Per l’Ue ogni Paese deve riconoscere i bambini con genitori dello stesso sesso

Per l’Ue ogni Paese deve riconoscere i bambini con genitori dello stesso sesso

19 Dicembre 2021 0 Di Luna Rossa

Fabrizio Marazzo, portavoce Partito Gay, commenta a Fanpage.it la sentenza della Corte di Giustizia Ue, con la quale si stabilisce che se un cittadino minorenne ha un atto di nascita europeo che attesta che ha genitori dello stesso sesso, tutti i Paesi Ue sono tenuti a riconoscerlo.

A cura di Annalisa Cangemi

La Corte di giustizia dell’Unione Europea ha accolto il ricorso di due donne, sposate in Spagna nel 2018 e madri di una bambina, nata nel 2019: la sentenza, che parte dal caso sollevato da un tribunale bulgaro, stabilisce che tutti gli Stati membri devono accettare che un bambino abbia madri o padri dello stesso sesso.

Un certificato di nascita in cui si attesti il legame di filiazione di un bambino con due genitori gay rilasciato da un Paese membro dell’Unione europea deve essere quindi accettato da tutti gli altri come documento valido. Non solo per permettere al minore di viaggiare liberamente con chi ha l’autorità parentale, ma anche nel caso in cui il minore nato all’estero richieda un passaporto o una carta d’identità nello Stato di cui è cittadino.
Marrazzo: “Lamorgese cancelli circolare Salvini ‘Madre’ e ‘Padre'”

In pratica se un cittadino minorenne dell’Ue possiede un atto di nascita europeo che stabilisce che ha genitori dello stesso sesso, tutti gli Stati sono ora obbligati ad emettere le carte di identità o il passaporto con entrambi i genitori. Fabrizio Marrazzo, portavoce Partito Gay per i diritti LGBT+, Solidale, Ambientalista, Liberale, commenta a Fanpage.it la storica sentenza, che arriva dopo due anni dal provvedimento di Salvini che ha sostituito la parola Genitore nelle carte di identità con Padre e Madre, impedendo di fatto il pieno riconoscimento per i bambini figli di coppie gay.

Ora Marrazzo chiede alla ministra dell’Interno Lamorgese di cancellare finalmente questa circolare: “La sentenza è sicuramente positiva. Purtroppo però in Italia non ci siamo ancora mossi con ricorsi alla Corte europea. La dicitura della pubblica amministrazione ‘padre’ e ‘madre’ è vecchia, addirittura anteguerra. Questo comporta problemi per i bambini che devono viaggiare all’estero, o in caso di ricoveri in ospedale o nei rapporti con la scuola. In Italia diritti dei bambini figli di genitori dello stesso sesso sono cancellati, almeno per quanto riguarda uno dei due genitori. Tutto questo crea una palese discriminazione”.

“Noi abbiamo fatto richiesta alla ministra Lamorgese, poco dopo il suo insediamento quasi due anni fa, affinché si ponga rimedio alla circolare che Salvini fece in una notte. Dopo un’interrogazione parlamentare la ministra promise di fare valutazioni burocratiche. Ma la verità è che si tratta di una valutazione meramente politica: i bambini delle famiglie omogenitoriali hanno o no gli stessi diritti degli altri bambini? La sentenza della Corte di Giustizia va anche oltre perché dice che se un tribunale europeo non riconosce la genitorialità di entrambi, ma un bambino è invece riconosciuto da un certificato di un altro Paese europeo, come in questo caso la Spagna, il bimbo deve essere considerato figlio di entrambi i genitori, e i documenti rilasciati devono riconoscerlo”, ha spiegato Marrazzo.

“Questo significa che la politica italiana si deve dare una mossa. Non basta dire di essere a favore dei diritti Lgbt. Una circolare di revoca la ministra la potrebbe fare in 10 minuti, se ci fosse la volontà politica. La ministra si cela dietro un ruolo tecnico, ma la verità è che non vuole avere problemi con la Lega e non vuole esporsi per i diritti delle persone Lgbt”.

Per la Lega la sentenza della Corte violerebbe il diritto di famiglia europeo: “È sconcertante la sentenza della Corte di giustizia europea, con la quale ogni Paese membro, indipendentemente da ciò che prevede la propria legislazione, dovrebbe riconoscere che un bambino abbia due genitori dello stesso sesso se così è indicato nello Stato di famiglia emesso da un altro Paese dell’Ue. Con questa sentenza, è evidente che in maniera surrettizia, si palesa la violazione della competenza esclusiva degli Stati membri in materia di diritto di famiglia. Come già denunciai a settembre 2020, stanno man mano prendendo forma le parole che von der Leyen pronunciò l’anno scorso sul riconoscimento delle situazioni familiari transfrontaliere, che aprirebbero a famiglie arcobaleno e utero in affitto. Bene difendere la libertà di movimento, ma non si può obbligare a riconoscere situazioni estranee all’ordinamento del nostro paese”, ha commentato Simona Baldassarre, eurodeputata e responsabile del Dipartimento Famiglia della Lega.

Ma per Marrazzo la questione sollevata dall’eurodeputata non è ammissibile: “L’eurodeputata Baldassarre dovrebbe ripassare un po’ di diritto dell’Unione europea, prima di fare affermazioni di questo tipo. L’Europa deve garantire che tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti, compresa la libertà di circolazione”.
La vicenda

La sentenza della Corte di Giustizia ha origine dal rifiuto, da parte della Bulgaria, di registrare la nascita di una bambina avvenuta in Spagna, Paese che ha rilasciato un certificato di nascita in cui si attesta che la minorenne è figlia di due donne sposate, di cui una bulgara. Il documento spagnolo della piccola riconosce entrambe le donne, residenti in Spagna, come madri, senza specificare quale sia quella biologica.
La cittadina bulgara ha chiesto alle autorità del suo Paese di trascrivere nell’anagrafe della capitale Sofia la figlia. Ma visto che la Bulgaria non riconosce il matrimonio tra due persone dello stesso sesso, e l’atto di nascita in quel Paese (che fa parte dell’Ue) prevede solo la dicitura ‘padre’ e ‘madre’, le autorità hanno negato la certificazione richiesta.

Il giudice bulgaro ha chiesto allora alla Corte Ue di stabilire se il rifiuto non abbia violato il diritto del minore di spostarsi e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, e di vedersi riconosciuta la sua vita familiare come sancito dal Trattato Ue.
Nella sentenza, la Corte Ue stabilisce che “poiché il minore ha la cittadinanza bulgara, le autorità del Paese sono obbligate a rilasciare una carta d’identità o un passaporto, che indichi il suo cognome come risulta dall’atto di nascita emesso dalle autorità spagnole, indipendentemente dall’emissione di un nuovo atto di nascita”.
La Corte ricorda inoltre che tutti gli Stati della Ue sono tenuti a riconoscere l’atto di nascita spagnolo, perché questo è necessario affinché il minore possa muoversi liberamente ovunque con i due genitori, che altrimenti non potrebbero dimostrare il legame familiare.
I giudici hanno messo anche in evidenza nella sentenza che questi obblighi “non violano l’identità nazionale né minacciano l’ordine pubblico” degli Stati e non impongono allo Stato membro di prevedere, nel suo diritto interno, la genitorialità di persone dello stesso sesso o di riconoscere, a fini diversi dall’esercizio dei diritti previsti per il minore dal diritto dell’Unione, il rapporto di filiazione tra il minorenne e le persone indicate come genitori nell’atto di nascita emesso dalle autorità di un altro Stato membro.

da: www.fanpage.it

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