«A Lod città mista non è odio tra ebrei e arabi, ma povertà e gentrificazione» | il manifesto

«A Lod città mista non è odio tra ebrei e arabi, ma povertà e gentrificazione» | il manifesto

13 Maggio 2021 0 Di Luna Rossa

Intervista/Israele. Parla Nadim Nashef, esponente della società civile araba israeliana: il degrado e il peggioramento delle condizioni economiche hanno creato una guerra tra poveri. Ma pesa anche la penetrazione nei rioni arabi di organizzazioni di destra

«Tanti fattori concreti, non l’odio tra arabi ed ebrei o la tensione religiosa di cui parlano alcuni, sono dietro le scene da guerra civile che si sono viste nelle strade di Lod martedì notte». Nadim Nashef, direttore di «Aamleh, The Arab Center for the Advancement of Social Media» ed esponente della società civile palestinese in Israele, sgombra il campo dalle letture superficiali di ciò che accade nelle città miste, dove ebrei e arabi vivono insieme. «Parlo di cose reali, anche di natura politica – aggiunge Nashef, al quale ieri abbiamo rivolto alcune domande – ma più spesso legati alla vita quotidiana. Mi riferisco alla gentrificazione, la disoccupazione, la discriminazione e lo sfratto di famiglie arabe non in grado di pagare affitti sempre più elevati. Il tutto unito alla penetrazione (nei quartieri arabi) di attivisti di organizzazioni della destra ebraica. Problemi che si registrano anche in altre città miste di Israele, come Haifa e Acri, e che hanno punti in comune, ad esempio, con la vicenda delle famiglie palestinesi a rischio di sgombero da

«Tanti fattori concreti, non l’odio tra arabi ed ebrei o la tensione religiosa di cui parlano alcuni, sono dietro le scene da guerra civile che si sono viste nelle strade di Lod martedì notte». Nadim Nashef, direttore di «Aamleh, The Arab Center for the Advancement of Social Media» ed esponente della società civile palestinese in Israele, sgombra il campo dalle letture superficiali di ciò che accade nelle città miste, dove ebrei e arabi vivono insieme. «Parlo di cose reali, anche di natura politica – aggiunge Nashef, al quale ieri abbiamo rivolto alcune domande – ma più spesso legati alla vita quotidiana. Mi riferisco alla gentrificazione, la disoccupazione, la discriminazione e lo sfratto di famiglie arabe non in grado di pagare affitti sempre più elevati. Il tutto unito alla penetrazione (nei quartieri arabi) di attivisti di organizzazioni della destra ebraica. Problemi che si registrano anche in altre città miste di Israele, come Haifa e Acri, e che hanno punti in comune, ad esempio, con la vicenda delle famiglie palestinesi a rischio di sgombero da Sheikh Jarrah, a Gerusalemme».

Decine di auto date alle fiamme, edifici devastati, violenze tra ebrei e arabi nelle strade andate avanti per ore fino alla proclamazione dello stato d’emergenza e del coprifuoco. Perché a Lod?

La scintilla è stata l’omicidio da parte di un abitante ebreo di un giovane, Musa Hassouna, durante le proteste arabe per quanto accade a Gerusalemme. Ma il fuoco cova sotto la cenere da alcuni anni. a Lod la popolazione è più povera che in altre città e la comunità araba deve lottare per sopravvivere, in condizioni marginalizzazione e di forte degrado ambientale. Qualcuno parla di odio tra ebrei e arabi, io parlerei più di avversione crescente tra i cittadini arabi, e non solo a Lod, nei confronti dell’Amidar.

 

Si riferisce all’agenzia che controlla molti degli alloggi con un canone di locazione controllato?

