Colombia, 17 morti nella guerriglia urbana dopo la riforma fiscale

Colombia, 17 morti nella guerriglia urbana dopo la riforma fiscale

4 Maggio 2021 0 Di Luna Rossa

Diciassette morti, di cui sedici civili e un poliziotto. E poi 711 feriti, una donna stuprata dalle forze speciali, cinque scomparsi, 1.120 cortei di protesta, 546 interventi dei reparti antisommossa. Sono cifre da guerra quelle che l’ufficio del Difensore civico elenca al termine di quattro giorni di battaglia in tutta la Colombia. Travolto dalla terza ondata di Covid, costretto all’ennesimo lockdown, con gli ospedali stracolmi al limite del collasso per gli ammalati che hanno bisogno di cure e soprattutto di ossigeno, il Paese andino torna a vivere un momento di fortissima tensione.

Il presidente Iván Duque aveva presentato un disegno di legge di riforma fiscale che prevedeva importanti modifiche sul lavoro, la previdenza, le imposte sul reddito, sui beni e sulle proprietà. Una bomba economica che è diventata il detonatore di un malessere sociale che serpeggia già da alcuni mesi. L’annuncio di mercoledì scorso è stato accolto con uno sciopero generale indetto dalla centrale sindacale e dai movimenti della società civile, particolarmente attivi in Colombia come lo sono stati in Cile due anni fa.

La strage dell’esercito

In molte città, raccontano le agenzie Nova, Agi e Afp, sono esplosi tafferugli sfociati poi in violenti scontri con la polizia antisommossa dell’Esmad. Gli assalti e i saccheggi che sono seguiti alla serata di guerriglia hanno spinto il governo a valutare l’intervento dell’esercito. Una mossa azzardata e anche rischiosa, viste le continue e recenti critiche nei confronti dei militari, usati un paio di mesi fa per contenere un’ondata di proteste contro i rincari dei prezzi nei trasporti e nelle università. Anche allora c’era stato un morto e decine di feriti. Questa volta invece è stata una vera strage. Le pressioni esercitate dal leader della destra Alvaro Uribe, ex presidente e mentore di Duque, che aveva invocato pubblicamente l’intervento dei soldati, hanno fatto improvvisamente infiammare il clima.

In risposta alle uscite di Uribe, riporta El Pais, assieme a El Espectador, sabato è stato indetto un nuovo sciopero generale che è coinciso con la giornata del Primo maggio. La mobilitazione è stata imponente, si è fermato tutto il Paese. Bogotà, Cali e Medellín sono state attraversate da cortei con decine di migliaia di persone. Il Covid e le misure di sicurezza le avevano svuotate e i manifestanti sono rimasti praticamente padroni del campo. Tutto si è svolto senza particolari incidenti. Ma la tensione che si è accumulata per ore è poi sfociata in serata con altri violenti scontri con la polizia. Le squadre speciali dell’Esmad, secondo il rapporto del Difensore civico e di altre associazioni locali e internazionali, hanno usato la mano pesante.

La protesta dei sindaci

Ci sono stati i primi feriti e il primo morto, un ragazzo di 16 anni che aveva aggredito un agente: durante la fuga è stato raggiunto da un proiettile alla schiena. I manifestanti hanno reagito con bombe carta, razzi e molotov. A Cali si è scatenata una guerriglia infernale, con camion e bus dati alle fiamme, barricate di auto, cassonetti, lamiere, mattoni e pezzi di legno anche questi appiccati dal fuoco. Ci sono stati saccheggi e assalti a negozi e banche. Il presidente Duque ha rotto gli indugi e ha schierato l’esercito.

La guerriglia si è trasformata in una battaglia e poi in una vera apocalisse di fuoco, con feriti, morti, gente presa da uomini in borghese e fatti sparire, giovani donne trascinate nei cellulari, percosse, alcune abusate, una addirittura stuprata. I sindaci delle tre città hanno protestato, chiesto l’immediato ritiro dei militari dalle strade, preteso subito delle informazioni sugli arrestati e gli scomparsi mentre si accavallavano voci e denunce di altri abusi.

La resa del presidente Duque

Duque ha riunito subito il gabinetto di governo. La sinistra ma anche i liberali e i settori del centro che sostengono l’esecutivo si sono dissociati. Hanno preteso un intervento per placare il dramma che si stava consumando. Alla fine il presidente si è arreso: ha deciso di ritirare il provvedimento di riforma fiscale e lo ha annunciato nel corso di un’apparizione straordinaria alla televisione. “Chiedo al Congresso”, ha detto con aria grave, circondato dai suoi ministri, “il ritiro del progetto presentato dal ministero delle Finanze e di discutere in tempi rapidi un nuovo progetto frutto del consenso, per evitare l’incertezza finanziaria”.

Una scelta importante. La tensione, fortissima, si è finalmente attenuata. Ma solo per una notte e un giorno. È già stata indetta una nuova manifestazione dei sindacati e delle associazioni sociali. Sollecitato dal FMI, sarà sicuramente presentato un nuovo progetto di riforma. Il governo deve mettere mano a settori centrali dell’amministrazione pubblica. Ha bisogno di ripianare il buco che il Covid ha reso ancora più profondo. La riforma, secondo i calcoli, dovrebbe garantire un gettito di 6,3 miliardi di dollari, tra risparmi e nuove imposte. Il problema è che colpisce le fasce più deboli e quelle della classe media, resa più povera della pandemia.

Quarta economia dell’America Latina, la Colombia ha sofferto nel 2020 una contrazione del 6,8 del pil, l’indice più alto da quando viene calcolato. La disoccupazione ha superato il 20 per cento e la povertà, secondo l’Istituto di statistica (Dane) ha raggiunto il 42,5 per cento. Il presidente Iván Duque non ha scelta. Deve agire sul fisco, deve ripianare il debito, ha bisogno di soldi. Si tratta di scegliere come e dove prenderli. Per tentare la candidatura del 2022 non può scontentare il suo elettorato industriale e della classe agiata. Ma colpire quella media e la più povera significa una sconfitta: una prospettiva che il suo stesso partito vuole escludere. Anche in Colombia il sistema neoliberista sembra destinato al tramonto.

Sorgente: Colombia, 17 morti nella guerriglia urbana dopo la riforma fiscale – la Repubblica

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