostra diretta partecipazione alla guerra cosa possiamo fare per farla smettere? Per consentire all’Ucraina di sedersi al tavolo di pace in una posizione da non serva».

Da qui la domanda simbolica del presidente del Consiglio: «Io credo che la questione sia fra la pace e il funzionamento del termosifone, o dell’aria condizionata in estate, penso che sia questa la domanda che dobbiamo farci e che faccio anche io».

E qui si pongono diverse questioni politiche fondamentali:

•Il possibile strappo con l’Europa
Draghi insiste nel chiedere un tetto al prezzo del gas come base per una politica energetica comune: «Aspettiamo una risposta della Ue, che fra giorni farà una proposta, ma possiamo anche procedere con provvedimenti nazionali. Germania e Olanda non sono d’accordo, ma ad un certo punto possiamo anche fare da soli». Non sarebbe la prima volta, d’altronde, che l’ultra-europeista Draghi prende una decisione che spinge l’Europa avanti.

•La nozione di interesse nazionale
Draghi vuole imporre una visione a lungo termine su quella ristretta: che l’Italia non sia più sospettabile di essere incline ai «giri di valzer» diplomatici, che sia percepita come un perno inscalfibile del sistema di alleanze e di valori dell’Occidente, è la cosa più importante di tutte. Così importante da essere preliminare rispetto alle implicazioni di politica energetica.

•La politica è pronta a questa svolta?
L’unico partito apertamente favorevole alle sanzioni sul gas è il Pd. La posizione di Giorgia Meloni, oggi all’opposizione e possibile premier tra un anno, è questa: «La questione del taglio del gas e del petrolio è delicata, va esaminata non con un titolo o con uno slogan, ma con una serie analisi costi-benefici. Non si tratta di spegnere la luce da una stanza ma capire che senza l’energia le nostre industrie rischiano seriamente, sarebbe un suicidio». Non certo un sì, ma nemmeno un no totale. La questione è: con l’avvicinarsi della campagna elettorale, quali partiti resisteranno alla tentazione di dire no all’embargo per «difendere le famiglie» dal caro bollette?

•E la gente?
Secondo un sondaggio Ispi/Ipsos, «sono già quasi 9 su 10 (86%) le persone che si dicono disposte a ridurre i propri consumi in caso di una crisi energetica generata dal conflitto». Siamo dalle parti del simbolico condizionatore di Draghi. La domanda di fondo è: quanto può durare l’ondata emotiva di solidarietà agli ucraini se la guerra sarà lunga? Intanto, sta durando.

•Ma un embargo sul gas sarebbe catastrofico?
Finora l’opinione comune era che la recessione in Germania e in Europa sarebbe certa. Ma secondo uno studio di autorevoli economisti tedeschi appena pubblicato (ne parla Luca Angelini nella nostra Rassegna), l’impatto sarebbe «al di sotto del 3% del Pil, probabilmente più vicino al 2». Un importo notevole ma giudicato dagli esperti sostenibile, comunque di gran lunga inferiore a quello sopportato dall’eurozona in questi anni.

•E l’Italia come si prepara?
«Siamo coperti sino a ottobre se oggi cessassero le forniture», ha detto Draghi. Martedì, in un’audizione al Copasir, aveva rivelato che «che se l’Italia continuasse a rifornirsi ancora per due mesi del gas russo, si garantirebbe uno stoccaggio tale da poter superare indenne il prossimo inverno». Dunque l’embargo da giugno potrebbe essere uno scenario sostenibile. Intanto sono stati raggiunti accordi con Algeria, Libia, Mozambico, Angola e Azerbaigian per diversificare l’offerta. E una gestione comune delle riserve europee potrebbe accelerare un’emancipazione energetica comunque ineludibile.

(Questa analisi è stata pubblicata su PrimaOra, la newsletter del Corriere che gli abbonati ricevono ogni mattina. La trovate qui)

Ore 8.30 – «Le battaglie principali a Mariupol sono finite», dicono i filorussi
«Le battaglie principali nel centro della città di Mariupol sono finite». A dirlo è Eduard Basurin, portavoce delle milizie della Repubblica filorussa di Donetsk — di fatto, parlando per la prima volta della possibile caduta della città portuale, da settimane assediata e martoriata dalle truppe russe.