Sì. Molte delle case dell’Amidar (fondata nel 1949, ha tra i suoi principali azionisti l’Agenzia ebraica, il Fondo nazionale ebraico e il governo israeliano, ndr) sono abitazioni che appartenevano a palestinesi scappati o cacciati via nel 1948 e confiscate dallo Stato. Nei decenni passati sono state assegnate ai segmenti più poveri della popolazione, il più delle volte coincidenti con quella araba, che in questo modo hanno potuto usufruire di un affitto basso da pagare allo Stato. Amidar però negli ultimi anni, in nome del libero mercato immobiliare, ha aumentato gli affitti e messo in vendita tanti questi alloggi. Le famiglie che li occupano non possono permettersi costi tanto elevati e devono lasciarli. A comprarli sono spesso società immobiliari che poi le rivendono ad organizzazioni, ben finanziate e legate all’ultradestra, che li assegnano a famiglie ebree impegnate nella conquista dei quartieri arabi, proprio come a Sheikh Jarrah. E in un clima da guerra tra poveri, gli ebrei che abitano nei rioni più degradati, certo non guardano con sfavore alla sostituzione dei loro vicini arabi con famiglie ebree, anche se spesso sono molto religiose. Perciò a lungo andare la tensione si è trasformata in rabbia. Non sono sorpreso delle violenze dell’altra notte ma indubbiamente non mi aspettavo che potessero essere così ampie.

 

La gentrificazione però è un fenomeno mondiale e non nuovo neanche in Israele. Ne sanno qualcosa anche gli ebrei mizrachi, mediorientali, costretti a lasciare i quartieri centrali delle città, dove vivevano dagli anni ’50, per far posto a fasce di popolazione a reddito alto.

Vero, ma qui la gentrificazione si unisce al discorso politico, al nazionalismo più acceso che gode di tanti appoggi ai vertici del potere. A Giaffa, dove centinaia di famiglie arabe, attendono da anni un alloggio pubblico, si vive una situazione di grande nervosismo sociale. A metà aprile ci sono stati scontri nella città sullo sfondo di piani per vendere un grande edificio nel quartiere arabo di Ajami a un collegio rabbinico di orientamento nazionalista. Molti lo hanno visto come un tentativo per cacciare via i residenti arabi. Sulla scia di quei disordini, si è tenuto un incontro tra la polizia e i funzionari di Amidar per allentare le tensioni ma l’escalation a Gerusalemme e lo scontro militare tra Hamas e Israele, ha riaccesso tutto in città come Lod, Giaffa e persino Haifa.

 

Cosa dobbiamo aspettarci a Lod una volta che sarà revocato lo stato di emergenza?

Certo i problemi non spariranno. Gli abitanti arabi se continueranno ad essere emarginati e impoveriti dalle politiche dei governi, messi sotto pressione dall’Amidar e soggetti alle provocazioni continue di gruppi dell’estrema destra, non potranno che identificarsi in misura crescente con i palestinesi che vivono a Gerusalemme Est e nel resto del Territori occupati e partecipare alle loro lotte.

«Tanti fattori concreti, non l’odio tra arabi ed ebrei o la tensione religiosa di cui parlano alcuni, sono dietro le scene da guerra civile che si sono viste nelle strade di Lod martedì notte». Nadim Nashef, direttore di «Aamleh, The Arab Center for the Advancement of Social Media» ed esponente della società civile palestinese in Israele, sgombra il campo dalle letture superficiali di ciò che accade nelle città miste, dove ebrei e arabi vivono insieme. «Parlo di cose reali, anche di natura politica – aggiunge Nashef, al quale ieri abbiamo rivolto alcune domande – ma più spesso legati alla vita quotidiana. Mi riferisco alla gentrificazione, la disoccupazione, la discriminazione e lo sfratto di famiglie arabe non in grado di pagare affitti sempre più elevati. Il tutto unito alla penetrazione (nei quartieri arabi) di attivisti di organizzazioni della destra ebraica. Problemi che si registrano anche in altre città miste di Israele, come Haifa e Acri, e che hanno punti in comune, ad esempio, con la vicenda delle famiglie palestinesi a rischio di sgombero da Sheikh Jarrah, a Gerusalemme».

