LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE CONDANNA PER LA 29é° VOLTA IL BLOCCO CONTRO CUBA | OCCHI SUL MONDO

LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE CONDANNA PER LA 29é° VOLTA IL BLOCCO CONTRO CUBA | OCCHI SUL MONDO

23 Giugno 2021 0 Di Luna Rossa

LA COMUNITA’ INTERNAZIONALE CONDANNA PER LA 29é° VOLTA IL BLOCCO CONTRO CUBA   

L’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite ha votato oggi la risoluzione presentata da Cuba intitolata “Necessità di sospendere il blocco economico, commerciale e finanziario promosso dagli Stati Uniti contro Cuba”.

Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba da 59 anni rappresenta il genocidio più lungo nella storia del genere umano, il culmine di una politica crudele e disumana, priva di legalità e legittimità, deliberatamente progettata per causare fame, malattie e disperazione nella popolazione cubana.

Il governo degli Stati Uniti, lungi dal porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario che ha imposto alla Repubblica di Cuba, ha mantenuto in vigore le leggi, i regolamenti e le pratiche che ne consentono il radicamento. I meccanismi politici, amministrativi e repressivi per la sua attuazione più efficace hanno continuato a essere rafforzati.

Il 17 dicembre 2014, in due distinti interventi, i presidenti di Cuba, Raúl Castro Ruz e degli Stati Uniti Barack Obama, hanno annunciato il ripristino delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Nel suo discorso, il presidente degli Stati Uniti ha riconosciuto il fallimento della politica di blocco economico contro Cuba e la necessità di apportare un cambiamento in tal senso. Obama ha presentato una serie di iniziative che la sua amministrazione avrebbe dovuto intraprendere per ridurre il blocco contro l’isola, le cose sono andate esattamente nella direzione opposta e il blocco è stato appesantito dall’amministrazione Trump per tentare di asfissiare l’economia cubana. Oggi viene discussa e votata nell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite la risoluzione presentata dal governo cubano intitolata “Necessità di porre fine al blocco commerciale, economico e finanziario verso Cuba promosso dagli Stati Uniti”. Con questa risoluzione Cuba chiede alle nazioni rappresentate all’Onu di condannare e decennale blocco economico, commerciale e finanziario che gli Stati Uniti in modo unilaterale hanno deciso di applicare all’isola caraibica.

Ogni anno dal 1992 lo stato cubano presenta la risoluzione di condanna e chiede la sospensione del blocco che dal 1962 gli Stati Uniti hanno promosso. Ogni anno la risoluzione ottiene i voti favorevoli di tutti i paesi rappresentati nell’Assemblea dell’Onu ad eccezione ovviamente degli Stati Uniti e dal sodale Israele. Solo una volta, nel 2015, gli Stati Uniti ed Israele hanno modificato il loro voto astenendosi. Una votazione che ha del paradossale in quanto con questo voto di astensione hanno dichiarato in pratica di considerare la risoluzione come una cosa che a loro non appartiene, peccato che il blocco lo hanno applicato per l’appunto gli Stati Uniti.

La legge che istituiva il blocco economico fu firmata il 3 febbraio 1962 dal presidente statunitense J.F. Kennedy quale misura per asfissiare l’economia cubana. Si parla di blocco e non di embargo, come invece lo definiscono gli statunitensi, in quanto l’embargo è una misura restrittiva presa da una nazione verso l’altra quando, ad esempio. compie un atto ostile oppure non rispetta un contratto. Il blocco è una misura presa verso un paese quando si è in stato di guerra. Negli Stati Uniti questa misura viene definita embargo dato che non esiste nessuna dichiarazione di guerra fatta da Cuba alla nazione nordamericana. In realtà non sarebbe legittimo neppure parlare di embargo perché Cuba non ha violato nessun contratto o ha commesso alcuna violazione specifica. Si tratta invece di una serie di sanzioni prese dagli Stati Uniti in modo unilaterale per punire l’isola caraibica dopo il trionfo della rivoluzione e la conseguente dichiarazione dello stato cubano come una repubblica socialista.

Ma allora perché fu presa questa misura unilaterale dagli Stati Uniti verso la vicina isola? Il motivo è semplicemente perché la rivoluzione cubana aveva trasformato l’isola in una nazione socialista. Il suo ispiratore e Presidente Fidel Castro, dal 1 gennaio 1959, giorno del trionfo sulle forze di Fulgencio Batista, non aveva accettato di consegnare Cuba agli interessi statunitensi come invece avevano fatto tutti i precedenti presidenti. Fidel Castro, assieme agli altri guerriglieri, aveva combattuto contro le forze di Batista per consegnare l’isola ai poveri e non all’oligarchia borghese che seguiva le direttive imposte dal vicino paese a stelle e strisce. Fin dai primi giorni dal trionfo della rivoluzione gli Stati Uniti avevano tentato in tutti i modi di far capitolare il nuovo governo con atti terroristici  incluso il tentativo fallito di invadere l’isola nell’aprile 1961. Fallito anche il tentativo di sbarco a Playa Giròn si decise di strangolare Cuba con un blocco commerciale, economico e finanziario che ancora oggi compromette lo sviluppo dell’isola caraibica.

