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(Patrizia Gentilini – Medico oncologo ed ematologo, membro di Isde – ilfattoquotidiano.it) – Uno degli argomenti attualmente più dibattuti riguarda l’estensione della vaccinazione anti Covid 19 ai bambini di 5-11 anni, eventualità che già avevamo paventato e che ora si sta purtroppo concretizzando. Come noto, il 25 novembre l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha raccomandato di concedere un’estensione dell’uso del vaccino BioNTech-Pfizer ai bambini da 5 a 11 anni ed il 1° dicembre è arrivata puntuale l’autorizzazione anche da parte di Aifa.

Confesso di essere rimasta profondamente sconcertata nel leggere sul sito di AIFA che, a parere del CTS, “la vaccinazione comporta benefici quali la possibilità di frequentare la scuola e condurre una vita sociale connotata da elementi ricreativi ed educativi che sono particolarmente importanti per lo sviluppo psichico e della personalità in questa fascia di età”.

L’argomentazione mi sembra francamente assurda perché diritti primari dell’infanzia quali giocare e condurre vita sociale non dovrebbero certo sottostare al “ricatto” di farsi vaccinare, tanto più che lo stesso CTS riconosce che Covid-19 ha nei bambini un decorso “sicuramente più benigno”, anche se in alcuni casi può associarsi al rischio di Sindrome Infiammatoria Multisistemica (MIS-C).

Ma di che entità è questo rischio e davvero possiamo essere tranquilli facendo vaccinare anche i più piccoli? Ricordo che la Covid-19 nei più piccoli non solo ha decorso più benigno, ma spesso è addirittura asintomatica, con una letalità dello 0,003% fra i 6 e gli 11 anni. Facendo una stima, sulla base dell’ultimo report dell’ISS [documento, pag. 12], si desume che, su un totale di 20 deceduti per Covid fra 0 e gli 11 anni dall’inizio della pandemia, in un anno i decessi siano stati meno di uno al mese, in genere in presenza di da altre patologie. La Sindrome infiammatoria multisistemica (MIS-C) è rara: negli Usa colpisce 3,16 su 10.000 bambini infettati con Sars-CoV-2 , in modo nettamente prevalente bambini afroamericani, ispanici e asiatici rispetto ai bianchi, mentre è molto rara in Germania: 1,7 su 10.000 casi positivi.

Inoltre l’associazione con SARS-CoV-2 è possibile ma incerta e non è chiarito in quale misura le vaccinazioni la evitino, durata e gravità dei sintomi del “Long Covid” sono poi simili a quelli di comuni patologie virali, ma c’è di più.

Penso infatti che pochi sappiano che lo studio presentato da Pfizer per ottenere l’autorizzazione in questa fascia di età, dopo una prima fase in cui il vaccino è stato testato su 48 bambini, ha coinvolto nella fase successiva in tutto 2268 bambini fra 5 e 11 anni: a 1517 è stato somministrato il vaccino e a 751 il placebo e l’intera coorte è stata mediamente seguita per poco più di 2 mesi ed al massimo per 2,5 mesi.

Lo studio clinico è di dimensioni troppo piccole e di troppo breve durata per quantificare rischi quali ad esempio quello di miocardite, come riconosciuto dalla stessa FDA nella sua lettera di approvazione a BioNTech/Pfizer il 23 agosto; per non parlare della totale assenza di studi circa l’azione cancerogena, come dichiarato dalla stessa azienda produttrice.

Come si può quindi spingere i genitori, anche da parte delle società di pediatria, a vaccinare i propri figli quando esistono così grossolane lacune?

Sorgente: I miei dubbi sulla vaccinazione nei bambini dai 5 agli 11 anni – infosannio – notizie online


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