Decine di auto date alle fiamme, edifici devastati, violenze tra ebrei e arabi nelle strade andate avanti per ore fino alla proclamazione dello stato d’emergenza e del coprifuoco. Perché a Lod?

La scintilla è stata l’omicidio da parte di un abitante ebreo di un giovane, Musa Hassouna, durante le proteste arabe per quanto accade a Gerusalemme. Ma il fuoco cova sotto la cenere da alcuni anni. a Lod la popolazione è più povera che in altre città e la comunità araba deve lottare per sopravvivere, in condizioni marginalizzazione e di forte degrado ambientale. Qualcuno parla di odio tra ebrei e arabi, io parlerei più di avversione crescente tra i cittadini arabi, e non solo a Lod, nei confronti dell’Amidar.

 

Si riferisce all’agenzia che controlla molti degli alloggi con un canone di locazione controllato?

Sì. Molte delle case dell’Amidar (fondata nel 1949, ha tra i suoi principali azionisti l’Agenzia ebraica, il Fondo nazionale ebraico e il governo israeliano, ndr) sono abitazioni che appartenevano a palestinesi scappati o cacciati via nel 1948 e confiscate dallo Stato. Nei decenni passati sono state assegnate ai segmenti più poveri della popolazione, il più delle volte coincidenti con quella araba, che in questo modo hanno potuto usufruire di un affitto basso da pagare allo Stato. Amidar però negli ultimi anni, in nome del libero mercato immobiliare, ha aumentato gli affitti e messo in vendita tanti questi alloggi. Le famiglie che li occupano non possono permettersi costi tanto elevati e devono lasciarli. A comprarli sono spesso società immobiliari che poi le rivendono ad organizzazioni, ben finanziate e legate all’ultradestra, che li assegnano a famiglie ebree impegnate nella conquista dei quartieri arabi, proprio come a Sheikh Jarrah. E in un clima da guerra tra poveri, gli ebrei che abitano nei rioni più degradati, certo non guardano con sfavore alla sostituzione dei loro vicini arabi con famiglie ebree, anche se spesso sono molto religiose. Perciò a lungo andare la tensione si è trasformata in rabbia. Non sono sorpreso delle violenze dell’altra notte ma indubbiamente non mi aspettavo che potessero essere così ampie.

 

La gentrificazione però è un fenomeno mondiale e non nuovo neanche in Israele. Ne sanno qualcosa anche gli ebrei mizrachi, mediorientali, costretti a lasciare i quartieri centrali delle città, dove vivevano dagli anni ’50, per far posto a fasce di popolazione a reddito alto.

Vero, ma qui la gentrificazione si unisce al discorso politico, al nazionalismo più acceso che gode di tanti appoggi ai vertici del potere. A Giaffa, dove centinaia di famiglie arabe, attendono da anni un alloggio pubblico, si vive una situazione di grande nervosismo sociale. A metà aprile ci sono stati scontri nella città sullo sfondo di piani per vendere un grande edificio nel quartiere arabo di Ajami a un collegio rabbinico di orientamento nazionalista. Molti lo hanno visto come un tentativo per cacciare via i residenti arabi. Sulla scia di quei disordini, si è tenuto un incontro tra la polizia e i funzionari di Amidar per allentare le tensioni ma l’escalation a Gerusalemme e lo scontro militare tra Hamas e Israele, ha riaccesso tutto in città come Lod, Giaffa e persino Haifa.

 

Cosa dobbiamo aspettarci a Lod una volta che sarà revocato lo stato di emergenza?

Certo i problemi non spariranno. Gli abitanti arabi se continueranno ad essere emarginati e impoveriti dalle politiche dei governi, messi sotto pressione dall’Amidar e soggetti alle provocazioni continue di gruppi dell’estrema destra, non potranno che identificarsi in misura crescente con i palestinesi che vivono a Gerusalemme Est e nel resto del Territori occupati e partecipare alle loro lotte.