Proprio così, dopo quasi sessanta anni, gli Stati Uniti continuano a punire la legittima scelta del popolo cubano di autodeterminarsi, di aver scelto una forma di governo che evidentemente non rispetta le leggi del capitalismo e non si assoggetta alle politiche che gli Stati Uniti hanno deciso per i loro paesi satelliti. Parlare di blocco significa confrontarsi con le mille ristrettezze che il popolo cubano soffre giornalmente. Il blocco impedisce allo stato cubano di acquistare sul mercato internazionale tutte quelle merci e prodotti che per noi sono normali, significa non poter acquistare medicinali prodotti negli Stati Uniti per curare le più comuni malattie, significa non poter portare avanti tutte quelle politiche di sviluppo che in condizioni normali, cioè quando non si è sottoposti ad un blocco economico, permettono allo stato di fornire servizi di prima qualità.

Una delle litanie più comunemente propagandate dai sempre allineati mezzi di informazione alle politiche dettate dal capitalismo è quella che a Cuba lo stato si divertirebbe a far soffrire il proprio popolo per un macabro gusto autolesionista. Tralasciano volutamente di menzionare che l’isola è sottoposta ad un blocco economico che non ha eguali nel mondo. Si tenta addirittura di far credere che tale blocco non esista più da anni. L’avvicinamento a Cuba fatto dal presidente statunitense Obama, vincitore tra l’altro del Premio Nobel per la Pace, ha fatto credere a molte persone che il blocco fosse stato tolto proprio da lui. Dopo la visita a Cuba in effetti alcune misure economiche furono allentate ma nulla che potesse giustificare il bombardamento mediatico teso a far credere che il blocco fosse stato tolto. Una balla colossale che però è servita a far credere che le ristrettezze economiche che il popolo cubano soffre siano causa del governo rivoluzionario e non del blocco che impedisce l’approvvigionamento di merci e prodotti nei mercati internazionali.

L’accanimento degli Stati Uniti nel cercare di asfissiare l’economia cubana  per favorire una transizione, a loro modo di vedere, democratica non ha limiti. Si pensi che sono state redatte numerose leggi ad hoc proprio per punire Cuba rendendo il blocco sempre più forte, Tra le misure più importanti ricordo  quella di aver internazionalizzato il blocco (legge Helms Burton), ovvero la facoltà che gli Stati Uniti si sono dati di punire qualunque impresa straniera che commerci con Cuba. Durante l’amministrazione Trump sono state emesse ben 243 misure aggiuntive per cercare di far capitolare il governo cubano stringendogli ogni giorno di più la corda intorno al collo.

All’ultima votazione, la 28esima che si è tenuta il 7 novembre 2019, hanno partecipato 192 paesi: hanno votato a favore della sospensione del blocco  187 nazioni,, hanno votato contro come sempre gli Stati Uniti ed il sodale Israele, ma nel 2019 si è aggiunto anche il Brasile di Bolsonaro, infine si sono astenuti i governi di Colombia e Ucraina, due cagnolini al guinzaglio dello Zio Sam.

Alla votazione di oggi hanno partecipato 189 nazioni delle quali 184 hanno votato a favore dell’abolizione del blocco, Colombia, Ucraina ed Emirati Arabi si sono astenuti, Stati Uniti ed Israele hanno votato contro. Nella dichiarazione di voto l’Unione Europea nonostante abbia comunicato che compatta avrebbe votato a favore dell’eliminazione del blocco ha sottolineato che a Cuba ci sono evidenti violazioni dei diritti umani, come del resto aveva ribadito in una risoluzione approvata dal Parlamento alcuni giorni fa. Il rappresentante dell’Unione Europea ha sottolineato la necessità di superare il blocco in quanto tale strategia non ha portato alcun vantaggio nel cammino democratico che l’isola deve intraprendere. Posizione questa che l’Unione Europea non aveva mai espresso.

Gli Il rappresentante degliStati Uniti invece nel suo intervento prima della votazione ha sostenuto che l’isola, come del resto aveva fatto il rappresentante dell’Unione Europea , deve democratizzarsi e deve permettere alla società civile, ai giornalisti ed agli artisti, con evidente riferimento al Movimento San Isidro, di esprimere i propri dissensi verso il governo. Inoltre ha ricordato che gli Stati Uniti, nonostante il blocco, ogni anno vendono centinaia di milioni di dollari di alimenti, medicinali ed attrezzature mediche all’isola. Ovviamente un falso totale dato che chi commercia con Cuba è sottoposto dal Dipartimento del Tesoro a milionarie multe.

Una grande vittoria politica per Cuba che conferma che tutti i paesi del mondo vorrebbero che il blocco economico, commerciale e finanziario, imposto dagli Stati Uniti contro Cuba, debba essere superato. Una vittoria politica perché come avvenuto per le altre 28 votazioni che hanno condannato questa misura coercitiva non avrà, purtroppo, alcun effetto pratico. Infatti anche se la stragrande maggioranza delle nazioni si sia espressa a favore del superamento del blocco gli Stati Uniti non rispetteranno tale risoluzione come del resto hanno sempre fatto in passato.

Stati Uniti sempre pronti ad applicare sanzioni alle nazioni che non rispettano  le risoluzioni approvate dall’ONU ma che poi quando sono loro ad essere portati sul banco degli imputati non si sentono in dovere di uniformarsi alle risoluzioni approvate che vanno contro i loro interessi.

Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info

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