Covid e salute mentale: quali sono gli effetti della pandemia sui bambini

Covid e salute mentale: quali sono gli effetti della pandemia sui bambini

21 Gennaio 2022 0 Di Luna Rossa
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Fin dalla nascita vivono tra lockdown più o meno prolungati, tra zii, nonni, educatori, dottori con il volto coperto da una mascherina. Pediatri e psicologi dell’età evolutiva stanno cercando di capire quanto l’emergenza sanitaria ha influenzato il neurosviluppo di questi bimbi. I risultati dei primi studi

Tina Simionello

Li chiamano generazione Covid: sono i bambini e le bambine nati durante la pandemia – oltre 200 milioni a livello globale – o quelli così piccoli che i due anni passati in emergenza sanitaria rappresentano se non tutta la vita, una buona fetta di vita. Sono quelli che hanno fatto esperienza, fin dalla nascita, di lockdown più o meno duri o prolungati, di una strana socialità con zii, nonni, educatori, dottori a distanza, oppure in presenza ma col volto parzialmente coperto da una mascherina

Ovunque, pediatri e psicologi dell’età evolutiva stanno cercando di capire in che modo e quanto l’ambiente emotivo e sociale generato dall’emergenza sanitaria ha influenzato (starebbe ancora influenzando, in effetti) il neurosviluppo di questi bambini.

 

Un articolo di Melinda Werner Moyer, giornalista e divulgatrice scientifica USA, ospitato su Nature affronta proprio questo argomento. Sebbene “alcuni dei team che studiano queste questioni stanno iniziando a pubblicare i loro risultati e sono partiti nuovi studi” dice Werner Moyer, è difficile trovare risposte certe anche perché “molti laboratori di ricerca sullo sviluppo del bambino hanno chiuso durante la pandemia”, aggiunge la science writer. 

In effetti, ad oggi molte ricerche sull’argomento sono in corso o in fase di pre-print, e per altro parliamo di studi che un po’ per loro stessa natura non è sempre facile pulire completamente da fattori che potrebbero confondere i risultati: molte indagini per esempio vengono condotte utilizzando questionari somministrati ai genitori, ad alcune ricerche, inoltre, specialmente a quelle avviate all’inizio della pandemia, potrebbero aver partecipato padri e madri già preoccupati per i loro figli, e questo potrebbe averli resi almeno in parte non rappresentativi della popolazione generale. In ogni caso sulla questione, di risultati, in pre-print o già sottoposti a revisione che dir si voglia, ce ne sono.

 

 

Lo stress delle madri e le abilità dei figli

Per esempio quelli ottenuti da Dani Dumitriu, professore di pediatra e psichiatria alla Columbia University di New York, autrice senior di una ricerca pubblicata su Jama Pediatrics. Il lavoro di cui parliamo – e che Werner Moyer cita nel suo intervento su Nature – ha indagato il livello di neurosviluppo di oltre 250 bambini nati durante la pandemia da donne positive o no al Sars-CoV-2. Per concludere che rispetto ai bambini nati prima del lockdown, quelli della generazione covid a sei mesi fanno punteggi medi leggermente più bassi ai test di abilità sociali e motorie, indipendentemente dal fatto che le loro madri avessero o no contratto l’infezione in gravidanza. Secondo Dumitriu il leggero calo delle abilità motorie e sociali di questi bambini potrebbe essere collegato allo stress dovuto alla pandemia e sperimentato dalle madri nel corso della gravidanza.

 

O anche dopo la gravidanza: secondo alcuni autori genitori esausti e stressati oltre che dal loro nuovo ruolo, dalla situazione innescata dal covid, potrebbero interagire con i loro bambini piccoli in modo da influenzarne in una qualche misura le abilità fisiche e mentali. Ma molti esperti si aspettano che i bambini piccoli rimasti indietro a causa dello stress materno in gravidanza saranno in grado di recuperare il ritardo senza effetti duraturi. 

Ad alcuni potrebbe anche essere andata meglio

Se i bambini nati negli ultimi due anni potrebbero aver subito ritardi nello sviluppo, c’è anche la possibilità che la crisi sanitaria, per paradosso, possa aver avvantaggiato alcuni di loro. Il fatto di avere genitori costretti dagli eventi a lavorare in casa per lunghi periodi di tempo potrebbe infatti aver favorito l’interazione, la comunicazione in famiglia.

