Il disagio di Giorgetti e della Lega di governo: “Così Salvini ci spiazza” | Rep

5 Aprile 2021 0 Di Luna Rossa

Il dissenso interno sul patto con Orbán e gli attacchi a Draghi e Speranza. Il ministro dello Sviluppo: sorpreso, rischia di rovinare anche il suo lavoro

DI CARMELO LOPAPA

ROMA – Più che infastidito, “sorpreso”. Per la sequenza di uscite con cui Matteo Salvini ha strattonato il governo Draghi, del quale pure la Lega farebbe parte: “Così facendo rovina il lavoro che anche lui sta portando avanti”. Il ministro per lo Sviluppo Giancarlo Giorgetti lo confida ai più vicini, anche perché è stato messo oggettivamente in difficoltà dal suo segretario, perfino nel bel mezzo di un Consiglio dei ministri. Come accaduto nell’ultimo di mercoledì scorso, quando l’esecutivo decretava la stretta per tutto il mese di aprile e il capo leghista fuori da Palazzo Chigi diceva che no, quella era una decisione politica e non si sarebbe rassegnato alle chiusure. Vede Roberto Speranza e vede “rosso”, in tutti i sensi.

C’è una contraddizione grande quanto il prato di Pontida, in casa Lega. E sta diventando un vero caso in seno al governo. “Sembra quasi che Matteo si sia messo in testa di guidare un governo ombra”, dice un esponente di primissimo piano del partito alquanto scettico. A reggere tutto il peso della situazione è appunto il numero due Giorgetti, che giorno per giorno si ritrova a rassicurare, tessere e spiegare a Mario Draghi. “Noi ci muoviamo e decidiamo sulla base dei dati, qui la politica non c’entra”, sostiene il capo del governo ai ministri in cabina di regia, anche lui piuttosto imbarazzato. Salvini imperterrito boombarda. Il fatto è che “Salvini fa Salvini”, per dirla con Giancarlo Giorgetti, che lo conosce da una vita e così lo descrive al premier. Il quale, invece, sta imparando a conoscerlo giusto da qualche settimane.

Perché è vero che Draghi e Salvini hanno iniziato a sentirsi di tanto in tanto al telefono. Ma i due, va da sé, parlano un linguaggio assai diverso.

Il segretario, in calo di consensi e in sofferenza con la crescita di Fdi, ha deciso di adottare la stessa strategia dell’ultimo anno di governo gialloverde: a Palazzo Chigi ma da quasi oppositore interno anti M5S. E così ha lucrato consensi, fino al boom elettorale del 34 per cento delle Europee 2019. Ora sta provando a ripercorrere la stessa strada: Lega di lotta e di governo, facendo leva sull’esasperazione di milioni tra imprenditori, commercianti, artigiani, partite iva. Solo che i numeri stavolta non gli stanno dando ragione.

“La nostra lealtà al presidente Draghi ci impone di lavorare insieme per risolvere i problemi – va ripetendo – ma anche di avere il coraggio di sottolineare e correggere quello che non va”.

Giancarlo Giorgetti non sa fino a che punto dovrà mediare. Pur di tenere insieme l’ultrà delle riaperture con il prudente Draghi. E così vale per il ministro del Turismo Massimo Garavaglia. Salvini li catechizza quasi ogni giorno, in privato sbotta: “Dobbiamo far passare la linea di discontinuità col governo Conte, altrimenti per noi questa operazione politicamente è in perdita”. Non fosse altro perché c’è Giorgia Meloni che bombarda già il fortino dall’esterno e i risultati di Fdi si vedono.

Il capo leghista una svolta intanto l’ha impressa in Europa. Stracciando anche lì il lavoro che Giorgetti stava portando avanti: il dialogo già in salita con la Cdu tedesca per avvicinarsi al salotto buono del Ppe e spezzare il “cordone sanitario” eretto a Bruxelles. Il leader sovranista è volato a Budapest a stringere un patto di ferro con l’amico della destra illiberale ungherese Viktor Orbán e col primo ministro polacco, in rappresentanza del Pis, Mateusz Morawiecki. Giorgetti ha concordato la sua sostituzione, dalla carica di responsabile esteri, con il fedelissimo del capo Lorenzo Fontana: non avrebbe potuto fare diversamente, dal dicastero allo Sviluppo. Detto questo, con buona pace del nuovo partito della destra sovranista europea, il ministro prosegue col suo dialogo con le grandi aziende tedesche. Ancora pochi giorni fa ha incontrato il ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire per mettere a punto un progetto di cooperazione industriale tra Italia, Francia e Germania. E dialogare con la grande industria franco-tedesca vuol dire dialogare indirettamente col blocco di potere (economico e non solo) che porta alla Cdu/Csu.

In Italia invece deve tenere a freno le intemperanze di Matteo. Raccontano nel partito che anche i governatori (con l’eccezione dello scudiero Fontana) non seguano e non capiscano più come una volta il leader. È su posizioni assai prudenti sul fronte chiusure anche il friulano Massimiliano Fedriga, che pure tra non molto diventerà presidente della Conferenza delle regioni al posto di Stefano Bonaccini dei dem. Luca Zaia fa storia a sé. Viene vissuto da Salvini come un problema e non da ora perché ha un bacino elettorale che anche su scala nazionale fa paura. Troppi consensi. Sarà anche per questo – fanno notare nel partito – che dalla nascita della “Lega per Salvini premier” (dicembre 2019) non tiri aria di convocazione di congressi regionali e poi di quello federale. Non sia mai che finisca con una conta. Meglio non correre rischi.

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