La battaglia, secondo lo stesso Basurin, non è terminata, ma si è spostata nel’area del porto e dell’acciaieria Azovstal.

Ore 8.15 – Lunedì si discute l’embargo sul petrolio russo
L’Alto rappresentante per la Politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, ha detto che l’embargo sul petrolio russo da parte dell’Ue sarà sul tavolo della discussione il prossimo lunedì: «E spero possa realizzarsi presto».

Non si tratta di parole di poco conto: l’Europa ha appena deciso di ampliare le sanzioni contro la Russia, bloccando l’import di carbone, ma su gas e petrolio le posizioni dei diversi Paesi sembrano ancora distanti.

Borrell, nella giornata di ieri, ha però fatto notare come l’acquisto di gas e petrolio da parte dell’Ue abbia portato nelle casse di Mosca, dall’inizio della guerra, 35 miliardi di euro — contro il miliardo che l’Ue ha stanziato per l’Ucraina: di fatto, l’Occidente continua a fornire a Putin la liquidità per finanziare il conflitto.

Non ci sono segnali di uno stop al gas russo, per ora: Gazprom ha comunicato oggi — come ogni mattina — di aver tenuto fede alle richieste europee di gas naturale, che il 7 aprile ammontano a 105,4 milioni di metri cubi.

Ore 8.00 – Kiev chiede più impegno alla Nato, e Stoltenberg accenna ad «armi pesanti»
Nella giornata di oggi i ministri degli Esteri della Nato si incontreranno al quartier generale dell’Alleanza atlantica, a Bruxelles: e non sarà un incontro facile.

Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha spiegato nel punto stampa precedente al vertice che per anni l’Alleanza ha «dato sostegno formando centinaia di migliaia di forze ucraine e ora gli alleati stanno dando equipaggiamenti per sostenervi nella difesa. È urgente ulteriore sostegno; oggi stesso affronteremo il bisogno di più sistemi di difesa aerea, armi anticarro, armi leggere, armi pesanti e altro».

Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, che oggi prenderà parte al summit e che era accanto a Stoltenberg durante il punto stampa, non ha però accolto le sue parole senza aggiungere richieste — anzi. «Invito tutti gli alleati a mettere da parte le loro esitazioni, la loro riluttanza a fornirci tutto ciò di cui abbiamo bisogno», cioè aerei, carri armati, sistemi antimissile. «Perché per quanto strano possa sembrare, oggi le armi servono allo scopo della pace».

«La differenza tra armi offensive e difensive non dovrebbe avere senso nel mio Paese, perché ogni arma usata in Ucraina dalle forze ucraine contro un aggressore straniero è difensiva per definizione. Questa distinzione non ha senso in merito alla situazione nel mio Paese. E quelli che dicono che daranno armi difensive, ma non possiamo dare loro armi offensive, sono ipocriti», ha aggiunto.

Armi, intanto, all’Ucraina continuano ad arrivare: tra le altre, anche droni e sistemi anticarro («Per ogni tank russo , gli ucraini dispongono e continueranno a disporre di 10 sistemi anti-carro. Hanno e avranno tutti gli strumenti necessari per contrastare i bombardieri nei cieli e i tank», ha detto ieri il segretario di Stato americano Antony Blinken).

Ore 7.45 – Il Pentagono: «L’Ucraina può senz’altro vincere la guerra»
L’Ucraina può «senz’altro» vincere la guerra contro la Russia. A dirlo non è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ma il Pentagono: che pure mette in guardia dai rischi di un conflitto lungo e sanguinoso.

