C’è un problema con i green pass falsi. Anche Anonymous crea il suo archivio | Il Foglio

C’è un problema con i green pass falsi. Anche Anonymous crea il suo archivio | Il Foglio

26 Novembre 2021 0 Di ken sharo

Nonostante il green pass stia rendendo possibile agli italiani una quotidianità con pochissime restrizioni e stia contribuendo a tenere sotto controllo i contagi, qualcuno ancora dice no. Non solo: gruppi organizzati, da più di un mese, stanno mettendo a punto i sistemi più disparati per bypassare i controlli sul certificato verde. Tra questi, il collettivo Anonymous (o qualcuno che si cela dietro la loro maschera) ha costruito un archivio in rete che permette a chiunque di scaricare green pass validi. Il tutto nascosto dietro un indirizzo url criptato e annunciato in un italiano stentato.

Shindler’s List 2.0 (sì, senza “c”), questo il nome della repository, contiene un migliaio di certificati funzionanti. All’ingresso sulla piattaforma, compaiono sei Qr code casuali: cliccando sopra uno di essi, è possibile scaricarlo e utilizzarlo per i propri fini. Non è chiaro se siano stati depositati volontariamente o se siano stati rubati, ma scansionando alcuni di essi si fa strada anche l’ipotesi che siano stati generati autonomamente dagli hacker (è presente, infatti, anche il certificato verde del presidente francese Emmanuel Macron). Non solo: il portale permette anche di cercare manualmente il codice che per nome, cognome o data di nascita può essere più congeniale ai propri scopi. Viene anche data la possibilità agli avventori di caricare il loro green pass per partecipare alla lotta e “salvare qualcuno dal perdere il lavoro”. Per Anonymous, la misura attuata dal governo “non è scientifica e uccide le famiglie” e impedisce “a milioni di persone di mettere il cibo sul tavolo”.

Questo portale è solo l’ultima di una serie di iniziative criminali contro il certificato verde. Già il mese scorso alcuni forum informatici online proponevano green pass su commissione in vendita su Telegram per cifre oscillanti tra i duecento e i quattrocento euro. Colpa, si sospetta, di un furto delle chiavi per generarli. La falla aveva riguardato diversi paesi europei, ma non l’Italia: le rilevazioni sui sistemi informatici di Sogei, la società di Information Tecnology del ministero dell’Economia e delle Finanze che si occupa di fornire i codici per generare i certificati verdi, non avevano individuato falle o infrazioni. Nella circostanza era stato generato il Qr Code funzionante di Hitler, poi revocato dalle autorità.

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