Ristoratore tenta il suicidio, salvato dal nipote: “Ho perso tutto vivo accampato nel locale”

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“Mi sento un uomo perso, nullo. Questo sono ora. Lo Stato ci ha bruciato. Ho pensato di togliermi la vita, che vivo a fare così, a queste condizioni. Non ho più speranze”.Parole forti, durissime, che non possono lasciare indifferenti. È la storia di un ristoratore che ha pensato di farla finita, perché sommerso dai debiti.“Se mio nipote fosse arrivato un secondo più tardi, mi sarei ammazzato – racconta -. Sono stato sempre un combattente, ho lavorato per quasi 50 anni e ora mi ritrovo pieno di debiti. Sono due anni che non riesco ad andare avanti, continuano ad arrivare bollette. Mi sento malissimo anche per la mia famiglia”.“Dormo qui per fare il guardiano al mio ristorante, non posso pagare nessuno – continua -. Qui vivo al freddo senza luce e gas. Mi sento soffocare. Chiedo allo Stato di aiutarmi nel vero senso della parola”.“Sono chiuso dal 1° novembre, non ha senso riaprire – conclude -. Ho pensato anche di vendere il locale, ma non c’è nessuno disposto a comprare. Mi sono rivolto anche agli usurai, non mi vergogno a dirlo, ma per fortuna sono uscito. Questa non è vita”.

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marco zinno

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