«Certo che possono vincere», ha detto il portavoce del ministero della Difesa Usa, John Kirby, «e la prova è data da quello che stiamo vedendo ogni giorno, dall’inizio del conflitto. Se guardate a quanto sono stati in grado di fare fino ad ora, il signor Putin ha raggiunto — per l’esattezza — nessuno dei suoi obiettivi strategici all’interno dell’Ucraina. Non ha preso Kiev. Non ha rovesciato il governo. Non ha spazzato via l’Ucraina come stato. E di fatto ha preso il controllo di un numero limitato di città — e non sono nemmeno quelli a cui puntavano davvero. Mariupol? Non è ancora stata pressa. Kiev? Si sono ritirati da lì. Chernihiv? Pure. Kharkiv? Idem. Mykolaiv? Anche. Gli ucraini stanno combattendo con coraggio per difendere il loro Paese. E hanno impedito a Putin di raggiungere tutti gli obiettivi, finora. Dunque ripeto: assolutamente sì, l’Ucraina può vincere questa guerra».

(Anche il nostro inviato Lorenzo Cremonesi, dal fronte, tira le somme senza lesinare ottimismo: «In pochi giorni la guerra in Ucraina ha offuscato quell’aura di efficienza e invincibilità che l’esercito di Putin si era costruito negli ultimi anni. I fatti sul terreno dimostrano che l’impegno americano sta adesso girando a pieno regime. Ogni giorno che passa arrivano nuovi missili anticarro e terra-aria. Il morale ucraino è alle stelle, alimentato anche dalla rabbia per gli orrori che emergono dalle regioni abbandonate dai russi. Appare possibile ormai che l’atteso attacco russo ad Est possa venire annullato da un deciso contrattacco ucraino»).

Ore 7.30 – La Cina sta evitando il petrolio russo?
Le raffinerie statali cinesi stanno continuando a onorare i contratti esistenti sul petrolio russo — ma evitano di stipularne di nuovi, nonostante l’offerta da aprte di Mosca arrivi con sostanziali sconti. A rivelarlo è l’agenzia Reuters, che cita sei fonti (che hanno chiesto l’anonimato) concordi nell’ascrivere questo comportamento nel solco della prudenza chiesta da Pechino di fronte al nuovo scenario internazionale creatosi con l’invasione dell’Ucraina.

L’agenzia cita in particolare dati relativi a Sinopev, CNOOC, PetroChina e Sinochem: un loro interesse nella stipula di nuovi contratti con Mosca potrebbe essere interpretato dall’Occidente come un sostegno a Putin da parte di Xi.

la Cina è il più grande acquirente di petrolio russo (1,6 milioni di barili al giorno); non ha condannato apertamente l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia ma ha, sul tema, una posizione difficilmente categorizzabile: ha negato di aver offerto supporto militare ai russi, ha definito ingiuste le sanzioni contro Mosca, e stanno emergendo sempre più chiaramente segnali di imbarazzo nei confronti di una guerra dai risvolti terrificanti (come scritto qui).

Ore 7.20 – Le parole di Carrère sull’Ucraina
Aldo Cazzullo ha intervistato Emmanuel Carrère, «lo scrittore del decennio» secondo il referendum della Lettura. Parla delle elezioni in Francia, di sé: ma anche della guerra in Ucraina. E le sue parole sono tutte da leggere.

Lei era a Mosca quando è scoppiata la guerra.
«Sì, e mi sono fermato, per tentare di capire quel che stava accadendo».

Che idea si è fatto? Putin è impazzito?
«Non è follia; è un incredibile errore di valutazione. Putin si era convinto che una parte degli ucraini avrebbe accolto i russi come liberatori. Come l’assassinio del duca di Enghien, l’invasione dell’Ucraina c’est plus qu’un crime; c’est une faute».

È peggio di un crimine; è un errore.
«Putin è sempre più isolato dal mondo. Non ha Internet, non ha contatti con la stampa straniera. Legge solo quello che gli scrivono, e gli scrivono solo quello che vuol leggere. Frequenta preferibilmente preti nazionalisti e invasati. Non sa nulla di quel che accade davvero fuori dal Cremlino».

