E ora lo Stato scommette sul vaccino tutto italiano | Rep

27 Gennaio 2021 0 Di Luna Rossa

Invitalia investe 81 milioni ed entra al 30% in ReiThera, l’azienda di Castel Romano che lavora al farmacoObiettivo: produrre dalla prossima estate 10 milioni di dosi al mese. Attesa e dubbi per l’ok dell’Ema a Oxford

DI ELENA DUSI

Lo Stato crede nel vaccino italianoReiThera, la biotech che lo sta mettendo a punto, sarà finanziata con 81 milioni di fondi pubblici. Ora tutto è pronto, nell’azienda di Castel Romano, a sud di Roma, per la fase 2 delle sperimentazioni, dopo i buoni risultati della fase 1. Il vaccino italiano ha diversi vantaggi: non ha bisogno di richiamo, si conserva a temperatura di frigo (2-8 gradi) e, nel peggiore dei casi, può essere adeguato alle varianti in 2-3 mesi.

Per la fase 2 a febbraio ReiThera arruolerà 900 volontari. I risultati arriveranno in tarda primavera. La fase 3, orientativamente con 10mila volontari, potrebbe allargarsi all’estero e in estate ci dirà se il vaccino di Castel Romano diventerà l’arma in più del nostro Paese nella lotta alla pandemia, con la capacità di produrre 10 milioni di dosi al mese.

«È un accordo importante per ridurre la dipendenza del nostro Paese in un settore delicatissimo per la tutela della salute dei cittadini», è il commento di Domenico Arcuri, che oltre a essere commissario per l’emergenza Covid è anche amministratore delegato di Invitalia, l’agenzia governativa che ha messo sul tavolo gli 81 milioni. Arcuri parla pour cause: sa bene quanto irta di ostacoli sia la questione dell’approvvigionamento dei vaccini e l’accordo di cui parla è il “contratto di sviluppo” concluso ieri con la biotech, che prevede l’ingresso di Invitalia nel capitale di ReiThera con una quota del 30%. In più, l’azienda otterrà 41,2 milioni di euro a fondo perduto e 7,8 di finanziamento agevolato.

I fondi saranno spesi per la ricerca e lo sviluppo del vaccino (69,3 milioni) e per completare la nuova ala (11,7 milioni) con l’officina farmaceutica: il locale dove, nel rispetto delle norme sulla sterilità e la purezza, verrà prodotto e infialato il vaccino. Qui già troneggia il nuovo bioreattore da 2mila litri: un enorme contenitore alto fino al soffitto in cui l’adenovirus di gorilla — inattivato e arricchito della sequenza genetica della spike del coronavirus — si moltiplicherà nel suo brodo di coltura e prolifererà fino a riempire le fiale con 100 milioni di dosi all’anno. Quanto basterebbe all’Italia per essere indipendente, e anche oltre. ReiThera infatti ha in corso delle negoziazioni preliminari anche con la Commissione europea.

Nessuna concessione alla gioia, comunque, nella sede nell’agro romano: la strada è ancora lunga per i cento dipendenti, 35 anni di media, 70% di donne, che ora si arricchiranno di 40 nuovi colleghi. «Siamo orgogliosi dell’accordo con Invitalia — è il commento di Antonella Folgori e Stefano Colloca, soci della biotech — che potrà accelerare lo sviluppo del vaccino italiano, cui ReiThera lavora con professionalità e dedizione dall’inizio della pandemia».

Tra domani e venerdì intanto è atteso il giudizio sul vaccino di AstraZeneca e Oxford (400 milioni le dosi acquistate da Bruxelles) da parte dell’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali. Ieri la direttrice Emer Cooke ha lamentato che negli studi presentati per la valutazione «è incluso un piccolo numero di anziani». In audizione al Parlamento europeo, Cooke ha ricordato le opzioni sul tavolo: «È possibile che la nostra autorizzazione sia limitata a una classe di età o che sia più ampia». AstraZeneca potrebbe essere approvato per gli under 55, per gli under 65 o per tutte le età. «Lo deciderà il nostro comitato scientifico esaminando i dati in modo trasparente», ha tagliato corto Cooke. A giorni, intanto, anche l’americana Johnson&Johnson (altri 400 milioni di dosi per l’Europa) dovrebbe presentare i dati della fase 3. È un vaccino molto atteso, perché monodose e conservabile a temperatura di frigo. Nulla si sa, al momento, sulla sua efficacia.

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