Nelle fabbriche e sugli scaffali, anche l’Italia soffre – la Repubblica

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21 Ottobre 2021 0 Di Luna Rossa
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Le ripercussioni della crisi delle materie prime e l’improvvisa domanda di beni e prodotti

Anche nelle fabbriche e nei centri commerciali italiani si soffre per quanto sta accadendo a livello globale, per l’eccesso di domanda di materie prime, beni industriali e prodotti di largo consumo, con una offerta insufficiente a soddisfarla. Un ingorgo che dovrebbe sbottigliarsi a partire dalla prossima primavera, ma che al momento sta facendo sentire tutte le sue conseguenze sulle imprese, sui commerci e sui consumatori. Come dimostrano i casi raccolti da Repubblica.

Mancano alluminio e rame, i dipendenti vanno in cassa

Alla Electrolux, a Forlì, capita che nel corso della giornata manchi qualcosa: i vetri speciali per i forni o i piani a induzione, oppure i collegamenti elettrici. Allora parte degli 800 dipendenti, 10-15 per volta, vengono messi in Cassa integrazione, che l’azienda ha aperto a inizio settembre proprio per questi casi. A casa per mezza giornata, o per un giorno intero. Stesso meccanismo alla Kverneland, nel ravennate, che produce le macchine agricole per fare le balle di fieno. Qui mancano ferro e centraline elettroniche. “Sono meccanismi sempre più diffusi, per il momento solo fastidiosi, ma che temiamo possano aumentare se la situazione non cambia”, spiega Davide Tagliaferri, segretario della Fim Cisl Romagna. Altro settore in fibrillazione in Emilia-Romagna è quello dell’automotive. Alla Ducati, nonostante record di vendite a ripetizione, a settembre sono state rinviate le assunzioni di un centinaio di lavoratori stagionali, a causa della mancanza di materie prime e centraline in arrivo dall’Est. Una situazione ora rientrata, con la ripresa delle assunzioni. Alla Vrm invece, che ha 750 dipendenti a Bologna e produce componenti per clienti come Bmw, Ferrari e Benelli, si fatica a trovare forgiati e stampati in alluminio. “Stiamo rinviando le assunzioni di stagionali e smaltendo in modo massiccio ferie e ore di flessibilità – spiega il titolare, Florenzo Vanzetto – Dobbiamo rivedere gli ordini giorno per giorno”.

I costi di spedizione in un anno sono saliti del 580 per cento

“Le dico una cosa: il costo di un container dall’Estremo oriente dai 2.500 dollari di nolo a gennaio-febbraio di quest’anno è schizzato questa settimana a 17 mila dollari. E poi c’è una fortissima speculazione, in particolare sull’alluminio che costa anche l’80 per cento in più di qualche mese fa”. Per Gianfranco Bellin, vicepresidente di Federlegno nonché presidente e Ceo della Gibus spa, azienda padovana specializzata in pergolati e schermature solari, questa impennata dei noli per trasportare le merci si traduce in ritardi nella consegna dei materiali che arrivano mesi oltre il preventivato. “E la situazione sempre più incerta non sta aiutando: io la chiamo la tempesta perfetta, con gli aumenti dei prezzi da una parte e la difficoltà nello scaricare le merci dall’altro”. Duecentocinquanta dipendenti, azienda madre a Saccolongo nel Padovano, la Gibus utilizza molto alluminio, metalli e microchip per gli automatismi. “Le forniture in questo momento ci fanno soffrire, per colpa di qualche chip dobbiamo anche bloccare produzioni e non era mai successo”. In un periodo di ripartenza, con incrementi del fatturato anche a doppia cifra non è detto che a fine anno il bilancio sia in crescita. “Forse – conclude Bellin – ci salviamo con una redditività alla pari visti gli aumenti dei prezzi che in parte vengono assorbiti dalla filiera, ma in parte no”.

Senza l’additivo per i Tir circoleranno solo i più inquinanti

È un rischio, ma anche un paradosso, quello che si profila per il mondo dell‘autotrasporto italiano. Sta infatti per sparire dal mercato un additivo, l’Adblue, soluzione a base di ammoniaca che abbatte le sostanze inquinanti, che viene inserito nei carburanti dei tir di ultima generazione, Euro 5 e Euro 6. Fra poco, questo milione e mezzo di tir ecologici sarà costretto a fermarsi, mentre potranno circolare liberamente tutti quelli che non usano questo prodotto. A trasportare le merci, insomma, saranno i mezzi pesanti euro 0,1, 2, 3 e 4, che sono i più vetusti e inquinanti. La denuncia è del segretario generale di Trasportunito Maurizio Longo. “La situazione rischia il collasso – spiega Longo – Le scorte si stanno rapidamente esaurendo per una reazione a catena che riguarda ormai tutte le regioni italiane: a causa del forte aumento del metano, che serve a produrre ammoniaca, l’Adblue sta rapidamente sparendo dal mercato”. La Yara di Ravenna che produce l’additivo ha fermato la produzione per quattro settimane a causa dell’impennata del prezzo del gas naturale, conseguente alla corsa ad accaparrarsi il prodotto, con un costo raddoppiato. “Si sta innescando un effetto boomerang – chiude Longo – Il fermo dei mezzi più moderni renderà obbligatorio l’utilizzo dei tir vecchi, con una esplosione di prezzi gonfiati e un incremento delle emissioni”.

Non arrivano microchip, Natale povero di pc e smartphone

Un Natale senza gadget elettronici in regalo? Si fa strada questa ipotesi perché è sempre più concreto il rischio che non tutti trovino iPhone e PlayStation tra gli scaffali dei negozi. O almeno non in abbondanza come gli altri anni. Del resto l’allarme dato dalla Apple non fa ben sperare. La società di Cupertino – come rivela la Reuters – progetta di ridurre la produzione del suo telefono di punta, l‘iPhone 13, di 10 milioni di unità a causa della carenza globale di chip. Il colosso tecnologico avrebbe dovuto produrne 90 milioni entro la fine dell’anno, ma il numero sarà inferiore perché fornitori come Broadcom e Texas Instruments stanno facendo fatica a fornire le componenti necessarie. La scarsità di chip colpisce anche altre aziende e non sembra dover esaurirsi con le festività invernali. “L’attuale carenza di semiconduttori ha sicuramente avuto un impatto sulla catena produttiva e distributiva degli operatori del settore IT” ha sottolineato Acer. “E prevediamo che durerà ancora fino al secondo trimestre del prossimo anno”, ha aggiunto il produttore di computer. Ciò che sta accadendo ora in Inghilterra – dove si fatica a trovare smartphone e pc nei negozi – potrebbe diventare realtà anche in Italia.

 

Sorgente: Nelle fabbriche e sugli scaffali, anche l’Italia soffre – la Repubblica

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