Putin resterà a lungo al suo posto?
«Nessuno può dirlo. Noi conosciamo poco la Russia profonda»

Ha paura dell’escalation nucleare?
«Certo che ho paura. Nessuno, tranne forse i servizi segreti americani, credeva davvero che Putin avrebbe invaso l’Ucraina. A questo punto nulla si può escludere, neppure il ricorso all’arma atomica».

L’intervista integrale, imperdibile, è qui.

Ore 7.15 – I forni crematori mobili dei russi e la strage a Borodyanka
Lorenzo Cremonesi è arrivato ieri a Borodyanka, uno dei sobborghi di Kiev devastati dalle truppe russe, che ora da qui si sono ritirate, lasciando dietro di sé scie di morti e devastazioni. Moltissime delle vittime, scrive, sono ancora sepolte nelle cantine, dopo una morte arrivata per fame.

«Uno dei racconti più drammatici, e proprio per questo necessita di conferme», scrive, «riguarda i “forni crematori mobili”, che i russi userebbero per bruciare i cadaveri e allo stesso tempo occultare le prove dei loro crimini. Uno dei primi a svelarlo è stato il sindaco di Mariupol, la città sul Mar Nero dove la dimensione del massacro potrebbe offuscare tutto ciò che è emerso dai dintorni di Kiev sino ad oggi. Vadym Boychenko parla di “deliberata distruzione della popolazione civile” e sostiene adesso che il bilancio dei morti supera quota 5.000, di cui 210 bambini».

Il suo racconto – spaventoso, ma necessario – è qui.

Ore 6.19 – Militari ucraini addestrati negli Usa a utilizzare i droni-kamikaze
Alcuni militari dell’esercito ucraino sono stati addestrati dagli Stati Uniti all’impiego dei droni kamikaze Switchblade. Lo ha dichiarato un funzionario anonimo del dipartimento della Difesa citato dalla stampa Usa. I militari ucraini coinvolti nel progetto si trovavano già negli Stati Uniti per programmi di addestramento militare prima dell’inizio della guerra. «Abbiamo approfittato dell’opportunità per fornire loro un po’ di addestramento, in particolare all’impiego degli Switchblade», ha riferito il funzionario. I droni kamikaze sono velivoli di piccole dimensioni dotati di carica esplosiva che sorvolano un’area in attesa di un obiettivo da colpire, e che in caso di mancato utilizzo possono essere recuperati dai loro operatori.

Ore 5.50 – Taiwan, nuove sanzioni alla Russia
Le misure colpiscono in particolare l’export per il settore high-tech, secondo quanto riferito dal ministero dell’Economia dell’isola, citato dalla Cnn. Le sanzioni hanno effetto immediato.

Ore 4.30 – Usa: fine delle relazioni commerciali ordinarie con la Russia
Il Senato federale degli Stati Uniti ha raggiunto un accordo in merito a un pacchetto di provvedimenti per la cessazione delle ordinarie relazioni commerciali tra gli Usa e la Russia, e per la codifica del divieto di importazione del petrolio greggio da quel Paese. Lo riferisce la stampa Usa, secondo cui il disegno di legge verrà approvato oggi, 7 aprile, e porrà fine a settimane di negoziati tra Democratici e Repubblicani. «Abbiamo raggiunto una svolta importante e cruciale», ha dichiarato il leader della maggioranza democratica al Senato Chuck Shumer. «Queste proposte hanno il sostegno della Casa Bianca, ed è un grande, grande accordo poter finalmente approvarle», ha affermato il senatore. L’intesa tra Democratici e Repubblicani riguarda nel dettaglio due disegni di legge: il primo codificherà il blocco delle importazioni di petrolio dalla Russia annunciato dall’amministrazione del presidente Joe Biden; il secondo invece, porrà fine alle relazioni commerciali ordinarie permanenti (Pntr) tra Stati Uniti e Russia, e riautorizzerà le sanzioni varate nel contesto della Legge Magnitsky, che colpiscono persone ed entità russe accusate dagli Usa di corruzione e violazione dei diritti umani.

