“Se ti licenzi, mi paghi”. Ultime invenzioni padronali nel lavoro precario – Contropiano

“Se ti licenzi, mi paghi”. Ultime invenzioni padronali nel lavoro precario – Contropiano

24 Gennaio 2022 0 Di ken sharo

Ricordate i ristoratori che protestavano contro il reddito di cittadinanza perché non trovavano più gente disposta a lavorare per meno di 581 euro al mese?Beh, nel trevigiano hanno imposto la loro legge, in senso tecnico. Nell marca, infatti viene imposta nei contratti – precarie e termine, ci mancherebbe – una clausola capestro per impedire ai giovani dipendenti di esercizi pubblici e ristoranti di lasciare il posto di lavoro anzitempo.In pratica, una vera e propria “penale”, una tassa di mille euro indicata nel contratto di assunzione per impedire licenziamenti volontari anticipati.Tutta colpa della “ricchezza dell’offerta” (di lavoro). Nella zona, infatti, c’è una grande quantità di ristoranti, bar e trattorie. I giovani hanno di fronte diverse opportunità occupazionali, con offerte spesso al rialzo per la scarsità di manodopera, e quindi sono spinti a lasciare i posti meno pagati per quelli che offrono un salario superiore, anche di poco.Il testo della clausola recita così: “Resta inteso che il rapporto, per tutta la sua durata pari a circa 2 mesi, sarà regolato dal Contratto nazionale del settore Turismo – Pubblici esercizi e si intenderà automaticamente risolto il 31 gennaio 2022 senza preavviso da parte”.Cui segue il riferimento all’articolo 2119 del Codice civile. “Lei, salvo le motivazioni per giusta causa, si vincola a non dimettersi durante tutta la durata del rapporto di lavoro”.Sembra quasi tutto regolare, se non fosse per la condizione finale: “Le parti qui firmatarie concordano che le eventuali dimissioni anticipate comporteranno l’applicazione di una penale pecuniaria valutata consensualmente in € 1000 (mille), fatta salva l’ulteriore possibilità di richiesta di risarcimento del danno”.Di fatto, si penalizza – fino ad annullarla – la libertà del dipendente (temporaneo, ci mancherebbe) di accettare un lavoro meglio retribuito, mentre il “datore di lavoro” conserva non solo quelli di licenziarlo quando vuole, pur pagandolo cifre spesso irrisorie, ma si attribuisce anche il potere di cancellare la retribuzione dovuta nel caso di “pre-morienza” del rapporto di laovoro.

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