Cosa c’è di sbagliato nella legge Zan? Nulla. Chi la critica ha altri obiettivi

Cosa c’è di sbagliato nella legge Zan? Nulla. Chi la critica ha altri obiettivi

7 Maggio 2021 0 Di Luna Rossa

Se dire a due gay “fate schifo” o prenderli a calci sarà un crimine (non una bravata) ci penseranno tutti bene prima

di Roberto Saviano

Questa foto descrive un momento di intensa dolcezza: due ragazze giovanissime uniscono i loro profili e sorridono. Sono a un gay pride e lì si sentono al sicuro. Fa male pensare che altrove sarebbero in imbarazzo a mostrare quella felicità: per paura di essere insultate, discriminate. A questo servono la politica e le leggi come quella proposta da Alessandro Zan: a sentirsi parte di una comunità che non minaccia ma protegge

Predisporsi all’ascolto, contro la prospettiva di diventare marci di cinismo, è un pregio enorme e ripara dal rischio di non dare più credito a chi ti parla. Persino alla politica che, invece, può ancora condizionare l’opinione pubblica. Non solo dividerla, ma proprio condizionarla. Ciò che non è consentito, contemplato e sanzionato per legge è rispettivamente valutato dall’opinione pubblica come illegale, inesistente e lecito.

Prendiamo la legge Zan – votata alla Camera a novembre 2020 e calendarizzata in Senato dopo quasi sei mesi -: attraversa quel momento difficile tipico di tutte le leggi che estendono diritti a costo zero, le quali, in fase di dibattimento, offrono l’opportunità – vitale per i partiti – di polarizzare l’opinione pubblica, sollecitare la propria base elettorale ed eventualmente provare ad allargarla. Ma anche di dividere, spesso paventando pericoli in agguato. I caveat, in questo caso, passano da concetti assai semplici (Attenti! Che per difendere i gay finirete per essere criminalizzati voi! Attenti! Plageranno i vostri figli nelle scuole!) ad altri più complessi, che forse meritano una riflessione ancora più attenta.

Il punto chiave della critica, per parte della galassia femminista, sta nel concetto di «identità di genere», così nell’articolo 1 della Legge Zan: «Per identità di genere si intende l’identificazione percepita e manifesta di sé in relazione al genere, anche se non corrispondente al sesso, indipendentemente dall’aver concluso un percorso di transizione». Il rischio è – sostengono – che uomini transgender possano accedere a politiche di pari opportunità o sentirsi discriminati nel non essere considerati pienamente donne. Giusto parlarne, ma la legge Zan mi pare abbia una prospettiva diversa: fungere da deterrente per atteggiamenti e comportamenti discriminatori di quanti credono di poterla fare franca se insultano o malmenano due persone dello stesso sesso che si tengono per mano o si baciano.

«CI SONO BUONE POSSIBILITÀ CHE IL TESTO PASSI ANCHE AL SENATO. FORZA: SE UN DIRITTO VIENE RICONOSCIUTO POI DIVENTA DI TUTTI»

Sì, certo, gli atti di violenza sono già sanzionati: che senso ha una legge tanto specifica? Il senso sta nelle aggravanti che già esistono per altre forme di violenza e discriminazione, come per i motivi religiosi o etnici. Posso dire che mi sento a disagio davanti a persone con un orientamento sessuale diverso dal mio (chi si sogna di censurare un sentimento?), ma non posso dir loro che mi fanno schifo o prenderle a calci. Ecco, con una legge che ritiene questi comportamenti un’aggravante, è probabile che, prima di insultare o usare violenza, si avrà il buon senso di pensarci. Per il fatto – fondamentale – che il Parlamento ha detto che non è bravata ma crimine.

La foto che ho scelto descrive un momento di intensa dolcezza: due ragazze giovanissime uniscono i loro profili e sorridono. Sono a un gay pride: si sentono al sicuro. Fa male pensare che altrove si sentirebbero in imbarazzo a mostrare quella felicità: per paura di essere insultate, discriminate. A questo servono la politica e leggi come quella di Alessandro Zan: a sentirsi parte di una comunità che non minaccia ma protegge. Lega, FI e FdI paventano pericoli in modo strumentale, non tanto per bloccare la legge ma per occupare spazio sui media. C’è chi vuole farsi largo nel partito o in coalizione. Bisognerebbe imparare a non farlo sulla pelle degli altri. Le critiche hanno motivazioni che con la legge non c’entrano. Cosa c’è di sbagliato nell’inserire nel codice penale «misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità»? Cosa nel voler progettare, a scuola, percorsi di consapevolezza? O nel dedicare una giornata al tema? Nulla. Siamo ottimisti! Ci sono buone possibilità che la legge passi anche al Senato. Allora, forza: un diritto non è mai per pochi: quando è riconosciuto, poi è di tutti.

Sorgente: Cosa c’è di sbagliato nella legge Zan? Nulla. Chi la critica ha altri obiettivi

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