È chiaro che parliamo di un concetto che va declinato tenendo conto delle disuguaglianze socioeconomiche: se gli adulti sono stati in casa in smart working l’interazione e la comunicazione in famiglia potrebbe averne giovato, se invece erano in casa perché il lavoro lo avevano perso, beh, probabilmente no.

 

 

La mancanza di amici ….

Diversi studi hanno indagato il ruolo delle interazioni tra pari dei bambini piccoli. Uno di questi è stato pubblicato su Infant and Child Development. L’indagine, che è citata anche da Werner Moyer, è stata condotta da ricercatori di Oxford quando in Gran Bretagna gli asili nido sono stati chiusi tranne che per alcune categorie di lavoratori. Gli autori hanno somministrato questionari a 189 famiglie di bambini tra 8 mesi e 3 anni per valutare le capacità linguistiche e la funzione esecutiva dei loro figli. Per concludere che le abilità dei bambini che durante la pandemia avevano avuto la possibilità di stare in gruppo erano più marcate, e che questi vantaggi erano più pronunciati nei bambini di famiglie con reddito ba

 

 

…e di denaro

Sta aumentando il numero degli studi che dimostrano che tra i bambini e i ragazzi la scuola a distanza, o la chiusura a singhiozzo dell’insegnamento in presenza, rischia di amplificare le differenze di apprendimento e sviluppo (e quindi alla fin fine di futuro) tra bambini benestanti e bambini meno abbienti.

 

O tra bambini di paesi ricchi e di paesi a basso reddito. “In alcune parti dell’Africa subsahariana, tra cui Etiopia, Kenya, Liberia, Tanzania e Uganda secondo una ricerca alcuni bambini – ha ricordato Werner Moyer su Nature – i bambini hanno perso anche un anno intero in termini di apprendimento.  Per altro, secondo l’indagine sull’Africa che è stata pubblicata sull’International Journal of educational Development,  un anno è la perdita di apprendimento legato al covid a breve termine. Ma gli autori del paper sostengono che il learning loss si potrebbe accumulare fino a raggiungere 2,8 anni di apprendimento a lungo termine. 

Sui mascheramenti

I genitori e diversi esperti si domandano se coprire parti del viso oggettivamente importanti per esprimere emozioni e parole, come sono la bocca e le labbra, possano avere un effetto sullo sviluppo emotivo e sull’apprendimento del linguaggio dei bambini.  Insomma se la mascherina tenuta su dai grandi, nuoce ai piccoli e ai piccolissimi.

Dell’impatto della copertura di parte del viso sulle emozioni dei bambini nel corso delle interazioni sociali si sa poco di definitivo. Edward Tronick, psicologo dell’Università del Massachusetts di Boston e la sua collega Nancy Snidman, hanno condotto un esperimento (che non è ancora stato sottoposto a revisione paritaria, è un pre-print su Lancet in cui i genitori hanno filmato con lo smartphone le interazioni con i loro figli indossando o no la mascherina.

“Con sorpresa – hanno scritto gli autori – abbiamo scoperto che mentre quasi tutti i bambini hanno reagito in vari modi alla madre che indossava la mascherina (…) la mascherina non ha interrotto la loro interazione in corso.” In sostanza quello che questa ricerca ci dice  è che chirurgiche o ffp2 nascondono solo un canale di comunicazione, la vista di una parte del volto. Secondo Tronick, “il genitore che indossa la mascherina sta ancora dicendo a suo figlio: sto interagendo con te, sono ancora qui per te, mi sto ancora connettendo con te”.

I primi 1000 giorni sono cruciali, e siamo a 700

La pandemia sta impattando sulla vita dei bambini. Lo sappiamo. E lo sappiamo se non altro perché, come ci dicono i pediatri, l’ambiente (nel senso più ampio del termine, come milieu anche di emozioni e stimoli) dei nostri primi 1000 giorni di vita a partire dal concepimento, è cruciale (e i primi bambini pandemici, quelli nati a febbraio-marzo 2020, hanno quasi 700 giorni). Ma è ancora presto per trarre conclusioni definitive sul modo, sulla misura e sulla durata degli effetti del covid sullo sviluppo di chi, in era Covid, ha trascorso i primi anni di vita. “Nel complesso – ci ricorda Werner Moyer – i ricercatori ritengono che è probabile che la maggior parte dei bambini starà bene che ma oggi potrebbero trovarsi in difficoltà più del solito. E che se vogliamo sostenere chi è rimasto indietro dovremmo intervenire presto”.

Sorgente: Covid e salute mentale: quali sono gli effetti della pandemia sui bambini – la Repubblica

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