In breve. Tre morti sul lavoro e l’arresto di sette “colletti bianchi” | il manifesto

In breve. Tre morti sul lavoro e l’arresto di sette “colletti bianchi” | il manifesto

14 Ottobre 2021 0 Di Luna Rossa

Lavoro. Tre decessi e due feriti gravi. Continua la strage silenziosa. La procura di Prato ha disposto l’arresto di sette persone accusate di far parte di un sistema di truffe a danno dei lavoratori

La guerra del lavoro ha contato ieri altri tre morti e due feriti gravi, cui va aggiunta una quarta vittima martedì. A Coniolo Monferrato nell’alessandrino Antonello Lupo, 54 anni, è precipitato da una passerella che stava controllando all’Ibl, azienda di compensati e pannelli in legno. Nel rendiconto di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, che per oggi hanno proclamato uno sciopero di 8 ore, l’azienda è recidiva. A Firenze è morta, dopo un mese di agonia, Tiziana Bruschi, 58 anni, che era stata travolta da un pancale carico di materiale plastico in un magazzino di un’azienda a Scandicci.

In un cantiere edile di Caerano San Marco, nel trevigiano, Nasif Ajdarovski, 48enne macedone padre di tre figli, è stato travolto da un pesante pannello in metallo cadendo all’indietro e battendo violentemente la testa. Infine, dopo la morte a Messina di Salvatore Ada, 55 anni, schiacciato da alcuni new-jersey di cemento movimentati nel cantiere del viadotto Ritiro, i sindacati degli edili hanno indetto uno sciopero di 8 ore. “È una strage – ribadisce Maurizio Landini – non si può chiamare in altro modo. Il governo acceleri e tenga fede agli impegni presi sul decreto per la sicurezza sul lavoro”.


Mentre è arrivata la prima denuncia per lesioni aggravate, e altri sei sono in partenza, dopo lo scandaloso pestaggio con i bastoni degli attivisti del Si Cobas davanti al magazzino del pronto moda Dreamland, fornitore dell’ormai famosa Texprint, un’approfondita inchiesta della procura pratese ha portato all’arresto di sette professionisti fra cui un commercialista, due consulenti del lavoro e quattro responsabili di centri elaborazione dati (tre dei quali cinesi), tutti accusati di aver fatto carte false per creare aziende fantasma, frodando l’erario, e far ottenere il permesso di soggiorno ai titolari delle ditte cinesi e ai loro prestanome. Ben 52 gli imprenditori occulti che apparivano dipendenti ma invece titolari, e ancora 46 prestanome e 83 lavoratori assunti per finta in ditte fantasma. Riferendosi al formicaio del Macrolotto e alla sua economia patologica nel pronto moda, il procuratore Giuseppe Nicolosi è stato chiaro: “E’ un sistema che non potrebbe più reggere senza la complicità di ‘colletti bianchi’”, ribadendo che questi sono i risultati ogni volta che si va a indagare nel distretto parallelo cinese di confezioni e pronto moda. Come stanno denunciando da anni sia Cgil che Si Cobas, (ri.chi)

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