La Corte indiana chiude il caso dei marò: il risarcimento è sufficiente | il manifesto

La Corte indiana chiude il caso dei marò: il risarcimento è sufficiente | il manifesto

16 Giugno 2021 0 Di Luna Rossa

I giudici supremi stabiliscono che il milione di euro pagati alle famiglie dei due pescatori uccisi nel 2012 e al proprietario del peschereccio bastano a interrompere qualsiasi procedimento penale contro i marò. Giubilo di Di Maio e Gentiloni, ma dure critiche arrivano da Paola Moschetti, moglie di Latorre

Matteo Miavaldi

Ieri mattina la Corte suprema indiana ha stabilito la chiusura di ogni procedimento penale sul territorio indiano a carico dei fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso i due pescatori Ajesh Binki e Valentine Jelastine al largo delle coste del Kerala il 15 febbraio 2012.

La Corte ha applicato l’accordo raggiunto tra Italia e India nel luglio del 2020 presso il Tribunale arbitrale dell’Aja. Secondo l’arbitrato, i due fucilieri in servizio anti-pirateria a bordo della petroliera privata Enrica Lexie hanno agito «nell’esercizio delle loro funzioni militari» e pertanto è stata riconosciuta all’Italia la giurisdizione esclusiva del caso.

Ma aprendo il fuoco contro il peschereccio St. Anthony, i militari italiani a bordo della Lexie hanno violato la libertà di navigazione dei pescatori indiani, causando anche due vittime. Per questo, l’arbitrato aveva disposto che Italia e India trovassero un accordo economico per risarcire il proprietario del peschereccio e le famiglie di Binki e Jelastine.

La Repubblica italiana ha versato 100 milioni di rupie – pari a 1,1 milioni di euro – come «indennizzo» alle parti coinvolte. Una cifra che la Corte suprema ha giudicato «ragionevole e adeguata». A ciascuna delle famiglie delle vittime andranno 40 milioni di rupie, mentre i restanti 20 milioni risarciranno il proprietario del peschereccio St. Anthony.

Il ministro degli esteri italiano Luigi di Maio ieri ha commentato la vicenda in un tweet: «Chiusi tutti i procedimenti giudiziari in India nei confronti dei nostri due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre. Grazie a chi ha lavorato con costanza al caso, grazie al nostro infaticabile corpo diplomatico. Si mette definitivamente un punto a questa lunga vicenda».

«Si chiude il caso con l’India. Un successo della diplomazia italiana», ha twittato Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia che durante il confronto diplomatico tra India e Italia ha ricoperto le cariche di ministro degli esteri e presidente del consiglio.

Di tenore opposto la reazione di Paola Moschetti, moglie di Massimiliano Latorre, che ha spiegato all’agenzia Ansa: «Da nove anni sono costretta a parlare a nome di mio marito. A lui è stato fatto esplicito divieto di parlare pena pesanti sanzioni. È vincolato al segreto. È ora di chiedersi perché le autorità militari vogliono mantenere il segreto su ciò che sa e vuol dire. Quello che so è che per la politica italiana siamo stati carne da macello. Presto Massimiliano si presenterà alla procura di Roma».

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Nel 2012 la procura di Roma aveva aperto un fascicolo per omicidio volontario scrivendo Latorre e Girone nel registro degli indagati. Nelle prossime settimane i pm riprenderanno le indagini e convocheranno entrambi i fucilieri per ascoltare la loro versione dei fatti.

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