Imprenditori, sondaggisti e guai nel partito: com’è cambiato (per non fallire) Matteo Salvini – L’Espresso

Imprenditori, sondaggisti e guai nel partito: com’è cambiato (per non fallire) Matteo Salvini – L’Espresso

12 Maggio 2021 0 Di Luna Rossa

Il capo ha paura di perdere il controllo nella Lega e consenso nel centrodestra, così si affida a un nuovo cerchio magico. Ecco chi ne fa parte

Matteo Salvini ha paura. Appena si veste da morigerata maggioranza e non da sbraitante opposizione, non si riconosce più. Detta così fa più spavento di “A sangue freddo” di Truman Capote: «Il villaggio di Holcomb sta sulle alte pianure di frumento del Kansas occidentale, un’area solitaria che gli altri abitanti del Kansas chiamano laggiù».

Quando Salvini ha paura telefona a Enzo Risso, il direttore scientifico di Ipsos, la multinazionale dei sondaggi che in televisione ha il volto rassicurante del presidente Nando Pagnoncelli. Il dottor Risso illustra a Salvini gli scenari captati da Ipsos, le tendenze, i distacchi, le previsioni. Pazienza, Salvini, porti pazienza: il gradimento per il governo di Mario Draghi è simile fra gli elettori di centrodestra.
Però Salvini ha paura. Ha paura dei consensi di Giorgia Meloni. Ha paura del sorpasso di Fratelli d’Italia. Ha paura di perdere il controllo della Lega. Quando ha paura alza la marcatura su Fratelli d’Italia, fa un tuffo liberatorio con le opposizioni e poi torna su in maggioranza ancora inebriato. Il premier l’ha capito: oscillare fa scricchiolare un governo di solide intenzioni. O ci state o non ci state. Il professor Draghi, un paio di settimana fa, nell’ufficio di Palazzo Chigi ha accolto la delegazione leghista con un severo rimbrotto. Era successo che, durante una mozione su Borsa Italia e la vendita a Euronext, i deputati del Carroccio avevano firmato il documento di maggioranza e poi avevano votato pure il documento di opposizione di Fdi con il tattico avallo del forzista Sestino Giacomoni. Draghi ha citato alla delegazione leghista l’episodio di Borsa Italia per descrivere una loro contraddizione, ma la stessa delegazione leghista era un condensato di contraddizioni annoverando al suo interno i capigruppo di Camera e Senato, il ministro moderato Giancarlo Giorgetti, il viceministro sindacalista di destra Claudio Durigon, il reggente del dipartimento economico Alberto Bagnai, noto per le sue posizioni contro l’euro.

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