Ospedale pronto da 11 anni ma chiuso: l’appello di Roger Waters dei Pink Floyd

Ospedale pronto da 11 anni ma chiuso: l’appello di Roger Waters dei Pink Floyd

5 Dicembre 2021 0 Di Luna Rossa

di Carlo Macrì

A Cariati i tanti interventi dei politici sono sempre caduti nel vuoto. Ora in un video (in italiano) il musicista sostiene la causa del comitato civico cittadino (grazie anche al regista Ken Loach)

E se la musica scalzasse la politica e la voce di Roger Waters, leader dei Pink Floyd, facilitasse l’apertura dell’ospedale Vittorio Cosentino di Cariati, da undici anni bello e pronto, ma ancora inspiegabilmente chiuso? Se quest’anno Babbo Natale arriverà nel Comune del Cosentino, poco più di 8 mila anime, portandosi dietro il decreto d’apertura del nosocomio, allora vorrà dire che l’appello del cofondatore della rock band inglese ha avuto più successo di quanti, in questi anni (ministri, sottosegretari e commissari alla Sanità), si sono spesi, con appelli e promesse, impegnandosi a sostenere l’apertura della struttura ospedaliera. «Aprite l’ospedale di Cariati subito!», ha tuonato Roger Waters, in un video di 13 secondi, con un italiano contaminato, ma con voce persuasiva, come se stesse intonando la celebre When the Tigers Broke Free, la canzone contro la guerra, ultimo brano realizzato con la band londinese.

Il sostegno

Il bassista dei Pink Floyd ha sposato la causa del comitato civico cittadino Le Lampare, nato un anno fa, per sostenere l’apertura della struttura sanitaria. «Questa vicenda mi fa venire in mente di prendere la macchina, andare a Cariati e stappare una bottiglia di vino con loro e aiutarli perché hanno bisogno di aiuto e stanno facendo una cosa sacrosanta», ha dichiarato Waters, facendo capire che l’apertura dell’ospedale è necessariamente un fattore imprescindibile per le difficoltà, ospedaliere e logistiche che gravano in quel territorio, con un bacino d’utenza di 100 mila abitanti, che si triplica in estate.

L’appoggio di Ken Loach

Ma come è stato possibile far intervenire la rock star così famosa per caldeggiare un problema di una piccola comunità calabrese. A dire il vero, in passato anche Horacio Duran, musicista cileno, storico leader degli Inti-Illimani e un fotografo molto conosciuto come Mario Cresci, hanno fatto sentire la loro voce sull’ospedale di Cariati. Nel caso di Waters il gancio per il suo intervento in video è stato il regista inglese di fama internazionale Ken Loach. Il cineasta era stato contattato da due registi italiani, Federico Greco (papà calabrese) e Mirko Melchiorre, che stanno lavorando a un documentario per il cinema sul disastro della sanità pubblica in Italia e nel mondo dal titolo C’era una volta in Italia. Giacarta sta arrivando, «una metafora per indicare la colonizzazione della sanità pubblica, in favore di quella privata», dice Greco.

L’attivismo del comitato civico

La rivolta e l’attivismo del movimento Le Lampare, iniziata il 19 novembre dell’anno scorso, è sembrata ai due registi italiani un ciak da non perdere spinti, all’epoca, dall’amicizia con Gino Strada e l’interesse che il fondatore di Emergency aveva manifestato per aiutare la sanità calabrese nell’era di maggiore impeto della pandemia. Un contributo velatamente negato dal governo italiano che dopo tanti «no grazie» affidò la sanità calabrese al prefetto ed ex poliziotto Guido Longo, spodestato nei giorni scorsi dopo appena un anno di «trincea» per far posto al neo governatore della Calabria Roberto Occhiuto, che assunto le redini della sanità. « I ragazzi del comitato di Cariati sono l’asse centrale, la narrazione del film», spiega Federico Greco. «La loro storia è un esempio piccolo di un esempio molto più grande. Il nostro obiettivo è certamente quello di pretendere l’apertura dell’ospedale di Cariati, un’idea che è stata condivisa, oltre che da Waters e Loach, anche dal sociologo svizzero Jean Ziegler, autore di numerosi saggi sugli abusi e le storture dei sistemi finanziari», dice ancora Greco.

Un’ora dal pronto soccorso più vicino

L’occupazione dei lamparisti è durata sino a qualche mese fa. «Abbiamo deciso di interrompere la protesta perché c’era la necessità di utilizzare i locali della struttura per eseguire i tamponi», dice Cataldo Formaro, ex primario in pensione del laboratorio analisi dell’ospedale e attivista del comitato, richiamato in servizio sino al 31 dicembre, per mancanza di personale. «Questo non significa che la nostra lotta si è fermata. Noi vogliamo che questa struttura sanitaria, che oggi può contare solo su otto posti di dialisi, venti posti Rsa e una radiologia senza medico, venga immediatamente aperta perché lo impone un decreto ministeriale. Cariati è un ospedale di emergenza-urgenza per ragioni di percorrenza e di tempi». L’ospedale dista infatti 60 minuti dal pronto soccorso più vicino, quello di Rossano e 90 minuti dall’ospedale hub di Cosenza.

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