Decine di auto date alle fiamme, edifici devastati, violenze tra ebrei e arabi nelle strade andate avanti per ore fino alla proclamazione dello stato d’emergenza e del coprifuoco. Perché a Lod?

La scintilla è stata l’omicidio da parte di un abitante ebreo di un giovane, Musa Hassouna, durante le proteste arabe per quanto accade a Gerusalemme. Ma il fuoco cova sotto la cenere da alcuni anni. a Lod la popolazione è più povera che in altre città e la comunità araba deve lottare per sopravvivere, in condizioni marginalizzazione e di forte degrado ambientale. Qualcuno parla di odio tra ebrei e arabi, io parlerei più di avversione crescente tra i cittadini arabi, e non solo a Lod, nei confronti dell’Amidar.

 

Si riferisce all’agenzia che controlla molti degli alloggi con un canone di locazione controllato?

Sì. Molte delle case dell’Amidar (fondata nel 1949, ha tra i suoi principali azionisti l’Agenzia ebraica, il Fondo nazionale ebraico e il governo israeliano, ndr) sono abitazioni che appartenevano a palestinesi scappati o cacciati via nel 1948 e confiscate dallo Stato. Nei decenni passati sono state assegnate ai segmenti più poveri della popolazione, il più delle volte coincidenti con quella araba, che in questo modo hanno potuto usufruire di un affitto basso da pagare allo Stato. Amidar però negli ultimi anni, in nome del libero mercato immobiliare, ha aumentato gli affitti e messo in vendita tanti questi alloggi. Le famiglie che li occupano non possono permettersi costi tanto elevati e devono lasciarli. A comprarli sono spesso società immobiliari che poi le rivendono ad organizzazioni, ben finanziate e legate all’ultradestra, che li assegnano a famiglie ebree impegnate nella conquista dei quartieri arabi, proprio come a Sheikh Jarrah. E in un clima da guerra tra poveri, gli ebrei che abitano nei rioni più degradati, certo non guardano con sfavore alla sostituzione dei loro vicini arabi con famiglie ebree, anche se spesso sono molto religiose. Perciò a lungo andare la tensione si è trasformata in rabbia. Non sono sorpreso delle violenze dell’altra notte ma indubbiamente non mi aspettavo che potessero essere così ampie.

 

La gentrificazione però è un fenomeno mondiale e non nuovo neanche in Israele. Ne sanno qualcosa anche gli ebrei mizrachi, mediorientali, costretti a lasciare i quartieri centrali delle città, dove vivevano dagli anni ’50, per far posto a fasce di popolazione a reddito alto.

Vero, ma qui la gentrificazione si unisce al discorso politico, al nazionalismo più acceso che gode di tanti appoggi ai vertici del potere. A Giaffa, dove centinaia di famiglie arabe, attendono da anni un alloggio pubblico, si vive una situazione di grande nervosismo sociale. A metà aprile ci sono stati scontri nella città sullo sfondo di piani per vendere un grande edificio nel quartiere arabo di Ajami a un collegio rabbinico di orientamento nazionalista. Molti lo hanno visto come un tentativo per cacciare via i residenti arabi. Sulla scia di quei disordini, si è tenuto un incontro tra la polizia e i funzionari di Amidar per allentare le tensioni ma l’escalation a Gerusalemme e lo scontro militare tra Hamas e Israele, ha riaccesso tutto in città come Lod, Giaffa e persino Haifa.

 

Cosa dobbiamo aspettarci a Lod una volta che sarà revocato lo stato di emergenza?

Certo i problemi non spariranno. Gli abitanti arabi se continueranno ad essere emarginati e impoveriti dalle politiche dei governi, messi sotto pressione dall’Amidar e soggetti alle provocazioni continue di gruppi dell’estrema destra, non potranno che identificarsi in misura crescente con i palestinesi che vivono a Gerusalemme Est e nel resto del Territori occupati e partecipare alle loro lotte.

Sorgente: «A Lod città mista non è odio tra ebrei e arabi, ma povertà e gentrificazione» | il manifesto

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