Non era di Luca Morisi la droga dello stupro: i pm chiedono l’archiviazione

Non era di Luca Morisi la droga dello stupro: i pm chiedono l’archiviazione

30 Novembre 2021 0 Di Luna Rossa

Morisi lasciò la Lega dopo il caso dell’incontro con due escort. L’ex spin doctor ammise l’uso di cocaina ma negò di aver commesso reati. Secondo i magistrati veronesi il caso va archiviato per la «tenuità del fatto»

di Giusi Fasano e Fiorenza Sarzanini

Luca Morisi, l’ex responsabile della comunicazione di Matteo Salvini, non sarà processato. La Procura di Verona ha già scritto e chiederà nelle prossime ore l’archivizione dell’inchiesta sulla notte a base di sesso e droga con due giovani rumeni, il 14 agosto scorso a Belfiore (Verona). La conferma arriva dalla procuratrice Angela Barbaglio, che specifica: «La richiesta di archiviazione è per particolare tenuità del fatto».

Si chiude così la vicenda giudiziaria che ha costretto il creatore della micidiale «Bestia», che aveva fatto conquistare milioni di follower al leader della Lega anche con le campagne contro drogati e stranieri, a uscire di scena. Si chiude un mese dopo l’interrogatorio di fronte ai pubblici ministeri durante il quale Morisi ha ammesso di aver acquistato la cocaina per la serata, ma ha negato di aver procuratore la «droga dello stupro». Tesi confermata dalle chat di quella notte quando — dopo l’aggancio su un sito internet di incontri — è proprio uno dei due rumeni a scrivere: «Ti portiamo G. Tu cosa usi?».

L’appuntamento
Si torna dunque alla notte del 14 agosto quando Morisi contatta via chat un escort che vive a Milano e chiede di essere raggiunto nella casa in provincia di Verona. Si accorda per un pagamento di 2.500 euro e accetta che siano i ragazzi a portare la «droga dello stupro». Lui invece ha già procurato la cocaina. Verso le 4 arrivano Alexander e Petre, i tre si sballano. Poi, alle 15,30, la chiamata al 112: «C’è stato un furto, dovete venire». Quando i carabinieri arrivano sotto casa trovano Morisi e i due giovani che litigano in mezzo alla strada. A telefonare è stato Petre. Dice che vuole fare una denuncia, accusa Morisi, consegna un flacone custodito nel suo zaino che contiene Lgh. «Abbiamo consumato cocaina, ce l’ha data lui», accusa. E così scatta la perquisizione.

La cocaina
Quando i militari entrano a casa di Morisi lui non nega quanto accaduto, anzi. Consegna una bustina con l’avanzo di 0,31 grammi. Tracce di polvere bianca vengono trovate su due vassoi. Per tutti e tre scatta la denuncia per cessione di stupefacenti.

Le dimissioni
Morisi avvisa il suo avvocato Fabio Pinelli, informa Salvini. L’1 settembre si dimette da capo della comunicazione del Capitano. Parla di «motivi personali», ma bastano pochi giorni per capire che in realtà dietro la scelta c’è ben altro. Del resto non è un mistero che Morisi non fosse ormai ben visto da una parte degli esponenti del Carroccio che riteneva troppo aggressive le sue campagne social. Anche per questo non è stata ancora fugata l’ipotesi che quell’incontro a pagamento fosse una trappola. Quando si scopre che c’è un’inchiesta dirama una nota: «Non ho commesso alcun reato ma la vicenda personale che mi riguarda rappresenta una grave caduta come uomo. Chiedo innanzitutto scusa per la mia debolezza e i miei errori a Matteo Salvini e a tutta la comunità della Lega, a mio padre e ai miei famigliari, al mio amico di sempre Andrea Paganella a fianco del quale ho avviato la mia attività professionale, a tutte le persone che mi vogliono bene e a me stesso». Parlano anche i due rumeni, rilasciano interviste e poi decidono di farsi interrogare. Ricostruiscono la notte nei dettagli, non negano di aver portato la droga. Accompagnati dall’avvocata Veronica Dal Bosco sostengono però che fu proprio Morisi ad offrire loro cocaina.

La ricostruzione
Circa un mese fa il creatore della Bestia si presenta in procura. Ammette di aver acquistato la cocaina, spiega che «era per la serata». L’avvocato Pinelli sostiene la tesi che non ci sia stato «accordo preventivo» tra i tre per consumarla insieme. Niente accordo preventivo vuol dire che è escluso l’illecito del consumo di gruppo, come in effetti sostiene adesso la procura con la sua richiesta di archiviazione. Il resto lo fanno le chat sul sito di incontri che i due rumeni e lo stesso Morisi avevano conservato sul proprio telefonino. Dimostrano che furono proprio i due ragazzi ad arrivare a Belfiore con la «droga dello stupro». In sostanza: ciascuno aveva il proprio stupefacente condiviso poi con cessioni reciproche. La parola ora passa al gip.

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