Il porto che non c’è. Migranti, 1.100 rimangono in attesa | il manifesto

Il porto che non c’è. Migranti, 1.100 rimangono in attesa | il manifesto

6 Novembre 2021 0 Di Luna Rossa
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Mediterraneo. Dal ministero dell’Interno ancora nessuna risposta alle navi Sea-Eye 4 e Ocean Viking

Giansandro Merli

Nel Mediterraneo centrale ci sono 1.100 persone che attendono ancora un porto. La situazione potrebbe sbloccarsi, ma fino a ieri sera il ministero dell’Interno non aveva dato nessun segnale. 314 sono sulla Ocean Viking di Sos Mediterranée. 800 sulla Sea-Eye 4, in una situazione che l’organizzazione non governativa definisce «straordinaria».

«Non abbiamo mai avuto così tante persone a bordo. L’equipaggio sta dando il massimo, ma non è semplice: il cibo sta finendo, non ci sono abbastanza coperte. Alcuni migranti sono feriti, altri soffrono il mare. L’umore per ora è tranquillo. Se l’attesa dovesse prolungarsi, però, le cose si complicherebbero. È necessario sbarcare rapidamente. Queste persone meritano di essere trattate dignitosamente, a terra», dice Sophie Weidenhiller, portavoce della Ong Sea-Eye. La nave è lunga 53 metri e larga 11. Ieri è entrata nelle acque territoriali italiane costeggiando il lato sud occidentale della Sicilia.

NELLA MISSIONE in corso ha compiuto sette interventi. Con l’ultimo ha tratto in salvo, insieme alla Rise Above di Mission Lifeline, 400 persone. Viaggiavano su un barcone in legno. Quando è stato trovato, mercoledì sera, imbarcava acqua da una falla nello scafo. Si sarebbe potuto ribaltare in qualsiasi momento. La barca era in zona Sar maltese, cioè in acque internazionali su cui La Valletta avrebbe l’obbligo di coordinare i soccorsi, ma più vicina a Lampedusa (circa 63 miglia nautiche, contro le 145 di distanza da Malta).

«L’ASSETTO GENERALE del soccorso prevede che il porto di sbarco sia quello più vicino e sicuro. Quando i numeri sono consistenti è ovvio che sia necessaria un’adeguata capacità logistica a terra. Ma servono soluzioni più rapide, in queste condizioni a bordo si genera un’inutile sofferenza», dice Vittorio Alessandro, ammiraglio della Guardia costiera in congedo e membro del Comitato per il soccorso in mare. La piccola Lampedusa avrebbe difficoltà, dunque, ma è corretto che la nave abbia fatto rotta verso la Sicilia e non su Malta, come invocato dal senatore leghista Roberto Calderoli. La legittimità di questa prassi è confermata dai diversi procedimenti penali aperti contro le Ong, e archiviati prima del processo, in cui i magistrati ricordano che La Valletta non ha ratificato gli emendamenti alle convenzioni Sar e Solas che la obbligherebbero a concedere il porto. La motivazione è la ridotta estensione territoriale. Malta è grande un quarto di Roma Capitale e ha una popolazione pari a un centoventesimo di quella italiana: non può essere meta dei flussi migratori diretti in Europa.

SU UN MAGGIORE coinvolgimento degli altri paesi membri aveva insistito mercoledì la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese dichiarando: «Abbiamo delle navi di Ong con tanti migranti a bordo. È giusto che si salvino, è ingiusto che sia solo l’Italia». A quelle parole ha risposto Nicola Fratoianni, deputato e segretario di Sinistra Italiana: «I migranti li salvano le Ong, non l’Italia. Ci sono uomini delle forze dell’ordine che coraggiosamente si buttano in acqua quando serve, ma il nostro paese è assente dal fronte dei soccorsi da Mare Nostrum. In più ostacola le Ong con cavilli amministrativi e ritardi nell’assegnazione del porto, mentre finanzia i libici».

Ieri sul tema sono intervenute anche le organizzazioni umanitarie. Valeria Taurino, direttrice generale di Sos Mediterranée, ha salutato positivamente le parole di Lamorgese che «indicano un cambio di direzione». Veronica Alfonsi di Open Arms, invece, ha sottolineato come «ancora una volta sia la società civile e non i governi a dare risposte». «Intanto si facciano sbarcare i naufraghi: non possono diventare oggetto di negoziazioni politiche tra gli Stati», ha detto Luca Casarini di Mediterranea.

DALL’INIZIO DELL’ANNO in Italia sono arrivate via mare 54.384 persone. Numeri in aumento rispetto al 2020 (29.586), ma che non dovrebbero destare alcuna preoccupazione. Gli sbarchi sono solo il canale di ingresso più mediatizzato, non il principale. Spesso, poi, le persone continuano il viaggio verso altri paesi. Nel sistema d’accoglienza i migranti non aumentano: sono 80.486 contro i 100mila di agosto 2019 e i 190.746 di ottobre 2017 (dati: Matteo Villa, Ispi). Anche a livello generale le presenze straniere in Italia sono in calo: l’ultimo rapporto Caritas-Migrantes ha calcolato una diminuzione del 5,1% tra 2020 e 2021.

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