Brusca libero, Lega e Meloni s’indignano. Grasso: lo Stato ha vinto | il manifesto

Brusca libero, Lega e Meloni s’indignano. Grasso: lo Stato ha vinto | il manifesto

2 Giugno 2021 0 Di Luna Rossa

La polemica. L’amarezza della vedova Montinaro. Maria Falcone: applicata la legge voluta da Giovanni. Salvini: ora cambiare quelle norme

La scarcerazione – dopo 25 anni – del killer di Giovanni Falcone, dell’uomo che ammesso di aver sciolto nell’acido il piccolo Giuseppe Di Matteo, scuote l’Italia. A partire dai parenti delle tante vittime (150) di Giuseppe Brusca, per anni braccio destro di Toto Riina e poi collaboratore di giustizia. Ed è proprio grazie a questa collaborazione che la sua condanna è stata ridotta, e che lui ha potuto lasciare il carcere di Rebibbia per «fine pena» (anche se per 4 anni sarà in libertà vigilata).

«Sono veramente indignata. Lo Stato ci rema contro. Noi dopo 29 anni non conosciamo ancora la verità sulle stragi e Brusca, l’uomo che ha distrutto la mia famiglia, è libero. Io adesso cosa racconterò al mio nipotino?», si domanda Tina Montinaro, vedova di Antonio, il caposcorta di Falcone.

È MARIA, LA SORELLA del magistrato ucciso a Capaci, a risponderle indirettamente: «Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata. Mi auguro solo che magistratura e le forze dell’ordine vigilino con estrema attenzione in modo da scongiurare il pericolo che torni a delinquere, visto che ha avuto un percorso di collaborazione con la giustizia assai tortuoso».

Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, parla di una cosa che «umanamente ripugna». «Ma nella guerra contro la mafia è necessario anche accettare delle cose che ripugnano, accettare la legge anche quando è duro farlo, come in questo caso». Parla anche il fratello del piccolo Di Matteo, Nicola: «Abbiamo fiducia nella magistratura che ci è stata sempre vicina. Se non crediamo nella magistratura non crediamo più nello Stato. Brusca ha ucciso mio fratello ma ha espiato la pena nel rispetto della legge».

SALVINI E MELONI CAVALCANO l’indignazione. «Una schifezza. Non è questa la “giustizia” che gli italiani si meritano», tuona il leghista. «Il 90% degli italiani è contrario alla scarcerazione, Brusca è una bestia. Bisogna cambiare questa legge. Se c’è l’ergastolo a chi dovremmo darlo se non a lui?». «Cambiare la legge», gli fa eco da Forza Italia Licia Ronzulli. «Mai più sconti di pena ai mafiosi», dice Mara Carfagna.

Salvini fa un paragone con se stesso: «Con 100 omicidi sulle spalle Brusca ha fatto 25 anni di carcere, io ne rischio 15 per aver rallentato e limitato gli sbarchi di immigrati clandestini». Così anche la leader di Fdi: «L’idea che un personaggio del genere sia di nuovo in libertà è inaccettabile, un affronto per le vittime, una vergogna per l’Italia intera».

PER IL LEADER DEL PD Enrico Letta è «un pugno nello stomaco che lascia senza respiro e ti chiedi come sia possibile. La sorella di Falcone ricorda a tutti che quella legge applicata oggi l’ha voluta anche suo fratello, che ha consentito tanti arresti e di scardinare le attività mafiose, ma è un pugno nello stomaco». Sulla stessa linea il senatore dem Franco Mirabelli: «No alle strumentalizzazioni, creare le condizioni per ottenere la collaborazione è certamente doloroso ma necessario».

A sorpresa il sottosegretario agli Interni Carlo Sibilia, M5S, difende la legge che «dimostra la grandezza della civiltà del nostro paese». «Ben venga che ci sia stata la collaborazione, che ci siano state delle agevolazioni». «Il legista Stefano Candiani s’infuria: «Parole superficiali, sorprende il silenzio del ministro Lamorgese».

ANCHE LUCIANO VIOLANTE si dice d’accordo con Maria Falcone: «È una legge che ci è servita contro il terrorismo, contro la mafia. Capisco bene lo stato d’animo dei familiari delle vittime, ma come c’è stato l’ergastolo per altri, tipo Riina o Provenzano, che sono morti in carcere, per chi ha collaborato non è così».

Claudio Martelli, che da ministro della Giustizia chiamò Falcone a via Arenula, non è d’accordo: «Parlerei di trattamento speciale, anzi indulgente. Mi piacerebbe che venissero messi sul tavolo i conteggi di questo scambio tra Brusca e lo Stato. Il ministero dovrebbe mettere a disposizione le carte, basterebbe un’interrogazione parlamentare».

PIETRO GRASSO, ex procuratore nazionale antimafia, spiega di «non vedere scandalo nella scarcerazione». «Con Brusca lo Stato ha vinto non una ma tre volte. La prima quando lo ha arrestato, la seconda quando lo ha convinto a collaborare, perché le sue dichiarazioni hanno reso possibili processi e condanne. La terza quando ne ha disposto la liberazione, rispettando l’impegno preso con lui e mandando un segnale potentissimo a tutti i mafiosi che sono rinchiusi in cella e la libertà, se non collaborano, non la vedranno mai». «L’indignazione di molti politici che di codice penale e di lotta alla mafia capiscono ben poco mi spaventa», conclude Grasso.

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