Gkn fa muro ma la Fiom insiste: “Ritirare la liquidazione della fabbrica” | il manifesto

Gkn fa muro ma la Fiom insiste: “Ritirare la liquidazione della fabbrica” | il manifesto

2 Ottobre 2021 0 Di Luna Rossa

Delocalizzazioni. Di fronte a un più che evasivo Andrea Ghezzi, ex ad oggi liquidatore della fabbrica, la risposta dei metalmeccanici Cgil è chiara: “Se vogliono discutere, visto che i licenziamenti non sono in essere e la procedura non è stata riaperta, devono ritirare l’atto di liquidazione, altrimenti che trattativa facciamo?” Resta il giallo dei pezzi montati sulle auto e non certificati dopo la chiusura coatta dello stabilimento. E il Collettivo di fabbrica va in piazza a sostegno di Mimmo Lucano, che a Campi Bisenzio c’è stato.

Riccardo Chiari

Si qualifica come liquidatore dello stabilimento Andrea Ghezzi, l’ex ad di Gkn Driveline Firenze che, dopo aver convocato Rsu e Fiom in videoconferenza, si presenta invece al palazzo comunale di Campi Bisenzio. Ben sapendo che lì c’è anche un presidio di quegli operai che voleva mandare a casa dall’oggi al domani a inizio luglio. Dopo ampie rassicurazioni, ancora pochi giorni prima, che la fabbrica di via Fratelli Cervi avrebbe continuato a produrre assi e semiassi.
Ottiene il suo scopo Ghezzi, facendo la vittima e contando sul gradimento dei media a caccia di sensazionalismo, mentre i lavoratori lo apostrofano: “Guardaci in faccia Ghezzi, sei una carogna”. Ma quando si deve parlare di cose serie, niente da fare: “Abbiamo ascoltato un’informativa non chiara, non corretta e non trasparente – spiega al termine l’interlocutore di Ghezzi, Daniele Calosi – sia perché Gkn non ha risposto alle nostre domande o le ha evase, sia perché arriva da un liquidatore e non da un amministratore delegato”.
La risposta di Calosi, che guida la Fiom Cgil fiorentina e pratese, è semplice e logica: “Se vogliono discutere, visto che i licenziamenti non sono in essere e la procedura non è stata riaperta, devono ritirare l’atto di liquidazione, altrimenti che trattativa facciamo? Non possiamo accettare una trattativa con un liquidatore”. Ancora: “L’azienda deve ritirare l’atto e riprendere l’attività produttiva – aggiunge il sindacalista Fiom – tanto che la Rsu ha chiesto che si faccia in azienda l’incontro previsto per l’accordo, perché la fabbrica non è occupata ma in assemblea permanente. E se vogliono la ripresa dell’attività hanno tutte le condizioni per farlo, anche perché i lavoratori ad oggi non sono licenziati”.
Infine, sulla presunta informativa di Ghezzi, fatta solo a colpi di slide e con l’unica affermazione di un mercato dell’auto in crisi almeno fino al 2025, Calosi sbotta: “Nel settore dell’automotive nessuna azienda sta facendo una ristrutturazione interna. Solo Gkn, che invece taglia a più non posso”. Perché gli azionisti del fondo finanziario Melrose si aspettano ancora più soldi dal capitale investito, così come messo nero su bianco.
Non risponde invece Ghezzi a un’altra domanda, la stessa contenuta in una denuncia pendente negli uffici della procura fiorentina: “L’azienda non nemmeno risposto alle domande più banali – chiude Calosi – ad esempio: `I pezzi fatti a Campi in quali altri stabilimenti vengono fatti?´. Già.
Sull’argomento anche il delegato sindacale Dario Salvetti ha qualcosa da dire: “L’azienda è stata chiusa il 9 luglio e la domanda è: i pezzi montati lunedì mattina sulle linee di Sevel e Melfi, da dove venivano? O i pezzi venivano da un magazzino esterno dove sono stati stipati, è un’ipotesi, e a quel punto abbiamo lavorato a magazzino, cioè a perdita, quindi i dati economici dell’azienda sono falsati. Oppure lunedì erano già pronti pezzi in arrivo da altre consociate Gkn, pezzi che devono passare da un processo di omologazione”. In questo ultimo caso, il delegato Rsu osserva: “Ci sono dei contratti legati a questi pezzi, abbiamo chiesto se questi contratti fossero ancora in essere o se sono stati ceduti. Mi pare di capire che il liquidatore, ex ad, abbia negato di sapere da vengano questi pezzi, e anche che ci fossero contratti. Quando invece sulla relazione di bilancio della società sono menzionati”. Poi via, con il Collettivo di fabbrica e lo striscione “Insorgiamo” in piazza a Firenze, a sostegno di Mimmo Lucano che ai cancelli dello stabilimento c’è stato.

 

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