Ore 2.52 – Il presidente polacco Duda: il dialogo con la Russia non ha senso
Il presidente polacco Andrzej Duda ha dichiarato alla Cnn che il dialogo con la Russia «non ha senso» e ha sostenuto l’imposizione di «condizioni molto dure» al governo russo Vladimir Putin per l’invasione dell’Ucraina invece di seguire il suo «gioco per guadagnare tempo». Nell’intervista ha ammesso la «sorpresa», ma ha voluto argomentare le «dichiarazioni emotive» del suo primo ministro, Mateusz Morawiecki, quando ha recentemente attaccato il presidente francese Emmanuel Macron che aveva contatti con Putin, paragonandolo a «negoziati con Hitler». Il presidente ha spiegato che da molti anni, all’interno dell’Unione europea, si auspica il mantenimento del dialogo con il governo russo, anche dopo gli attacchi delle truppe russe al territorio della Georgia, nel 2008, e dell’Ucraina, nel 2014.

Ore 2.34 – Zelensky: la Russia sta nascondendo migliaia di morti a Mariupol
La Russia sta nascondendo «migliaia» di persone uccise a Mariupol. Torna ad accusare così Mosca il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista all’emittente turca Haberturk TV citata dal Guardian. «Credo che la Russia tema che se riusciamo a inviare aiuti umanitari a Mariupol allora il mondo intero potrà vedere cosa sta accadendo», ha detto Zelensky.«La Russia non vuole che nulla venga visto prima che prendano il controllo della città, prima che la ripuliscano», ha aggiunto, «al momento Mariupol è l’inferno. A migliaia sono stati uccisi o feriti. Il loro numero cresce ogni giorno e non ne abbiamo conto preciso. Stanno tentando di nascondere la situazione, in questo caso stanno tentando di impedire l’arrivo di aiuti umanitari».

Ore 2.28 – Messico, 1700 rifugiati ucraini al confine con gli Stati Uniti
Circa 1.700 rifugiati ucraini sono arrivati a Tijuana, in Messico, sperando di riuscire a entrare negli Stati Uniti. Lo riporta Nbc news spiegando che nella città di confine, vicino San Diego, è stato allestito un centro accoglienza in una palestra per chi fugge dalla guerra in Ucraina. Secondo Cbs, i profughi sono arrivati in Messico con un visto turistico. Circa 150 ucraini vengono accolti negli Stati Uniti ogni giorno da quando il presidente americano Joe Biden ha annunciato di voler garantire l’ingresso nel Paese a 100.000 profughi.

Ore 2.15 – Zelensky: fare di tutto per ripristinare il lavoro delle aziende
«Dobbiamo fare tutto il possibile per ripristinare il lavoro delle aziende locali, le attività commerciali e ristabilire le piccole e medie imprese sul nostro territorio là dove è sicuro e possibile lavorare». Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo consueto messaggio serale pubblicato sui social network, come riferito dalla Cnn.

Ore 1.36 – Coprifuoco di una settimana a Gostomel per sminare la città
Coprifuoco di una settimana indetto a Gostomel, non lontano da Kiev. Lo riferisce in un tweet la parlamentare ucraina Lesia Vasylenko. Il coprifuoco parte alle 6 del mattino di oggi ora locale e continuerà fino alle 6 del mattino del 14 aprile. Una «misura necessaria» per sminare la città e consentire ai civili di rientrare in sicurezza. La città è sotto l’occupazione delle forze russe da 35 giorni.

Ore 1.32 – Il sindaco di Mariupol: distrutto il 90 per cento della città
È stato distrutto oltre il 90% della citta ucraina di Mariupol che è sotto l’assedio delle forze russe da oltre un mese e almeno il 40% «non è più recuperabile». Lo ha affermato il sindaco della città, Vadim Boychenko, rinnovando anche l’appello per sanzioni più dure contro la Russia e il riconoscimento di crimini di guerra da parte delle istituzioni internazionali. Lo riferisce la Cnn.

