Chi dirà di no ad AstraZeneca finirà in coda alla lista (e per ripartire si punta sull’overbooking)

Chi dirà di no ad AstraZeneca finirà in coda alla lista (e per ripartire si punta sull’overbooking)

18 Marzo 2021 0 Di Luna Rossa

Lorenzo Salvia

Dopo lo stop, il problema adesso è quello delle rinunce. Se anche oggi dovesse essere confermata la sicurezza di AstraZeneca, è molto probabile che nei prossimi giorni ci sia una certa freddezza nei confronti del vaccino di Oxford. Perché è sacrosanto fare chiarezza fino in fondo. Ma è anche vero che, quando parte, la psicosi è difficile da fermare. E anzi c’è il rischio che i messaggi rassicuranti possano essere letti come la conferma di un sospetto. Per questo la soluzione allo studio per non far perdere ritmo alla campagna vaccinale, che proprio negli ultimi giorni stava accelerando, è molto pragmatica.

 

L’ipotesi di uno stop prolungato per AstraZeneca, che pure in linea di principio non può essere esclusa, sarebbe un problema enorme. Difficile anche immaginarlo uno scenario. In caso di ripresa, invece, l’idea è quella di scegliere almeno nei primi giorni la strada di un leggero overbooking. Cosa vuol dire? Che, proprio come si faceva una volta quando gli aerei erano pieni, verrebbe chiamato un numero di persone leggermente più alto rispetto a quello delle dosi disponibili di AstraZeneca. Mettendo nel conto che una parte delle persone prenotate non si presenterà. Difficile dire quante saranno. Ma anche impossibile credere che non ci saranno. L’overbooking è un piccolo rimedio «tattico», pensato per evitare che si allontani l’obiettivo di immunizzare entro la fine di settembre l’80% degli italiani, come da piano ufficializzato nemmeno una settimana fa. E dovrebbe consentire di recuperare nel giro di due settimane le 200 mila somministrazioni perse in questi quattro giorni di blocco.

 

Ma c’è un altro meccanismo che potrebbe giocare un ruolo importante nella partita di AstraZeneca. Non è stato introdotto adesso, c’è fin dall’inizio. Ma ora potrebbe avere tutto un altro peso. Chi rinuncia al vaccino scorre a fine lista. Sia nel caso che non si presenti ad un appuntamento già prenotato, sia nel caso non si prenoti prima della scadenza prevista per la propria categoria, che sia una fascia d’età oppure professionale, come gli insegnanti. In concreto vuol dire che chi non si presenta o non fa domanda potrebbe essere vaccinato almeno fra tre mesi. Tutto dipende da quello che succederà nelle prossime settimane e ormai abbiamo capito che sui vaccini le sorprese sono all’ordine del giorno. Ma l’idea è che quando la disponibilità dei vaccini non sarà più un problema, quando le categorie più fragili e più esposte al rischio saranno state vaccinate, si passerà a uno schema più flessibile. Sempre su prenotazione, in sostanza, ma senza fasce d’età o categorie professionali. È a quel punto che potrebbe rientrare in gioco chi ha rinunciato ad AstraZeneca.

Proprio per rafforzare questa parte della campagna, il governo e il commissario straordinario all’emergenza, Paolo Francesco Figliuolo, lavorano per aumentare il numero dei vaccinatori. Nella farmacie le dosi si potranno somministrare, anche se materialmente le iniezioni saranno fatte da medici, supportati da specifiche équipe. Gli infermieri che lavorano in ospedale potranno vaccinare fuori dall’orario di lavoro, in cambio di un contributo economico. Anche i dentisti sono arruolati, potranno vaccinare nei loro studi o nei centri dedicati, la decisione spetta alle singole regioni. Sulla produzione dei vaccini, dopo giorni di indiscrezioni, confermato che l’americana Catalent si occuperà di un pezzo della produzione del vaccino Janssen, il monodose di Johnson & Johnson, nello stabilimento di Anagni, nel Lazio. Ma questo dovrebbe avvenire a ottobre. Non proprio una soluzione nell’immediato.

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