La lettera di Tiziano Renzi al figlio Matteo: “Bianchi, Bonifazi e Boschi la banda Bassotti, hanno lucrato su di te. Carrai uomo falso”

La lettera di Tiziano Renzi al figlio Matteo: “Bianchi, Bonifazi e Boschi la banda Bassotti, hanno lucrato su di te. Carrai uomo falso”

14 Febbraio 2022 0 Di Luna Rossa

La lettera, riportata dal sito di Repubblica, è stata depositata dalla procura di Firenze nel processo che vede imputati i genitori dell’ex presidente del consiglio per la bancarotta di alcune cooperative. Risale al 2017, ai tempi in cui era deflagrata l’inchiesta Consip (per la quale Renzi senior è oggi a giudizio): “Questa vicenda mi ha tolto la capacità di relazione, tutti quelli che hanno avuto rapporti con me sono stati attenzionati solo per questo fatto, sono il Re Mida della merda, concimo tutti”

“Carrai non si deve mai più far vedere da me, uomo falso“. E poi la “banda bassotti Bianchi, Bonifazi, Boschi che hanno davvero lucrato senza ritegno dalla posizione di accoliti tuoi io sono stato quello che è passato per ladro prendendolo nel c.”. Si esprimeva in questo modo Tiziano Renzi, in una lettera indirizzata al figlio Matteo il 5 marzo del 2017, cioè esattamente due settimane dopo le dimissioni da segretario del Pd, successive a quelle da presidente del consiglio, dopo la sconfitta al referendum costituzionale.

La lettera, riportata dal sito di Repubblica, è stata depositata dalla procura di Firenze nel processo che vede imputati i genitori di Renzi per la bancarotta di alcune cooperative. Sequestrata dalla Guardia di Finanza nell’ottobre del 2019 nel computer di Renzi senior, la missiva era oggetto di un’istanza della difesa, che chiedeva di non ammetterla agli atti del procedimento. Secondo gli avvocati del padre del leader d’Italia viva, infatti, il sequestro viola le guarentigie dei parlamentari di cui gode Renzi. Per il tribunale, però, al testo non sono applicabili le regole per i sequestri di corrispondenza ma “la disciplina ordinaria in materia di sequestro, con riferimento a lettere o pieghi non ancora avviati dal mittente al destinatario o già ricevuti da quest’ultimo, poiché tali oggetti non costituiscono corrispondenza, implicando tale nozione un’attività di spedizione in corso o comunque avviata dal mittente mediante consegna del plico a terzi per il recapito”.

Lo scritto, digitato su file, risale al 5 marzo del 2017, data dell’ultima modifica del documento. Nel febbraio di quell’anno Renzi si era dimesso da segretario del Pd ma solo con l’obiettivo di ricandidarsi alle primarie. Poi, nei primi giorni di marzo, deglagra l’inchiesta sulla Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione: per quella vicenda Tiziano Renzi è oggi a giudizio per traffico d’influenze. Risale a quel periodo – e precisamente al 2 marzo – l’ormai nota telefonata – intercettata – tra Matteo e Tiziano Renzi, che nei giorni successivi era stato convocato dai magistrati della procura di Roma: “Babbo devi dire tutta la verità ai magistrati…è una cosa molto seria”, dice l’ex presidente del consiglio, intimando al genitore: “Devi ricordarti tutti gli incontri e i luoghi, non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje”.

A tre giorni dopo, invece, risalvono le ultimi modifiche della missiva depositata dalla procura. Una lettera in cui Renzi senior usa un tono risentito. “E’ dal tempo della provincia che non sono stato messo in condizione di fare un ragionamento completo con te. In questi anni ho avuto la netta percezione, anzi la certezza, di essere considerato un ostacolo e comunque un fastidio. Come sai gli ultimi colloqui erano conditi di rimproveri e di sfiducie preventive”, esordisce il genitore dell’ex segretario dei dem. Che poi attacca, a uno a uno, tutti i petali del cosiddetto Giglio magico: da Marco Carrai, l’imprenditore indagato nell’inchiesta su Open (definito “uomo falso”), alla “banda Bassotti”, come definisce Alberto Bianchi, il presidente della ex fondazione renziana, fino a parlamentari Maria Elena Boschi e Francesco Bonifazi. Evidentemente in quei giorni i rapporti tra i due Renzi sono tesi: “Riguardo il tuo auspicio che vada in pensione – scrive il figlio al padre – devo con forza affermare che in pensione, dopo una vita vissuta all’avventura, mi ci manda il buon Dio non te (…) una volta mi hai detto con cattiveria che cercavo visibilità, ti sbagliavi io volevo lavorare e lottare per recuperare un’immagine realistica e vera che poteva e doveva servire a te non a me. Io non ho niente da chiedere alla vita di più di ciò che ho”.

Renzi senior prosegue la sua missiva, con un tono che appare colmo di rancore, anche a causa dell’inchiesta Consip: “Questa vicenda mi ha tolto la capacità di relazione, tutti quelli che hanno avuto rapporti con me sono stati attenzionati solo per questo fatto, sono il Re Mida della merda, concimo tutti, stanno interrogando tutti, dipendenti e amici è folle, devo nascondermi senza aver fatto niente di male”. E ancora, continua il genitore all’ex premier: “Ora tu hai l’immunità, non esiste più il rischio che tramite me arrivino a te. Spero che inizi una nuova stagione di lotta per i valori che hanno animato la nostra vita”. Il genitore del leader d’Italia viva sembra nervoso a causa dell’inchiesta Consip: “Questa vicenda mi ha tolto la capacità di relazione, tutti quelli che hanno avuto rapporti con me sono stati attenzionati solo per questo fatto, sono il Re Mida della merda, concimo tutti, stanno interrogando tutti, dipendenti e amici è folle, devo nascondermi senza aver fatto niente di male”

Sorgente: La lettera di Tiziano Renzi al figlio Matteo: “Bianchi, Bonifazi e Boschi la banda Bassotti, hanno lucrato su di te. Carrai uomo falso” – Il Fatto Quotidiano