Cause e casi

Cause e casi

26 Febbraio 2022 0 Di Luna Rossa

 

“Quando finisca di cantare questo verso io non so, io non so madre mia.
Se mi attende la pace o lo spavento, se l’adesso oppure l’ancora.
Perché le cause mi perseguitano, quotidiane, invisibili.
E il caso mi si attorciglia man mano addosso, potente, invincibile”.
Silvio Rodríguez, “Causas y azares”, 1986
La guerra in Ucraina è un segnale della trasformazione globale segnata dal declino relativo degli Stati Uniti.
Il declino della potenza dominante è spesso accompagnata dalla cosiddetta “trappola di Tucidide”, la tendenza a trasformare le tensioni politiche per la supremazia in vere guerre combattute che ne accompagnano e segnano decadenza e sostituzione.
Questa guerra poteva e doveva evitarsi. La tendenza generale dei media è far ricadere tutta la colpa sulla Russia, quella della sinistra sugli Stati Uniti.
Non credo di essere molto popolare se dico che, invece, Io credo che la chiave risiede nel fatto che l’Unione Europea non `è un soggetto autonomo capace di definire i suoi interessi strategici.
Il ritorno della guerra in Europa non ha nulla a che fare con gli interessi degli europei e obbedisce alla prodigiosa abilità degli Stati Uniti per creare conflitti militari regolarmente lontani dai loro confini.
Attaccando l’Ucraina, Putin ha deciso di usare la violenza militare diretta contro uno Stato sovrano.
Trattandosi della nefasta aggressione di una potenza imperiale contro un paese molto più debole, tutte le mie simpatie vanno alla popolazione ucraina aggredita da un bullo prepotente.
Penso che non ci si possa definire antimperialista senza sentire ripugnanza per ciò che sta avvenendo.
Ma penso anche che non ci si debba limitare ad esprimere dei sentimenti e che sia urgente, credo, cercare di definire cosa sta avvenendo e fin dove si potrà spingere.
Sta succedendo esattamente ciò che era stato largamente preannunciato.
Non ci voleva granché per capirlo.
Io stesso ho scritto sul mio blog il 25 gennaio (“NATO e Ucraina, la crociata degli insipienti”):
“La Russia ha preannunciato che prenderà “misure militari”. Quali?
Penso che come minimo farà stanziare missili nucleari “tattici” in Bielorussia, e a Kaliningrad e dintorni.
Che come massimo potrebbe annettersi il Donbass con il beneplacito della popolazione locale (…)
Ciò che è del tutto evidente è che Mosca farà qualcosa poiché in caso contrario le sue posizioni sarebbero un bluff e l’orso russo, che ha proclamato “la linea rossa” dopo essere stato ignorato per 25 anni, perderebbe la faccia”.
Siamo davanti all’attuazione delle “misure tecnico-militari” minacciate da Mosca nel dicembre 2021 se gli Stati Uniti e la NATO non avessero risposto alla sua esigenza di ridefinire complessivamente la sicurezza europea mettendo fine, in particolare, all’insensato e provocatore accerchiamento militare contro la Russia messo in atto fin dagli Anni ‘90.
Preannunciando l’inizio della guerra, Putin ha detto: “non invaderemo l’Ucraina (…) Gli obiettivi della operazione militare speciale sono la demilitarizzazione e la denazificazione del paese”.
Per attuare la demilitarizzazione, l’esercito russo ha attaccato i comandi militari ucraini a Kíev e a Jarkov, sei aeroporti ed altre infrastrutture militari in diverse regioni del paese, distruggendo le risorse militari in grado di frapporre ostacoli ad avanzate terrestri di grandi dimensioni.
Secondo il portavoce militare russo, Igor Konashenko, “la popolazione civile non è minacciata”.
Sarebbe bello, ma è impossibile: dopo il primo giorno di attacco, ci sono già state decine di vittime.
Riguardo la denazificazione, il messaggio è chiarissimo: “denazificare” significa cambiare il regime al potere a Kíev.
Al di la delle opinioni sul regime ucraino, è una spettacolare definizione sul significato dell’espressione “sovranità limitata”.
Nel braccio di ferro tra imperi nucleari, la Ucraina è assunta a vittima e obbiettivo.
Braccio di ferro che rinforza una NATO in crisi, che consolida e rinforza il sentimento antirusso del nazionalismo ucraino e che comporta enormi rischi per la Russia.
Penso che lo scopo della Russia continui a non essere uno scontro militare con l’occidente, bensì un “tentativo muscoloso” d’imporre una trattativa nei termini fissati da Mosca il 17 dicembre 2021: neutralizzazione dell’Ucraina e ritiro della NATO dalle vicinanze dei confini russi.
Ma il rischio è che qualsiasi rovescio militare crei una forte reazione sociale interna.
Nel mondo occidentale, i governi e la popolazione alfabetizzata sanno bene cosa significa bombardare, invadere e cambiare regimi perché sono state loro pratiche regolari da oltre 200 anni.
Ma nessuno sa se la Russia ha la capacità e la potenza necessarie per imitare i disastri dei suoi avversari in Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia etc.
Non sapendolo, mi limito a segnalare che stando alla cronaca la distanza tra la popolazione e il governo russi è sostanzialmente latente e potenzialmente grande e grigia.
Non sapendolo, non posso nemmeno fare un pronostico su come si evolverà, ma conviene tenere presente che le brevi guerre vittoriose possono scappare al controllo di chi le inizia, assumere una vita propria e uscire dalla trama prevista.
Il calcolo del Cremlino è semplice: nessun occidentale morirà per Kiev e l’avversario euroatlantico non prenderà misure militari e si limiterà alle sanzioni.
E’ un calcolo razionale ma, anche, un calcolo molto rischioso.
Dopo l’attacco di ieri, non c’è marcia indietro: o si vince o si perde.
Per ora, a perdere è l’Ucraina ma l’incognita è: come incasserà una sconfitta in Europa il principale bullo del mondo, responsabile tra l’altro di oltre il 50% della spesa militare complessiva?
Rovesciando l’osservazione precedente sui rischi corsi da una Russia incapace di reagire, si può presumere che se gli USA e la NATO perderanno la faccia in Ucraina, i rapporti globali di forze tenderanno a cambiare e l’eventuale ricomposizione delle alleanze in un mondo multipolare (per ora solo in fase di definizione), sarà inequivocabilmente negativa per l’egemonismo statunitense e atlantista.
Perciò, il grande rischio di questa partita insensata è una guerra tra potenze nucleari.
Rischio che non nasce ora, dopo lo scatenamento della guerra in Ucraina, ma è inerente alla stessa ipotesi di portare la Russia ad un crollo definitivo perseguita irresponsabilmente da Washington e Bruxelles.
E’ un rischio accresciuto dalla scarsa qualità dei personale politico che dovrebbe trovare una soluzione al conflitto per il quale la migliore definizione continua a sembrarmi quella data da Walt Kowalski su padre Janovich (“Gran Torino”): “Allora dico che lei è un ventisettenne vergine imbottito di letture che gode a tenere le mani a vecchie signore superstiziose alle quali promette l’eternità”.
Il guaio è che questi personaggi alla ricerca poco probabile di un autore, non si limitano a tenere le mani di vecchie signore superstiziose ma hanno licenza per caricare i bombardieri.

Sorgente: Rodrigo Andrea Rivas | Facebook