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(Alessandro Di Battista) – «Kiev non può essere la nuova Aleppo (in foto)». L’ha detto Andrea Riccardi, il fondatore della comunità di Sant’Egidio. Il problema è che in tanti (volontariamente o meno) stanno compiendo scelte che andranno in tale tragica direzione. I pacifisti guerrafondai si moltiplicano. Con l’emisfero sinistro del cervello chiedono il cessate il fuoco, con quello destro chiedono di inviare sempre più armi letali. Magari anche qualche caccia. Tanto in Ucraina ci sono i civili ucraini sotto le bombe, mica i nuovi marines pronti ad arruolarsi via instagram.

Quasi ogni esperto di guerra che si è espresso negli ultimi giorni ha ripetuto la stessa cosa: “l’invio di armi a Kiev non cambierà i rapporti di forza militari”. Traduzione? Presto o tardi la Russia vincerà (stesso concetto espresso davanti a me dall’ambasciatore Massolo martedì scorso in TV).

Se così fosse l’invio di armi (con il relativo inasprimento del conflitto) potrebbe solo causare un prolungamento della guerra, non la sua fine. Con, oltretutto, il rischio concreto che tali armamenti (pagati con le tasse di noi europei) possano finire o ai battaglioni neo-nazisti ucraini o addirittura nelle mani dei russi. Cosa, tra l’altro, già successa in passato in Siria ed in Afghanistan.

Anche sulle sanzioni sono scettico. Nessun Paese è esposto economicamente come l’Italia. Il nostro è un paese legato economicamente alla Russia (e non parlo solo di gas). Un Paese già claudicante dal punto di vista economico-sociale, un Paese dilaniato dalla corruzione, dalla presenza di organizzazioni criminali uniche in Europa, un Paese il cui stato sociale è stato via via smantellato per quelle regole della sacra Europa che è riuscita in questi ultimi anni a subire decisioni in parte extra-europee (vedi guerra in Libia, guerra in Siria con relativi morti, sanzioni, profughi diretti in Europa) che l’hanno resa sempre più debole.

Milioni di italiani stanno subendo ormai da mesi un’economia di guerra pur non essendo tecnicamente in guerra. Ora leggono di aumenti delle spese militari, di ritorno al carbone (ma come, il nostro pianeta non era sull’orlo della morte definitiva?), di embargo sul gas o sul petrolio russo. Il tutto dopo aver subito (stavolta per scelta di Trump) ulteriori sanzioni all’Iran, terzo o quarto Paese al mondo per riserve petrolifere nonché incredibile produttore di gas e storicamente Paese amico dell’Italia.

Ogni scelta geo-politica presa da NATO o USA negli ultimi 23 anni – dai bombardamenti su Belgrado passando per la guerra in Iraq, in Afghanistan, in Libia, in Siria con allargamento della NATO a est incluso – ha pregiudicato gli interessi europei!

Atlantismo ed europeismo non dovrebbero essere considerati sinonimi. Ma nell’Europa neo-stellina della “Flag of the United States” sono concetti che coincidono.

Le guerre di invasione mascherate da missioni per esportare la democrazia chi le ha pagate (oltre chiaramente i milioni di morti civili dimenticati in quanto non europei)? L’Europa stessa! L’Europa ha perso risorse, sicurezza, ha affrontato il dramma dell’aumento dei flussi migratori, non ha potuto diversificare l’approvvigionamento energetico.

In Italia non si sopravvive più. Chiudono imprese, i cittadini si indebitano, gli usurai si moltiplicano. Il prezzo del grano è schizzato alle stelle, così come il mais, la soia. Tra un po’ sarà proibitivo anche andare in pizzeria. La benzina ha sfondato i 2 euro al litro. Il gas non ne parliamo neppure.

Gli USA (i padroni della NATO) stanno subendo tali conseguenze? Assolutamente no. Ma nulla, l’Europa non impara mai la lezione. Le dichiarazioni più belligeranti oggi le fanno proprio miopi leader europei.

Ripeto. Serve Angela Merkel al più presto sul campo del negoziato. Possibile che non vi siano Premier o Ministri capaci di chiedere tale soluzione a gran voce? Hanno paura di scontentare gli americani? Temono di mostrarsi deboli agli occhi di Putin?

L’EUROPA DEVE UTILIZZARE UNA SOLA PAROLA: NEGOZIARE!

Un nuovo Vietnam in Ucraina fa sì male a Putin ma fa male soprattutto ai civili ucraini. Mentre certamente non farebbe male a chi produce armi. I produttori di sistemi d’arma sognano guerre infinite come quella in Afghanistan. In vent’anni centinaia di miliardi di dollari sono finiti nelle tasche dei pezzi grossi della Boeing, della General Dynamics, della Lockheed Martin. Ed ora quegli arsenali li controllano i talebani. Kiev non può diventare la nuova Aleppo…

P.S. Immagino che esprimere tali opinioni faccia di me un filo-Putin, un giustificazionista, un sostenitore dell’invasione dell’Ucraina. Beh, non me ne frega nulla!

Sorgente: Alessandro Di Battista: “L’Europa deve utilizzare una sola parola: negoziare!” – infosannio – notizie online


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