Scintille sul ddl Zan: fallisce il dialogo, al Senato si va alla conta – la Repubblica

Scintille sul ddl Zan: fallisce il dialogo, al Senato si va alla conta – la Repubblica

27 Ottobre 2021 0 Di Luna Rossa

Le destre intendono presentare la “tagliola”, cioè votare lo stop all’esame degli articoli. Se passa, magari con voto segreto, addio alla legge. I giallorossi non ci stanno a soprassedere

ROMA – I numeri della trattativa sono 1, 4 e 7: gli articoli del disegno di legge Zan contro l’omotransfobia che potrebbero essere riscritti. Affrontano rispettivamente il tema dell’orientamento sessuale, della libertà di espressione da garantire e dell’educazione nelle scuole contro le discriminazioni. Ma non c’è neppure la possibilità del confronto: il dialogo sul ddl Zan tra il centrosinistra e la destra fallisce. Si va alla conta nell’aula del Senato, dove la destra proporrà la “tagliola”, cioè lo stop all’esame degli articoli. Se passa, magari con voto segreto, addio alla legge.

Lega e Forza Italia, a cui si uniscono i renziani, chiedono di rinviare di una settimana la discussione in Aula, dove comunque le destre intendono presentare la “tagliola”, cioè di votare lo stop all’esame degli articoli. Se passa, magari con voto segreto, addio alla legge. I giallorossi non ci stanno a soprassedere. Matteo Renzi, il leader di Italia Viva, sente il segretario dem Enrico Letta e preme perché accetti uno slittamento, convinto che l’incidente sia dietro l’angolo. Però garantisce lealtà nel voto.

 

 

Nella riunione con i capigruppo della maggioranza, convocata da Andrea Ostellari – il presidente della commissione Giustizia, leghista, ex relatore della legge contro l’omotransfobia – i toni si surriscaldano. Scintille tra leghisti e dem. La presidente dei senatori del Pd, Simona Malpezzi e il vice Franco Mirabelli si presentano solo per dire: “Siamo qui come fair play politico-istituzionale, ma non riconosciamo il valore di questa convocazione”. Mirabelli alza la voce: “Noi un gesto l’abbiamo fatto, ora tocca a voi”. Ettore Licheri per il M5Stelle e Loredana De Petris per il Misto disertano l’incontro. Davide Faraone per il renziani c’è e insiste: “Prendiamoci una settimana di tempo. Comunque noi alla “tagliola” in aula diremo no”.

 

 

È una giostra di inviti e di rifiuti, ieri: Alessandro Zan, il deputato dem e attivista lgbt che dà il nome al ddl, incaricato da Letta di arrivare a una mediazione, si piazza a Palazzo Madama nell’ufficio di Malpezzi, per parlare con i rappresentanti della maggioranza. Ma i leghisti e i forzisti non si presentano, quindi incontra i grillini, Leu e i renziani. Letta, impegnato nella direzione del partito, rincara: “Dobbiamo evitare la tagliola e la pietra tombale sul ddl Zan. La maggioranza della società italiana vuole una risposta sui temi della legge”.

Lo scontro a fine giornata si trasferisce in una riunione formale dei capigruppo. Zan parla di “bluff”. Ma chi sta bluffando in una partita che si è trasformata in intrigo politico, avendo invece come posta in gioco semplicemente la difesa dei diritti e la tutela da violenza e discriminazione per ciò che si è, omosessuali, transgender? Per Fratelli d’Italia, che del resto sta all’opposizione, non c’è dubbio: nessuna rinuncia alla “tagliola”.

 

 

Ignazio La Russa spiega: “Noi siamo contrari al disegno di legge Zan, non capisco perché dovremmo ritirare la richiesta di non passaggio all’esame degli articoli che abbiamo presentato io per Fratelli d’Italia e il senatore Roberto Calderoli per la Lega. Per noi, se il ddl Zan viene bocciato è un aiuto che si fa alla cultura italiana”. Ma è la posizione di Forza Italia che il centrosinistra non si aspettava, dal momento che la capogruppo Annamaria Bernini ha presentato due emendamenti, a cui il Pd pensava di aprire. Soprattutto tra i forzisti ci sono alcuni liberal favorevoli al ddl Zan, capitanati da Elio Vito che alla Camera nel novembre scorso votò a favore. Ora però la vice forzista Alessandra Gallone dichiara: “Siamo d’accordo su una legge di civiltà che va portata avanti, ma proprio per l’intento della legge che vuol essere inclusiva, non ci possono essere elementi divisivi. Allora c’è bisogno di aggiustare e armonizzare il testo. Se non si trovasse un accordo, in aula saremo per il non passaggio agli articoli”. In Fi si accoda alla Lega.

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