Ore 1.29 – Zelensky vuole il blocco completo delle banche russe nel sistema internazionale
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che chiederà il blocco completo delle banche russe dal sistema bancario internazionale. In un discorso sui social media, ha affermato che il nuovo pacchetto di sanzioni introdotto dai paesi occidentali nei confronti della Russia non è commisurato alle atrocità commesse dalle forze russe a Bucha, che continuano a Mariupol e Kharkiv. «Questo pacchetto sembra efficace, ma non è sufficiente», ha detto. «L’atteggiamento nei confronti della Russia è semplice: o sostieni la ricerca della pace o sostieni gli omicidi di massa». Ha proseguito: «Continueremo a insistere su una qualche forma di embargo sulle esportazioni petrolifere russe. È una delle basi dell’aggressione russa».

Ore 1.27 – Pentagono: la guerra potrebbe durare più di quanto immaginiamo
La mossa delle forze russe di spostare l’offensiva nell’est dell’Ucraina potrebbe «allungare la guerra più di quanto chiunque di noi voglia». Lo ha detto un funzionario del Pentagono sottolineando che gli Stati Uniti si aspettano che il conflitto si intensifichi nella zona del Donbass. «Ci aspettiamo che gli ucraini continuino a combattere in questa zona che appartiene a loro e per la quale lottano da otto anni», ha detto ancora il funzionario.

Ore 1.01 – Usa, smantellata rete hacker controllata dall’intelligence russa
Gli Stati Uniti hanno smantellato una `rete bot´ controllata dall’intelligence militare russa. Lo ha annunciato il ministro della giustizia americano Merrick Garland. Il cosiddetto `botnet Una botnet è una rete di computer utilizzati per effettuare attacchi informatici. «Il governo russo ha recentemente utilizzato infrastrutture simili per attaccare obiettivi ucraini», ha detto il procuratore generale. «Fortunatamente, siamo stati in grado di bloccare la rete prima che potesse essere utilizzata di nuovo grazie alla collaborazione con i nostri partner internazionale.

Ore 0.42 – Casa Bianca: ci saranno altre carneficine come quella di Bucha
La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, ha previsto che in Ucraina ci saranno altre carneficine come quella di Bucha, sottolineando che nessuno dovrebbe illudersi che gli obiettivi del Cremlino siano cambiati, nonostante la ritirata delle forze russe dall’Ucraina settentrionale. «Il loro obiettivo rimane quello di indebolire il più possibile l’Ucraina, non dovremmo illuderci che l’obiettivo non sia cambiato anche se le loro tattiche sono cambiate», ha detto Psaki, secondo Cnn. «La Russia – ha aggiunto – è destinata a perdere il suo status di grande economia, il nostro obiettivo è implementare» le sanzioni «per rendere molto più difficile per il presidente Putin finanziare la guerra. Ne stiamo già vedendo l’impatto diretto».

Ore 0.38 – Autorità di Mariupol: i civili morti in città sono almeno 5mila
Sono almeno 5mila i civili morti per effetto degli attacchi russi dall’inizio della guerra nella città assediata di Mariupol: è questa la stima delle autorità locali della città portuale , secondo quanto riferito dall’agenzia Ap.

Ore 0.34 – Musk invia migliaia di terminali Starlink per permettere la connessione a Internet in Ucraina
Il governo degli Stati Uniti sta aiutando SpaceX di Elon Musk a finanziare e e spedire migliaia di terminali Internet satellitari in Ucraina. Lo riferisce la Cnn. L’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) ha annunciato di aver consegnato 5.000 terminali Starlink al governo ucraino che consentiranno «una connessione senza limiti in tutto il Paese» consentendo a funzionari pubblici e operatori umanitari a continuare a comunicare all’interno dell’Ucraina e con il mondo esterno, anche qualora «la brutale aggressione di Putin taglierà le connessione per comunicare con la fibra ottica».

Ore 0.01 – Di Maio: non abbiamo chiuso i canali diplomatici con la Russia
«L’Italia ha espulso per ragioni di sicurezza nazionale 30 funzionari russi con passaporto diplomatico e di servizio» e «ovviamente» dopo questa decisione «ci aspettiamo una reazione» da parte di Mosca, «ma questo non vuol dire chiudere i canali diplomatici con la Russia». Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ospite di `Porta a Porta´.

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